06/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.17 - 2005 dal 29/4 al 5/5
soldati nigerianiNigeria. Nell’ultima settimana almeno 5 persone sono rimaste uccise in una serie di attacchi lanciati da uomini armati contro alcuni villaggi del Plateau State. Lo riferisce il quotidiano nazionale, Daily Trust. Secondo le prime ricostruzioni si tratterebbe delle tensioni tra clan per la proprietà delle terre che da almeno quattro anni destabilizzano l’intera zona. L’ultimo caso più grave si era registrato a metà 2004 a Jos, capitale dello stato, dove almeno 600 persone erano morte negli scontri tra le comunità nomadi Fulani e quelle stanziali, Tarokh.
 
Somalia. Il 3, lo scoppio di una bomba nello stadio di calcio di Mogadiscio ha causato la morte di 14 persone e il ferimento di almeno 30. La deflagrazione è avvenuta mentre il Primo Ministro, Ali Mohammed Ghedi, stava tenendo un comizio. Il premier somalo è tuttavia uscito illeso dall’attentato. L’episodio, unito ad altri fatti di cronaca recente, come l’uccisone della reporter della Bbc, Kate Payton, la distruzione del cimitero italiano della capitale e i numerosi combattimenti in diverse parti del Paese, indicano quanto sia ancora difficile il rientro del nuovo governo somalo dal suo esilio in Kenya. La Somalia è un Paese senza governo dal 1991, anno in cui fu deposto Siad Barre e scoppiò una guerra civile tra clan che continua, nonostante la recente nomina del nuovo presidente, Abdullahi Yussuf.
 
Repubblica Democratica del Congo.Il 4, un rapporto delle Nazioni Unite ha stabilito che tra dicembre e gennaio, oltre 100 civili sono stati uccisi e almeno il doppio sono stati vittime di violenze sessuali nel Kivu settentrionale, nelle regioni orientali del Paese. Secondo la commissione investigativa dell’Onu, tra i principali responsabili dell’eccidio figurerebbero soprattutto miliziani hutu dell’Interahamwe e dai combattenti Mai-Mai.
 
Kashmir indiano. Il 2, Peer Atiquallah, nipote del primo ministro Mufti Mohammad Sayeed, è stato ferito a morte mentre usciva dalla moschea di Bijbehara, città a 50 chilometri a sud di Srinagar, capitale della regione amministrata da New Dheli. Si sospetta che a compiere l’attentato siano stati militanti islamici che combattono contro il governo.
Il 3, almeno 10 persone sono morte in nuovi scontri tra i ribelli musulmani e le forze di sicurezza indiane. L’esercito indiano ha detto di aver ucciso 6 guerriglieri nei pressi della Linea di controllo, il confine che separa il Kashmir indiano da quello pachistano. Nella città settentrionale di Pattan i militanti hanno sparato a un funzionario locale e a tre guardie.
Il 5, 2 ragazzine sono morte e altre 17 persone sono rimaste ferite per l’esplosione di una bomba a una festa di matrimonio indù.
L’insurrezione dei militanti islamici contro l’esercito indiano è cominciata nel 1989 e finora ha causato almeno 40mila vittime.
 
Sri Lanka. Il 29, è stato rapito e ucciso il giornalista Dharmaretnam Sivaram, ex membro del movimento guerrigliero delle Tigri per la Liberazione della Patria Tamil (Ltte). Da quando aveva lasciato le Tigri, aveva lavorato per Tamilnet, il sito che informa sulla causa separatista tamil e per molti altri giornali nazionali.
La guerra tra le Tigri e l’esercito cingalese è cominciata nei primi anni Ottanta e ha provocato la morte di 65mila persone.
 
