06/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Definisce i cinesi "sottospecie" e fa scoppiare l'ennesimo caso-razzismo

Razzismo o marketing, gaffe o calcolo, poco importa. "Bigmouth strikes again" strilla il Guardian, citando proprio il titolo di una sua celbre canzone, per commentare l'ultima sparata di Morrissey, icona ambigua del pop intelligente made in Uk.
In un intervista al poeta-giornalista Simon Armitage, il cantante ha infatto definito i cinesi "una sottospecie" in riferimento al loro approccio verso i diritti degli animali.
Morrissey è, ricordiamolo, animalista convinto fin dai debutti come artista negli anni Ottanta, con gli Smiths. Non a caso, il primo album di successo della band (secondo della discografia) si intitolava "Meat is murder" (la carne è un omicidio). Anno 1985.

Ecco comunque la frase incriminata: "Hai visto quella cosa nelle news su come trattano gli animali e il loro benessere? Assolutamente raccapricciante. Non puoi fare a meno di pensare che i cinesi siano una sottospecie."
In passato, Morrissey era già stato accusato di razzismo per alcune dichiarazioni a favore dell'"identità britannica" e presunti testi contro asiatici e neri (National Front Disco, Bengali in Platforms, Asian Rut). Per mettere tutto a tacere, nel 2008 aveva donato 28mila sterline a Love Music Hate Racism, associazione che ora dichiara di non voler più avere nulla a che fare con lui se non smentisce le ultime dichiarazioni.

Il tono razzista delle affermazioni di Morrissey, quel fare di tutta l'erba un fascio, lo espone facilmente alle critiche dei cinesi e non solo.
Su blog e forum Morrissey viene attaccato per la sua totale ignoranza della realtà cinese e, quindi, il suo è visto come l'ennesimo tentativo occidentale di imporre alla Cina la propria visione del mondo: colonialismo culturale.

Quanto alla Cina, le grandi filosofie che ne ispirano la civiltà - taoismo e confucianesimo - insegnano il rispetto per gli animali. E chiunque sia stato da quelle parti, sa benissimo che per far capire al cameriere di turno che si è vegetariani, la cosa più semplice è dichiararsi buddhisti.
Sono cinesi i giornalisti che lo scorso marzo hanno denunciato lo scandalo delle tigri malnutrite nello zoo di Harbin ed è cinese il progetto di legge sulla "Prevenzione della crudeltà sugli animali", in calendario proprio nel 2010.
Resta una diversa sensibilità diffusa rispetto alle modalità del consumo di carne. Volendo sintetizzare al massimo, noi preferiamo mangiare roba che assomigli il meno possibile all'animale originario, i cinesi vogliono vedere l'animale vivo, sceglierlo, e quindi farselo macellare sotto gli occhi. Garanzia di freschezza. Ma dal punto di vista dell'animale, poco cambia.

Con l'urbanizzazione e le aperture economiche che, come in Occidente, hanno prodotto un ceto medio molto propenso ad innamorarsi di cagnolini, gatti e animali domestici in generale, è sorta anche in Cina una sensibilità nuova, quella "alla Morrissey", definita in inglese "animal welfare" e in italiano "animalismo".
E' l'idea che gli animali siano senzienti e che quindi si debba provvedere al loro benessere psicofisico. E' un approccio che nello stesso Occidente è molto criticato dai sostenitori radicali dei diritti animali, che la considerano minimalista perché implica sempre il possesso di un essere vivente da parte dell'uomo: ho un cane e lo tratto bene.

Questo tipo di amore tipicamente borghese - proprietà privata dell'animale a cui però "si vuole bene" - è qualcosa di relativamente nuovo nell'universo culturale cinese, e il Dragone ci sta facendo i conti ora. Si tratta di una sensibilità che evolve con l'evolvere del nuovo ceto medio benestante; è segno dei tempi.
Sorgono così associazioni come il Chinese Animal Protection Network (Capn), che porta avanti campagne come quella contro il consumo di carne di cane, senza però pretendere leggi al riguardo.

In occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008, le autorità imposero la chiusura dei ristoranti specializzati in carne di cane. Non volevano urtare la sensibilità degli occidentali come Morrissey: le anime belle che definiscono i cinesi "sottospecie".

Gabriele Battaglia

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