31/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Colombia e Messico pianificano una strategia comune da adottare in materia di lotta al narcotraffico, in vista di una possibile, prossima legalizzazione della marihuana in California

scritto per noi da
Sandro Bozzolo

 

Nel mese di novembre prossimo, gli elettori californiani saranno chiamati alle urne per decidere un'eventuale legalizzazione della marihuana per scopi terapeutici, all'interno del loro Paese. La proposta, avanzata dal candidato ultra-conservatore Arnold Schwarzenegger, è volta principalmente a risanare le disastrate casse di Los Angeles, normativizzando un settore che negli ultimi decenni ha creato una vera e propria economia sommersa. Le possibili ripercussioni politiche di un'eventuale approvazione del referendum, però, supererebbero ampiamente i confini nazionali, e non è casuale che molti governi in tutto il mondo - oltre che le grandi multinazionali del tabacco - stiano sviluppando, in questi mesi, piani di azione in previsione dell'approvazione del referendum.

America Latina. I principali interessati ad un'eventuale ridefinizione degli approcci statunitensi alle droghe leggere vanno ricercati, evidentemente, in quei Paesi che di marihuana sono principali produttori - dopo gli Stati Uniti stessi. Il Messico e la Colombia, considerati nei decenni scorsi da Washington vere e proprie "piaghe" del narcotraffico internazionale, potrebbero infatti ritrovarsi presto con il coltello dalla parte del manico, nella posizione di fornitori principali di un prodotto improvvisamente tollerato dalla giurisdizione nazionale, oltre che dalle leggi del mercato. Il cambio di prospettiva che si potrebbe aprire è piuttosto evidente, soprattutto se si considera che solo un intelligente processo di legalizzazione potrà garantire efficaci risultati nell'annosa lotta al narcotraffico, rivelatasi, finora, tanto inefficace per chi la conduce quanto dannosa per chi la subisce.

Una possibile apertura. Non per niente, è notizia di questi giorni l'invito avanzato dal nuovo presidente colombiano, Juan Manuel Santos, a discutere la questione con i suoi colleghi Felipe Calderon e Alan Garcìa, presidenti, rispettivamente, di Messico e Perù. La proposta è volta a cercare una non meglio precisata "reazione comune" che i Paesi vittime del narcotraffico dovrebbero adottare di fronte all'approvazione del referendum, ma tutto - la logica, in primis - lascia pensare che questa sarebbe orientata verso una prospettiva progressista, nell'ambito della ridefinizione delle politiche in materia.


Santos. E proprio in Colombia, una certa sorpresa hanno destato le parole di Juan Manuel Santos, da tutti considerato erede di quell'Alvaro Uribe che per quasi un decennio si è barricato su un cieco rifiuto ad ogni ridefinizione delle politiche di lotta al narcotraffico, accettando solo la politica della linea dura. "Chi potrà spiegare a un indigeno della Sierra Nevada colombiana che produrre marihuana è illegale, e sarà punito con il carcere e con lo sradicamento delle piantagioni, se nella California, lo stato più ricco degli Usa, il suo consumo sarà permesso dalla legge?", ha detto il nuovo Presidente della Repubblica. Nel corso della sua intervista alla messicana W Radio, Santos ha poi definito il dibattito relativo alla legalizzazione delle droghe "una discussione di gran contenuto morale, politico, economico e di salute pubblica", definendolo comunque "un problema che deve essere risolto a livello internazionale, e non interno".

Dicotomia. Nessuno dei presidenti chiamati in causa all'appello ha voluto soffermarsi sulla solita dicotomia che accompagna il dibattito sulla legalizzazione delle droghe, e associa marihuana e cocaina in un territorio minato dai confini incerti. Ogni eventuale provvedimento in materia sarà comunque posteriore all'esito del referendum californiano, il cui risultato è tutt'altro che prevedibile. In materia di lotta al narcotraffico, la voce del Nord continua ad essere legge in America Latina, e la questione californiana lo potrà dimostrare una volta di più.

Parole chiave: marihuana, coca, droga
Categoria: Guerra
Luogo: Colombia