01/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel trentunesimo anniversario della scomparsa dell’imam Musa al Sadr, la sua città natia si colora di verde

scritto per noi da
Erminia Calabrese

Tiro, la città dell’imam Musa al Sadr, fondatore del Movimento dei diseredati, diventato poi il  partito libanese Amal,  si colora di verde. Molti sono gli autobus che da Beirut e dalla Bekaa raggiungono il sud, sotto lo slogan “pace per il Libano”, nel trentunesimo anniversario della scomparsa dell’imam in circostanze misteriose mentre si recava in visita ufficiale nella capitale libica. Di lui non si ebbero più notizie mentre le sue valigie furono trovate nell’aeroporto di Roma.

I più entusiasti sembrano essere i giovani che con bandiera e maglietta verde colore del partito Amal, oggi guidato da Nabih Berri anche presidente del Parlamento, affollano, nonostante il ramadan, i caffè e gli snack all’entrata della città prima di prendere parte alla cerimonia prevista alle 5 del pomeriggio, dove prenderà parte anche Berri o il “professore” come lo chiamano i suoi sostenitori.

Due grandi archi verdi e gigantesche foto di Musa al Sadr e Nabih Berri danno il benvenuto in quella città dove l’Imam Sadr con il suo Movimento aveva incitato la gente e soprattutto i contadini, a ribellarsi al potere delle grandi famiglie feudatarie come quella degli Asad, che controllavano, attraverso la possessione di terre e buone relazioni con il potere centrale, tutta la regione del sud. Joseph, un pescatore di Tiro, seduto in un bar del centro storico così ricorda al-Sadr: “Ogni domenica veniva qui, si sedeva tra di noi e appena cominciava a parlare nessuno aveva il coraggio di interromperlo. Per noi era un vero leader, il suo sguardo ci incantava. “Lo ricordiamo come un uomo semplice che davvero credeva nella convivenza tra cristiani e musulmani,- ricorda Zeina, una donna sui cinquant’anni- i suoi aiuti erano per tutta la gente del sud è stato lui a migliorare le condizioni di tutti qui a Tiro e negli altri villaggi”.

Fu l’imam Sadr negli anni '70 a guidare la mobilitazione politica e sociale della gente del sud, in quella parte del paese che lo Stato aveva abbandonato. “Non c’era nessuna scuola- ricorda Ali-, e quando la gente chiedeva alla famiglia Asad di costruirne una lui rispondeva che era più che sufficiente che suo figlio andasse a scuola”. Con Sadr e la sua fondazione di beneficenza oltre alle scuole furono aperti ospedali, istituti d’arte e professionali e fondati un gruppo di scout nel 1976.

Per molti sciiti è stato l’Imam al Sadr a dare loro “un peso” in un paese dominato politicamente da cristiani e sunniti. “ E’ stato lui ad insegnarci a camminare a testa alta, a difendere la nostra dignità, e a migliorare la nostra vita”. “Prima del suo arrivo noi non contavamo niente, eravamo trattati male e non avevamo nessuno che potesse difenderci”. Nel centro storico di Tiro, abitato perlopiù da cristiani, Elie si lascia con un po’ di nostalgia andare ai ricordi: “A volte di domenica veniva qui e assisteva alla messa. A lui piaceva essere tra la gente e ascoltare i problemi di tutti. Oggi abbiamo la nostalgia di un leader come lui, sarà sempre il nostro esempio”.

Alle cinque la commemorazione ha inizio. La gente che ha un invito ufficiale del partito prende posto nella piazza dedicata a Musa al Sadr, gli altri aspettano fuori la grande tendopoli istituita per l’occasione. La spiaggia invece viene invasa da ragazzini in festa mentre una barca con un grande poster di Nabih Berri fa da spola da una parte all’altra.

E’ breve il discorso di Nabih Berri che ricorda l’imam al Sadr, la necessità del deconfessionalismo e la lotta ad Israele che resterà per sempre un nemico. La gente applaude, i più giovani che seguono il discorso attraverso gli altoparlanti posti sul lungomare, esultano tra un tuffo e un altro. Le ragazze sedute sugli scogli sorridono alle acrobazie acquatiche dei loro amici.

Continueremo a lavorare per realizzare il sogno di Musa al Sadr” recita uno slogan posto all’ingresso della città mentre finita la commemorazione la gente si affretta per raggiungere Beirut e la Bekaa, ed essere puntuali nel rompere il digiuno del Ramadan a fine giornata. Al tramonto sulla strada del ritorno vengono offerti bottiglie d’acqua e datteri, il primo segno che l’iftar (pasto che segna la fine del digiuno) è cominciato.