Afghanistan. Il 29 l’aviazione Usa ha bombardato alcuni nascondigli della resistenza talebana nella provincia centrale di Uruzgan (dove la scorsa settimana era stato ucciso un soldato Usa): in uno di questi raid aerei sono stati uccisi, oltre a quattro guerriglieri, anche tre civili, tra cui un bambino e una donna. Altri due bambini sono rimasti gravemente feriti. “Non è colpa nostra – si sono giustificati i comandi Usa – se i talebani si nascondono tra i civili”.
Lo stesso giorno a Herat, nell’ovest del Paese, l’esercito afgano ha aperto il fuoco contro una manifestazione antiamericana di sostegno all’ex governatore Ismail Khan: sono morte una donna e sua figlia. Ne sono seguiti scontri tra polizia locale e soldati governativi, finiti con l’uccisione di tre militari afgani.
Il 30 un altro manifestante, un anziano uomo, è stato ucciso dai soldati durante le proteste che la popolazione di Herat ha inscenato contro i fatti del giorno prima.
Il 2 nel villaggio di Bashgah, provincia settentrionale di Baghlan, un deposito di munizioni è saltato in aria uccidendo 28 persone e ferendone una settantina. Non sono chiare le cause dell’esplosione.
Il 3 nel distretto di Dehchopan, provincia meridionale di Zabul, una violenta battaglia tra forze Usa, appoggiate da aerei ed elicotteri, e guerriglieri talebani è terminata con l’uccisione di almeno 42 miliziani integralisti.  
Nello stesso giorno il generale Karl Eikenberry ha sostituito il generale David Barno al comando  dei 18 mila soldati Usa dislocati in Afghanistan, promettendo una più dura campagna contro la resistenza armata talebana.
Il 4 nella provincia di Kandahar la guerriglia talebana ha attaccato una pattuglia dell’esercito governativo uccidendo 10 soldati afgani. In risposta sono intervenute le forze terrestre e aeree Usa, che hanno ucciso almeno 20 miliziani talebani.
 
donne cecene -  foto di e- piovesanaCecenia (Fed. Russa). Il 29 e 30 nel distretto meridionale di Vedenò le forze russe sono state più volte attaccate dai guerriglieri ceceni. Il bilancio finale di queste battaglie è di 19 soldati russi e 2 ribelli uccisi.
Il 2 in una foresta del distretto di Nojay-Yurt le forze speciali russe (spetsnaz) e un gruppo di guerriglieri ceceni si sono dati battaglia per alcune ore: 11 soldati russi e 2 indipendentisti sono rimasti uccisi. La notte successiva la zona è stata martellata dai caccia e dai mortai russi e i centri abitati della zona sono stati rastrellati dall’esercito con diversi ‘zaciski’.
Altri bombardamenti aerei sono stati riportati nei giorni scorsi sulle foreste di tutti i quattro distretti meridionali considerati roccaforti della resistenza indipendentista: Vedenò, Nojay-Yurt, Itum-Kalé e Shatoi. Non si hanno notizie di vittime.
Il ‘contagio ceceno’ questa settimana ha toccato nuovamente la repubblica di Kabardino-Balkaria, dove il 29 nella capitale Nalchik quattro guerriglieri islamici dello ‘Yarmuk’ e un poliziotto sono morti in uno scontro a fuoco ad un posto di blocco.
 
