02/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nelle aree pashtun colpite dalle alluvioni, il governo non ha mandato aiuti, ha sgomberato i campi delle associazioni islamiche e ha ripreso i bombardamenti

La provincia della frontiera di nordovest (Nwfp) - recentemente ribattezzata Khyber Pakhtunkhwa - è stata una delle più colpite dalle inondazioni delle scorse settimane.
Nelle vallate tra Peshawar e il confine afgano - già prostrate da anni di guerra civile tra governo e talebani - le piogge torrenziali hanno ucciso almeno seicento persone e provocato quasi mezzo milione di nuovi sfollati.

Disperati cui il governo di Islamabad, abituato a bombardare queste popolazioni pashtun, non certo ad aiutarle, ha negato soccorsi e assistenza umanitaria, smantellando addirittura i campi d'accoglienza allestiti dalle organizzazioni religiose locali - ritenute vicine agli ambienti jihadisti e talebani - e proseguendo come nulla fosse le operazioni militari antiterrorismo, con raid aerei che hanno provocato nuove vittime civili.

Un cinismo determinato dalle forti pressioni del governo Usa che, per bocca dell'inviato di Washington, il senatore democratico John Kerry, aveva espresso preoccupazione per le opportunità di propaganda e proselitismo che questa tragedia offre ai movimenti integralisti islamici, ribadendo la necessita di non abbassare la guardia nella lotta al terrorismo.

Concetti subito rilanciati dal presidente pachistano Asif Ali Zardari, per spiegare l'ordine di sgombero di sedici campi-sfollati non governativi, eseguito lo scorso 23 agosto: ''Queste organizzazioni traggono vantaggio dalla crisi umanitaria: mi preoccupa molto il fatto che gli orfani dell'alluvione finiscano in campi dove vengono addestrati a diventare futuri terroristi''.

Tra le più attive ong religiose che si sono attivate per soccorrere le vittime delle alluvioni fornendo viveri, cure e riparo ci sono quelle legate a Jamat-ud-Dawa, organizzazione islamica notoriamente vicina al gruppo terroristico Lashkar-e-Toiba.
''Non mi interessa se sono legati o meno alla jihad: sono gli unici che hanno aiutato me, la mia famiglia e i miei amici'', spiegava prima dello sgombero uno sfollato ai giornalisti locali.

Facile immaginare come la chiusura dei campi 'sgraditi' al governo, lungi dal sottrarre la popolazione locale dall'influenza del radicalismo islamico, non abbia fatto altro che accrescere il risentimento della gente nei confronti del governo, facilitando la propaganda jihadista.

Per completare l'opera, Islamabad ha subito ricominciato a bombardare la regione: solo martedì notte le bombe dei caccia pachistani hanno ucciso alcuni presunti talebani assieme alle loro famiglie e altri civili, tra cui diverse donne e bambini.

Enrico Piovesana

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