06/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Minacciato il giornalista italiano che ha denunciato un massacro compiuto da paramilitari
Comunità di Pace San José de Apartadò“Mi hanno minacciato per quello che ho scritto. Qui la situazione è molto tesa e sono molto preoccupato”. E’ stato con queste parole che Cristiano Morsolin, educatore italiano che da tempo vive in America Latina e che ha fondato l’osservatorio sulle Ande Selvas.org, ci ha raccontato la tragica situazione che è stato costretto a vivere in Colombia.
“Adesso sono a Lima. Sono riuscito a uscire dal Paese, quindi raccontate, denunciate. Lo farò io stesso appena rimetterò piede in Italia”. Morsolin è scosso, ma non si arrende. “Io sto bene, pur tra mille tensioni. Ho infastidito i poteri forti e mi stanno perseguitando”.
 
I fatti. Il giornalista si trovava a Bogotà da marzo. Veniva dall'Ecuador. E' arrivato in Colombia giusto in tempo per denunciare al mondo intero un massacro avvenuto pochi giorni prima, il 22 febbraio. Cinque persone, fra cui tre bambini, sono state freddate dai paramilitari delle Autodifese Unite della Colombia (Auc): Luis Eduardo Guerra, 35 anni, leader della Comunità di Pace di San José de Apartadò e membro del consiglio interno della stessa comunità; la sua compagna, Bellanira Areiza Guzman Areiza, 17 anni, alla quale si era unito solo pochi giorni prima; suo figlio Deiner Andrés Guerra, 11 anni,  che già era stato ferito l’11 agosto del 2004 da una granata lasciata dall’esercito; Alfonso Bolivar Tuberquia Graciano, 30 anni, leader di Mulatos e membro del consiglio di Pace della zona umanitaria di Mulatos; la sua compagna, Sandra Milena Muñoz Pozo, 24 anni, e i suoi figli Santiago Tuberquia Muñoz di 2 anni e Natalia Andrea Tuberquia Muñoz di 6 anni. Una vera e propria esecuzione.
Morsolin lo ha saputo, ha raccolto le testimonianze e non ha perso tempo. Ha aiutato i membri della Comunità a esprimere il proprio dolore, la disperazione, la rabbia e ha scritto. In spagnolo, in italiano, usando tutti i canali a sua disposizione per creare intorno a questo ennesimo caso di violenza verso le comunità di pace una mobilitazione internazionale. E ce l’ha fatta. Subito dopo, il Parlamento europeo e quello italiano, infatti, hanno preso posizione contro queste azioni, chiedendo al governo di Bogotà giustizia e verità.
 
 
Paramilitari colombianiGli intoccabili. “Per giorni ho ricevuto minacce, intimidazioni varie e pedinamenti. Da parte di chi? Dei paramilitari”, gli autori della strage, coloro che con il pretesto di combattere la guerriglia marxista scorrazzano indisturbati nella selva, applicando un concetto di giustizia e di lotta al terrorismo alquanto discutibile.
 
La sequenza delle minacce. A quanto pare, il 7 aprile scorso, Cristiano Morsolin ha ricevuto un messaggio minaccioso, in cui lo si informa che i paramilitari "stanno cercando un giornalista italiano". L’8 aprile, verso le 8 di mattina, un uomo è rimasto poco più di un’ora di fronte all’abitazione del giornalista, che ha dovuto immediatamente cambiare casa. Dopo la sua partenza, l'abitazione è stata messa sotto controllo permanente da persone non identificate ed è stata notata la presenza di uomini armati nelle vie circostanti.
L’11 aprile una Chevrolet bianca senza targa, con la luce accesa e una persona alla guida, è rimasta davanti agli uffici dell’organizzazione ambientalista Censat-Agua Viva, con la quale collabora Morsolin e che appartiene alla rete internazionale Friends of the Earth International. E’ rimasta lì, immobile, dalle 14 alle 19.15, fino a quando Morsolin è uscito. La stessa auto è stata vista ancora nei pressi di quegli uffici il 15 e il 21 aprile, rispettivamente verso l’una e mezza e le 9 del mattino.
 
