06/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Udienze dall'11 maggio al Primo giugno

 

11 maggio 2010. Ancora sulla strage del mercato. Karadzic mostra alla corte e al teste dell’accusa David Harland – ex ufficiale di collegamento Onu un Bosnia – un video girato il 5 febbraio del 1994 da una “tv musulmana” in occasione del primo attentato al mercato di Markale quando furono uccise 67 persone e altre 142 rimasero ferite (nel silenzio della comunità internazionale). Il video mostra una serie di banchi vuoti da una parte e un ammasso di cadaveri dall’altra. Karadzic afferma che si tratta in parte di manichini e in parte di soldati rimasti uccisi altrove e trasportati successivamente al mercato. Sempre secondo quanto afferma l’ex leader della Republika Srpska, la “tv musulmana” in questione avrebbe mandato in onda per errore quel video, mentre nei servizi successivi le immagini erano state montate ed editate in maniera differente. David Harland, ponendo le sue riserve sulla originalità del documento si è mostrato sorpreso e ha affermato di non aver mai visto quel video. Harland ha poi sottolineato che la missione Onu (Unprofor) ha individuato nei serbi gli autori e i responsabili dell’attentato anche se non si è mai avuta la prova materiale.

19 maggio 2010. La corte rende nota l’acquisizione di diari, appunti, documenti e registrazioni audio e video rinvenuti nel corso di una perquisizione a casa di Ratko Mladic, latitante ormai da 15 anni. Le note di Mladic, che presumibilmente avranno grande rilievo in molti dei processi in corso all’Aja, riguardano le riunioni del comando supremo dell’esercito serbo bosniaco (Vrs).

1 giugno 2010. Robert Donia è uno storico statunitense. È stato chiamato a testimoniare dalla procura in virtù della profonda conoscenza dei fatti e della storia bosniaca. Lo studioso analizza quelli che, vista la strategia dei serbi bosniaci, doveva essere l’agenda del governo presieduto da Radovan Karadzic. Il piano (già la procura ne aveva esaminato i vari aspetti nella dichiarazione d’apertura) constava di sei punti. Il pilastro su cui si sarebbe poggiato il futuro della Rs era prima di tutto una separazione della popolazione su base etnica; determinare i territori della popolazione serba tra i fiumi  Una – Neretva – Drina e la divisione della città di Sarajevo. L’interrogatorio di Donia si è protratto, diviso in più udienze, per 20 ore. Radovan Karadzic ha approfittato della presenza dello studioso statunitense per tirare un fuori un documento, “La proposta serba”, secondo il quale, nell’autunno del 1991 il Partito Democratico Serbo (Sds) di Karadzic avrebbe raggiunto uno storico accordo con l’Organizzazione dei Musulmani Bosniaci: la Bosnia Erzegovina non avrebbe ceduto ai richiami del separatismo che pervadeva i Balcani tutti, ma sarebbe rimasta all’interno della Federazione Jugoslava. Robert Donia, in verità, ha dichiarato non essere mai stato a conoscenza di un simile accordo.

In una serie serrata di domande e risposte, la difesa e il teste hanno discusso degli stoccaggi di polvere da sparo che la parte operativa dell’esercito bosgnacco usava fare nelle bombole d’ossigeno prese dagli ospedali e del flusso d’armi che giungeva dai paesi islamici. Donia ha ricordato altresì la strage di civili serbi ad opera di paramilitari bosniaci in Pofalicka ulitsa e il massacro, sempre di civili serbi, compiuto dalle forze armate croate tra il 25 e 26 marzo del 1992 nel villaggio di Sijekovac.

 

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Nicola Sessa

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