08/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



2004, le condanne a morte negli Usa al minimo storico. Intervista a Richard Dieter
Richard DieterSecondo un rapporto fatto uscire la settimana scorsa dal NAACP Legal Defense Fund, un gruppo di tutela legale per gli afro-americani, nel 2004 il numero di condanne a morte emesse negli Stati Uniti ha toccato il minimo storico: 125 statunitensi sono stati mandati nel braccio della morte, contro i 144 del 2003. Dal 1976, anno in cui la pena capitale fu reintrodotta negli Usa dopo una sospensione di nove anni (la Corte Suprema aveva sentenziato che violava l’ottavo emendamento della Costituzione, essendo una “pena crudele e inusuale”), mai il numero delle condanne era stato così basso. Per gli abolizionisti è una grande notizia: solo nove anni fa, nel 1996, si era raggiunto il picco, con 320 condanne. Secondo Richard Dieter, direttore del gruppo Death Penalty Information Center, questa progressiva discesa non è casuale.
 
Che significato vede in questo dato? E’ frutto del caso o parte di una tendenza?
Credo sia parte di una tendenza, sia le condanne a morte sia le esecuzioni sono calate costantemente negli ultimi cinque anni. Il sostegno dell’opinione pubblica alla pena di morte è minore che nel passato, anche se la maggioranza degli americani è ancora a favore (circa il 65%, ndA). Queste tendenze sono il risultato di un grande ripensamento sulla pena di morte, causato principalmente dagli errori giudiziari venuti alla luce. La gente ha scoperto che degli innocenti sono stati per anni nel braccio della morte, stiamo parlando di 119 casi in 28 anni. La prova del Dna ha scagionato molte persone quando ormai aspettavano solo l’esecuzione. Molti americani ora credono che delle persone innocenti siano state uccise.
 
Il grafico con le condanne a morte dal 1977 a oggi: il picco si è raggiunto nel 1996, dalla fine degli anni Novanta è stata una discesa continuaPrevede che questa tendenza di diminuzione delle condanne continuerà?
Siamo in un periodo di studio. Non credo che le condanne torneranno ad aumentare, e potrebbero diminuire ulteriormente. Ma non so fino a che punto. Nel 2004 lo Stato di New York ha dichiarato incostituzionale la pena di morte. Se altri Stati andranno in questa direzione allora sì, la tendenza al ribasso continuerà. Ma se i singoli Stati continueranno a prevedere la pena capitale, le esecuzioni e le condanne continueranno magari con minore frequenza, ma la pena di morte continuerà ad esistere. E’ difficile fare una previsione.
 
Ma di pena di morte si parla negli Usa? O la questione è sollevata solo da alcuni progressisti?
Non direi. Tradizionalmente i repubblicani erano a favore e i democratici contro. Ma le cose sono cambiate negli anni Novanta con Clinton, un presidente democratico che si dichiarava a favore della pena di morte. E ora la questione non è più così politicamente divisa. Ultimamente molti conservatori hanno cominciato a dirsi contro la pena di morte, almeno per quanto concerne la qualità dell’assistenza legale a chi rischia la condanna. Persino il presidente Bush ha annunciato maggiori finanziamenti per formare gli avvocati dei processi che prevedono la pena capitale e per eseguire più test del Dna. Ed è solo un esempio: altri conservatori, senatori repubblicani, in alcuni casi hanno cambiato idea completamente. Non è la protesta di alcuni progressisti che sta facendo cambiare le cose: di fatto sono alcuni dei conservatori più duri – i sostenitori della “cultura della vita” – che ragionano sugli errori fatti nei processi e cambiano opinione.
 
L'iniezione letale è il metodo più usato per le esecuzioni. Dal 1976 è stato utilizzato nell'80 per cento dei casiMa nei suoi sei anni da governatore del Texas, Bush ha mandato a morire 154 condannati, quasi la metà del totale dei giustiziati nel Texas dal 1976. Come si spiega questa metamorfosi?
Io credo che i sostenitori della pena di morte siano sulla difensiva, perché si sentono vulnerabili. E’ emblematico che la questione – al contrario del passato – non sia stata toccata nell’ultima campagna elettorale, anche se Bush era a favore della pena capitale e Kerry contro. I politici che sostengono la pena di morte percepiscono che stanno difendendo e promuovendo una pratica che ha molti difetti di cui il pubblico è consapevole. Quindi tutti stanno moderando le loro posizioni. La gente non vuole più esecuzioni. Dice: sì, sono ancora a favore, ma ci dovrebbero essere migliori avvocati e test del Dna precisi. Altri dicono: una volta ero a favore, ora sono contro, e non sono tutti democratici. Il linguaggio è cambiato completamente. Una parte del merito va anche al Papa…
 
Al Papa?
Alle prese di posizione di Giovanni Paolo II, alcune sue dichiarazioni hanno avuto grande effetto. Papa Wojtyla è stato osannato dai conservatori per molte delle sue vedute. La sua contrarietà alla pena di morte ha così creato una specie di dissonanza. Il governatore della Florida Jeb Bush – un cattolico convertito – ha detto che è ancora a favore della pena capitale ma che oggi ha molte perplessità. Non si trovano più tanti politici sostenere che la pena di morte va bene così. Sono discorsi che non si sentono più. Ed è molto probabile che nelle future campagne presidenziali avremo un candidato che avrà il coraggio di dichiarare apertamente la sua opposizione.
 
Quindi per lei l’abolizione della pena di morte negli Usa è un’utopia, un evento probabile o una speranza?
Credo che prima o poi accadrà, ma non presto. Gradualmente, sempre meno Stati useranno la pena di morte, alcuni Stati la aboliranno nei prossimi dieci anni. Una volta che sarà usata raramente e la maggioranza degli Stati non la prevedrà più, la Corte Suprema potrebbe decretare che la pena di morte è una pena “crudele e inusuale” che va contro la Costituzione, e la bandirà dagli Stati rimanenti. Potrebbe rimanere in vigore per reati di terrorismo o in tempo di guerra.
 
Scheda sulla pena di morte negli Usa

Alessandro Ursic

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