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Quando l’altra sera, nell’hotel keniota
di Navaisha, il leader dei ribelli del Sudanese Peoples’ Liberation
Army/Movement, John Garang, e il vicepresidente sudanese Ali Osman
Mohamad Taha si sono stretti la mano dopo un anno e mezzo di colloqui
estenuanti, molti hanno creduto di assistere a un evento storico.