Iraq. Il 29, a Baghdad, sono esplose decine di autobombe, uccidendo 31 persone.  Un soldato americano è stato ucciso e altri quattro sono stati feriti dall’esplosione di una bomba a Hawija. Sempre il 29 a Diyarah sono stati tre i militari americani che hanno perso la vita, mentre un quarto è deceduto vicino a Taiji, sempre per attacchi suicidi con delle auto cariche di esplosivo.
Il 30, due persone sono morte e altre sei sono rimaste ferite in un attentato suicida con autobomba oggi a Baghdad contro un convoglio americano-iracheno. Sempre il 30, a Falluja, tre civili iracheni sono stati uccisi da una serie di razzi lanciati dai miliziani della guerriglia. Ancora il 30, nel sud del Paese, è stata rivenuta una fossa comune con più di 1500 corpi, probabilmente sciiti uccisi da Saddam Hussein dopo la prima Guerra del Golfo, e sono stati ritrovati 20 corpi senza vita nel fiume Tigri. Alcuni sarebbero decapitati. Il 1, presso un posto di blocco a Baghdad, sono stati uccisi cinque poliziotti iracheni. Sempre l'1, durante un funerale, un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo 20 persone, a Tal Afar. Lo stesso giorno, un attentatore suicida si è fatto esplodere a Kirkuk uccidendo 25 persone. Ancora l'1 un soldato statunitense è stato ucciso a Baghdad, mentre una seconda autobomba nella capitale ha ucciso un civile e un bambino. Il 2, a causa dell'esplosione di tre autobombe, sono morte tredici persone a Baghdad. Un soldato britannico è stato ucciso in combattimento lo stesso giorno. Sempre il 2, a Mosul, un attentato è costato la vita a quattro civili, tra i quali un bambino. Il 3, nei pressi del confine tra l'Iraq e la Siria, le forze della Coalizione hanno ucciso 12 guerriglieri vicini ad al-Zarqawi. Lo stesso giorno, a Baghdad, un soldato statunitense è rimasto ucciso dall’esplosione di un ordigno ed è stato ritrovato il cadavere di uno dei due piloti Usa dispersi. Sempre il 3, a un posto di blocco presso Ramadi, sono morte 15 persone tra militari iracheni e ribelli e tre poliziotti iracheni sono stati assassinati a Samarra. Il 4, A Erbil, una donna kamikaze fa strage tra le reclute della polizia irachena: 60 morti.
A Baghdad, lo stesso giorno, due autobombe hanno ucciso 23 iracheni ed è stato ritrovato il cadavere di un altro pilota Usa.
 
soldati israelianiIsraele e Palestina. Il 2, nel villaggio di Saida, un militare israeliano e un miliziano palestinese sono morti durante gli scontri nati da un rastrellamento dell'esercito di Tel Aviv nella zona. Il 4, due giovani palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani nei pressi di Ramallah. I due giovani lanciavano pietre contro i militari.
 
Turchia. Il 30, nella cittadina di Kusadasi, una bomba è esplosa uccidendo un poliziotto e ferendone altri quattro. L'attentato è stato rivendicato da un gruppo guerrigliero curdo chiamato 'I Falconi per la Libertà del Kurdistan', nati da una costola del Pkk.
 
Algeria. Il 30, presso il villaggio di Ouled Ameur, due militari algerini sono rimasti uccisi dall'esplosione di una bomba. L’attentato ha avuto luogo in una zona in cui è attivo il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc).
 
Colombia. Il 29 aprile le truppe colombiane hanno ucciso 9 guerriglieri del più piccolo dei gruppi ribelli marxisti, l’Esercito di liberazione nazionale. Lo scontro è iniziato nel tardo pomeriggio, in Segovia, Antioquia. E’ stato un attacco a sorpresa. I militari hanno attaccato i guerriglieri, mentre tentavano di nascondersi in alcune case di civili. 
2. Guerriglieri delle Farc, il gruppo paramilitare d'ispirazione marxista, hanno teso un’imboscata a un mezzo della polizia colombiana. Sono rimasti uccisi nell'assalto 3 poliziotti e 1 civile, un motociclista che si trovava a passare lì per caso. Il fatto è accaduto a a Ibaguè, nel distretto di Tolima. Le forze militari colombiane hanno invece ucciso 9 guerriglieri delle Farc. L’operazione rientra in un piano d’azione governativo che mira a cacciare i ribelli marxisti da quella parte della provincia di Antiochia.
La Colombia è teatro da oltre 40 anni di una sanguinosa guerra civile. A combattersi sono i guerriglieri rivoluzionari marxisti, riuniti nelle Forze armate rivoluzionarie (Farc) e nell’Esercito di liberazione nazionale (Eln), e i paramilitari di destra, filo governativi, riuniti nelle Autodifese Unite (Auc). Il conflitto ha fatto finora oltre 150mila morti.
Categoria: Guerra
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