Le reazioni. Una situazione allarmante che ha preoccupato le associazioni colombiane per la difesa dei diritti umani. L’Osservatorio per la protezione dei Difensori dei Diritti Umani di Ginevra ha richiesto l’intervento urgente sulla situazione in Colombia.
Per aver denunciato il massacro di San Josè, infatti, hanno subito minacce anche Gloria Cuartas e padre Javier Giraldo, entrambi di quella comunità. Girlado è anche autore della relazione "Debito con l’Umanità. Paramilitarismo di Stato: 1988-2003", ed è stato pure direttore della Banca Dati sui diritti umani e la violenza politica in Colombia. Un personaggio scomodo, dunque.
L’Osservatorio si dice seriamente preoccupato per la loro integrità fisica e psicologica e ha ricordato l’obbligo dello stato colombiano di garantire “la protezione di individui e associazioni contro violenze, minacce, ritorsioni, discriminazione vessatorie di fatto o di diritto, pressioni o altre azioni arbitrarie conseguenti al legittimo esercizio dei diritti, espressi nella Dichiarazione sui difensori dei Diritti Umani".
  Comunità di Pace San José de Apartado
Il silenzio. Adesso Cristiano è riuscito a riparare in Perù, ma gli altri rimangono e la questione resta grave e irrisolta. La guerra in Colombia continua. I paramilitari seguiteranno a girovagare armati fino ai denti a caccia di guerriglieri e presunti complici, spalleggiati da governo ed esercito regolare. E l’impunità permarrà sovrana. Farc ed Eln, dal canto loro, resteranno arroccati sulle proprie posizioni anti-governative non vedendo alternative per l'istituzione di una Colombia più giusta se non la lotta armata. E a farne le spese saranno come sempre i civili, i contadini delle comunità della selva, che vengono sfollati, perseguitati e uccisi dalla guerra. Pur avendo scelto la pace.
Insomma, in Colombia c’è la guerra, non c’è stato di diritto, non c’è libertà di stampa e si muore ammazzati ogni giorno. E perché nessuno ne parla?

Stella Spinelli

Articoli correlati:
07/04/2005 In fuga per la pace: La Comunità di Pace San José de Apartado costretta ad abbandonare la propria terra
10/03/2005 Omicidi di pace: Luis Eduardo Guerra, leader campesino, è stato assassinato. Il ricordo di chi lo ha conosciuto
02/03/2005 Un italiano seguestrato e ucciso: I paramilitari hanno ucciso un giovane turista italiano in Colombia
09/02/2005 Effetti collaterali: Desplazados, effetti collaterali degli orrori della guerra.
17/01/2005 Colombia - Venezuela. E' crisi: I due paesi sull'orlo della rottura. Chavez blocca gli scambi commerciali
17/01/2005 Sfollati in nome della pace: I desplazados colombiani, portati via con la forza dall'esercito. La denuncia
03/01/2005 Pace falsa: Secondo il governo la pace è vicina. Ma i fatti lo smentiscono
07/12/2004 Ostaggi della violenza: Scontri al confine tra Ecuador e Colombia, vittime tra i civili
03/12/2004 Il monologo: Aspre critiche al processo di pace del presidente Uribe
24/11/2004 Amici per la pelle: Bush rinnova l'alleanza con Uribe per la lotta al terrorismo. E l'opposizione teme il totalitarismo
02/11/2004 Lasciateci in pace: Sos dalla Comunità di Pace di San José di Apartado: "Salvateci dai paramilitari"
17/10/2004 Colombia: Scheda Conflitto
18/06/2004 Lacrime di coccodrillo: Strage di Gabarra: "Erano narcotrafficanti non contadini uccisi dalla guerriglia"
08/03/2004 Corsa agli armamenti: Uribe acquista carri armati dalla Spagna
12/02/2004 Tutti contro Uribe. Ma non basta: Molte le manifestazioni contro la politica reazionaria del suo governo
23/01/2004 Uccisa a ventuno anni perché indigena: Si batteva per il riconsocimento dei diritti e della dignità del suo popolo, gli U'Wa
05/01/2004 Tensione ai confini: Terremoto politico tra Venezuela e Colombia per l’ennesimo sconfinamento di truppe militari
30/10/2003 Svolta a sinistra: In un solo fine settimana, il presidente conservatore Uribe ha perso due volte
Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità