31/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Wan Aihua di 82 anni fu violentata, picchiata e ridotta in schiavitù ai tempi della Seconda Guerra Mondiale da soldati e ufficiali dell'esercito giapponese.

Wan Aihua, donna cinese di 82 anni, ha fatto sapere che adirà alla Corte di Giustizia Internazionale per ottenere le scuse ufficiali del Giappone a oltre sessant'anni di distanza dalla fine della Seconda Guerra Mondiale durante la quale lei e altre donne sono state ridotte in schiavitù sessuale dai membri dell'esercito giapponese.

Lo ha reso noto l'agenzia Nuova Cina che ha specificato che non si tratta della prima volta che Wan Aihua ricorre a un tribunale per ottenere un risarcimento, e le scuse formali, dal governo di Tokyo. La prima udienza risale al 1992. In quell'occasione l'ex "comfort woman", così venivano chiamate le schiave del sesso degli ufficiali giapponesi, testimoniò di fronte ai magistrati giapponesi che nonostante abbiano accertato le responsabilità dei militare durante il conflitto non hanno riconosciuto alla donna alcun risarcimento. Questione di prescrizione, i termini per l'istanza sarebbero scaduti, e di trattati post bellici tra Cina e Giappone che non prevedono si possano avanzare richieste individuali.

Gli storici hanno accertato che nel corso del secondo conflitto bellico mondiale i giapponesi ridussero in schiavitù sessuale migliaia di donne del sud est asiatico: oltre 200mila di esse, tra cui minorenni, furono inviate nelle case di tolleranza nella terra del Sol Levante. Wan aveva 15 anni quando fu inviata come 'comfort woman' in una casa d'appuntamento per soldati giapponesi nella provincia cinese dello Shanxi dove, ha raccontato in tribunale, fu violentata e torturata, tanto che le violenze le deformarono il corpo. A Wan, infatti, furono fratturate le costole e le anche, ebbe l'orecchio destro tagliato di netto e il sinistro strappato a metà. Inoltre, a causa delle violenze, non è stata in grado di avere figli. Il governo giapponese ha ammesso le atrocità di guerra, ma ha dichiarato, per bocca dell'allora primo ministro Shinzo Abe nel 2007, che non ci sono prove che le donne furono obbligate ad avere rapporti sessuali.

Parole chiave: Giappone Cina
Categoria: Diritti, Donne, Politica, Storia
Luogo: Giappone