06/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Udienze dal 30 giugno

 

30 giugno 2010. E’ il turno di Momcilo Mandic, già ministro della Giustizia sotto il comando di Karadzic. Anche se convocato dalla procura, Mandic ha chiesto e ottenuto lo status di “teste del tribunale” e non teste d’accusa: un gesto di protesta contro le continue difficoltà imposte dala procura, il bando di viaggio all’estero e l’inserimento, dal 2003, nelle liste nere di Ue e Usa, nonostante un tribunale bosniaco per i crimini di guerra lo abbia assolto per tutti i capi d’accusa.

La testimonianza di Mandic assume un valore assoluto, considerata la sua posizione ai vertici del governo della Rs. Ha parlato dei campi di prigionia, di uno in particolare destinato a donne e bambini e del fatto che Karadzic fosse a conoscenza di tutto. Nell’udienza del 6 luglio Mandic dedica un cameo a Biljana Plavisc, una “donna spietata” che sotto qualche aspetto aveva anche più autorità di Karadzic stesso. Era la Plavsic, ex presidente della Republika Srpska, ad avere i contatti e a fungere da ponte tra i gruppi paramilitari serbi. Era lei che formalmente li invitava alla guerra. Momcilo Mandic: “Se Biljana Plavsic fosse stata arrestata prima, adesso ci sarebbe molta meno gente da processare all’Aja. Plavsic non era una nazionalista, era il Male”. 
Plavesic voleva raccogliere solo consenso popolare per lei era importante apparire come donna forte del sistema e le foto che la mostrano in compagnia di Radovan Karadzic e di Zelijko Raznatovic, più tristemente noto come “Arkan”, servivano allo scopo.

L’ex uomo di governo Momcilo Mandic, smentisce quanto affermato dallo storico Donia e anche dalla Procura. Non esisteva alcun disegno di pulizia etnica, tant’è che quando il presidente della municipalità serba di Ilidza aveva proceduto al licenziamento di alcuni dipendenti musulmani, Mandici intervenne per censurare il comportamento dell’amministrazione dal momento che nessun documento della Assemblea della Rs aveva mai contemplato un’operazione del genere. 
Nell’udienza del 9 luglio Mandic conferma, su richiesta di Karadzic, l’esistenza di formazioni paramilitari musulmane già a partire dal 1991. La comunità araba di Zagabria e diversi paesi islamici provvedevano foraggiare di armi e denaro i circa 150 mila “Berretti verdi” o “Lega Patriottica”.

20 luglio 2010. Karadzic viene richiamato a più riprese dalla corte per il suo modo di condurr e gli interrogatori. L’ex leader della Rs incriminato di 11 capi d’accusa, tra i quali genocidio e crimini contro l’umanità, incalza con le sue domande retoriche il generale Hussein Ali Abdel Rezak, comandante dell’Unprofor tra il 1992 e il 1993. Più volte il generale non è stato in grado di dare una risposta. Rezak ricorda di aver avuto momenti di buona collaborazione con Karadzic anche se nessuna delle tante buone intenzioni e promesse fatte da Karadzic hanno poi avuto un risvolto nella realtà. Hussein Ali Abdel Rezak: “A Sarajevo fu la guerra dei vicini contro i propri vicini, dei civili contro gli eserciti. Non era possibile individuare un unico fronte di combattimento.

Karadzic come aveva già fatto il 20 maggio nel corso dell’esame di Arnout Van Lynden di Sky News ha biasimato la stampa internazionale per il suo atteggiamento parziale e poco professionale nei confronti dei serbi bosniaci. Radovan Karadzic: “I serbi sono stati vittima di una propaganda mediatica che li ha sempre presentati come i ‘cattivi’”. In parte, il generale Rezak conferma l’attitudine di una certa stampa e che lui stesso consigliava ai giornalisti di parlare con tutte le parti in causa, così come aveva chiesto di fare anche a Christiane Amanpour della Cnn.

17 agosto 2010. Dopo tre settimane di pausa estiva il processo riprende con l’audizione di Richard Mole, osservatore militare delle Nazioni Unite (Unmo) a Sarajevo dal 16 settembre al 19 dicembre del 1992. Richard Mole: “La paura era parte del tutto; ogni momento poteva essere l’ultimo”, racconta il teste. Ogni giorno morivano almeno 14 o 15 persone. La città era circondata dai Sarajevo Romanija Corps e dal Vrs. L’assedio si sviluppava per una linea ininterrotta di 64 chilometri. Nei giorni più tranquilli si potevano contare fino a 100 colpi di artiglieri pesante (senza tener conto di razzi e contraerea), in quelli più intensi si arrivava a 400 – 600 colpi. Anche Mole riconosce, tuttavia, un approccio antiserbo da parte dei media.

Karadzic ha chiesto una sospensione di tre settimane per esaminare i documenti e le registrazioni rinvenute a casa Mladic. Si tratta di 3500 pagine di block notes, 93 nastri audio, 10 nastri video, 2 cd, 3 dvd. Tra le registrazioni ci sarebbero anche quelle – fatte da Mladic all’insaputa degli interlocutori - di diverse telefonate tra il generale serbo bosniaco, Radovan Karadzic e Slobodan Milosevic. La corte ha accordato alla difesa solo due settimane.

L’udienza del 6 settembre riprenderà con l’esame di nuovi testi d’accusa: Martin Bell e Jeremy Bowen, giornalisti della Bbc, Michael Rose e Ruperth Smith dell’Unprofor.

 

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Nicola Sessa

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