06/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella colonia di Ariel è stata aperta la prima università nei Territori Occupati
“Questa non è un’università, è un insediamento” avevano scritto sui cartelli i manifestanti che ieri dimostravano davanti al collegio di Giudea e Samaria, nella colonia di Ariel in Cisgiordania.
  Attivisti di Courage to Refuse
L’università di Ariel. La protesta nasce dalla decisione, presa il 2 maggio dal governo Sharon, di conferire all’istituto Bar Ilan di Ariel, che si trova all’interno dei Territori Occupati a pochi chilometri da Nablus, lo status di ateneo universitario. La proposta di creare un’università ad Ariel è venuta dal ministro della Pubblica Istruzione Limor Livnat, come una ritorsione nei confronti del boicottaggio lanciato a fine aprile dalla inglese Association of Union Teacher (Aut) nei confronti delle università gemellate di Haifa e Bar Ilan ree, a loro avviso, di “complicità con i crimini dell’occupazione” e di limitare la libertà accademica dei propri docenti.
La maggior parte dei manifestanti non fa parte dei settemila iscritti all’ateneo. Sono attivisti dell’organizzazione Courage to Refuse, composta da cittadini israeliani che si sono rifiutati di prestare servizio militare in operazioni legate all’occupazione. In un loro comunicato si afferma che “in ogni ragionevole progetto di accordo di pace la città di Ariel, che si trova nel cuore della Cisgiordania, non rimarrà parte di Israele. Noi crediamo che l’istituzione di una università israeliana in Cisgiordania sia non solo una scelta illegittima, ma anche contraria all’interesse di Israele”. Curiosamente pare che la protesta abbia provocato lo stupore di molti tra gli studenti di Ariel, convinti che vi fosse consenso generale nel considerare la colonia come parte di Israele.
  La colonia di Ariel
Questione di fondi? Anche Yiftah Atzmon, direttore dell’Unione Studentesca dell’università di Tel Aviv, ha definito “scandalosa” la scelta, e ha accusato il governo di “ignorare sistematicamente la nostra lotta per un istruzione migliore. Ora vuole istituire nuove università? I fondi attuali non bastano nemmeno a sostenere il sistema com’è ora”. Le stesse preoccupazioni le ha espresse anche Amiran Gonen, dell’università ebraica di Gerusalemme, ma dal ministero dell’Istruzione sono giunte assicurazioni che nonostante il cambiamento di status l’istituto non riceverà alcun finanziamento extra.
Questo tuttavia avalla l’impressione che la scelta sia stata dettata da ragioni politiche più che didattiche. Questa è anche l’opinione di Yossi Halper, co-editore della newsletter israelo-palestinese Bitterlemons, il quale ha sostenuto che si tratterebbe di una strategia di facciata per “ammmorbidire” i coloni, infuriati dalla prospettiva del ritiro da Gaza.
 
Violazioni e disimpegno. Proteste si sono levate anche da parte dell’Autorità Palestinese: che ha definito inaccettabilie l’istituzione del nuovo ateneo, “Dove sono gli Stati Uniti? -Ha sbottato il Primo Ministro Abu Ala- cos’hanno in mente di fare per fermare questa violazione? Israele lo sta facendo come parte del piano per mantenere ampi insediamenti in Cisgiordania dopo il ritiro dalla Striscia di Gaza. Tutti gli insediamenti illegali devono essere smantellati”. Anche Saeb Erekat, capo negoziatore dell'Olp, ha condannato il tentativo di creare situazioni irreversibili sul terreno e ha invitato Israele a cessare tutte le attività di ampliamento delle colonie.
Il gioco politico legato alla vicenda finirà però per avere ripercussioni sulle vite degli abitanti palestinesi della zona, come gli abitanti del villaggio di Salfit, da cui proviene un comunicato in cui un gruppo sedicente Forza Islamica Nazionale si è appellato alla fermezza di Mahmoud Abbas e ha ricordato che l’insediamento di Ariel sorge su terra di proprietà del loro villaggio.
Anche Shlomo Sand, storico dell’università di Tel Aviv, in un articolo su Haaretz ha confermato che “Ariel deve essere considerato un avamposto illegale”, sottolineando il fatto che esso “accoglie anche studenti della minoranza araba israeliana, ma non i palestinesi, i quali non potrebbero nemmeno avere accesso alla colonia”. Questa università, continua Sand, “non renderà i palestinesi né più liberi né più istruiti”.
  Protesta dei coloni contro il disimpegno da Gaza
Controboicottaggio. La campagna di boicottaggio dell’Association of Union Teacher (Aut)  ha sollevato grandi proteste non solo in Israele, ma anche in Gran Bretagna, dove diversi ricercatori si sono dimessi dall’Unione e hanno lanciato una raccolta di firme per annullare la decisione. Particolarmente attive sono state alcune associazioni ebraiche, come la Academic Friends of Israel, ma anche docenti generalmente critici verso le politiche di Tel Aviv: come Michael Green dell’università di Cambridge, che ha dichiarato: “Io condannerei molte delle azioni del governo israeliano, ma un boicottaggio è in contraddizione con la libertà di insegnamento. Per quale motivo certe azioni vengono intraprese solo contro Israele e non per esempio contro la Russia per le sue azioni in Cecenia?”
Al momento la campagna di boicottaggio non pare destinata ad avere un seguito, mentre l’istituto Bar Ilan di Ariel rimarrà un’università.
Particolare e lungimirante pare allora la proposta di Shlomo Sand, che ha provocatoriamente suggerito che siano gli accademici israeliani a tagliare i contatti con l’università di Ariel, perché “è una vergogna che le università prendano parte all’occupazione.“ “Sono contrario al boicottaggio britannico –ci tiene a spiegare Sand- perché è selettivo. Non si boicottano le università americane a causa dell’occupazine dell’Iraq, no?”
 

Naoki Tomasini

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