27/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra minaccia talebana e governo corrotto, il contributo delle organizzazioni giovanili nelle zone alluvionate

Nel Pakistan colpito dalle alluvioni, i soccorsi stentano a decollare. In Occidente si è diffusa la voce che sia pericoloso intervenire per via di una presa di posizione dei talebani, che l'11 agosto hanno accusato i "nemici dell'Islam", cioè "cristiani ed ebrei", di voler asservire il Paese con la scusa degli aiuti. Raggiunto telefonicamente, il portavoce dei talebani pachistani Azam Tariq ha detto: "Questa orda di stranieri è per noi inaccettabile. E se noi definiamo inaccettabile qualcosa, è bene che tutti traggano le dovute conseguenze".
Fonti dell'intelligence Usa hanno quindi messo in guardia gli operatori umanitari stranieri per il rischio di attacchi.
Al rischio, si aggiungono dubbi sui criteri con cui sono distribuiti gli aiuti: Caritas e diverse Ong hanno denunciato che vengono negati a circa 800mila cristiani e indù in Punjab e Sindh.

"Siamo a conoscenza delle dichiarazioni dei talebani, però qui c'è bisogno di tutto. Diciotto milioni di persone sono afflitte dalle inondazioni, ci vorranno mesi per tornare alla normalità e siamo di fronte al fenomeno dei 'rifugiati del clima'", dice a PeaceReporter Farhan Janjua, blogger e fondatore del Netizens' Action Movement.
Lui si è recato nell'area alluvionata di Swat a prestare soccorso e, fattosi un'idea della situazione, ha lanciato un appello affinché gli aiuti passino attraverso alcune organizzazioni giovanili del suo Paese.

"La cosa migliore è passare attraverso le Ong, soprattutto le organizzazioni giovanili con cui mi sono trovato a operare. Sono affidabili e arrivano là, dove spesso né il governo né le altre Ong ci sono. Il governo tra l'altro non offre garanzie, i funzionari sono spesso corrotti. Al limite si può fare riferimento all'esercito, sicuramente più fidato".
Sono gruppi di carattere religioso o secolare?
"Una delle ragioni per cui consiglio di collegarsi a queste organizzazioni è che non fanno discriminazioni di nessun tipo.
Io stesso ho partecipato a operazioni di soccorso condotte dalla Pakistan Youth Alliance, che non è politica, non è confessionale, e agisce in totale trasparenza. Un suo convoglio è sato attaccato da saccheggiatori ma comunque vanno avanti.
Sono poi andato nell'area di Swat con i Future Leaders of Pakistan, un'organizzazione che crede nel miglioramento della società e nel servizio alle comunità locali attraverso la formazione di nuovi leader per il futuro. Ci sono poi la Zimmedar Shehri ("cittadini responsabili") e la Pakistan Youth Reinassance.
Il problema non è solo il denaro, ma anche il coordinamento degli aiuti. Gli ufficiali governativi stanno peggiorando la situazione e la loro credibilità è in calo presso i ceti urbani e la comunità internazionale. Anche molta gente di città ormai fa solo affidamento sui gruppi giovanili".

E' come se in Pakistan l'emergenza ambientale avesse rivelato un gap generazionale simile a quello dell'Occidente negli anni Sessanta, quando essere giovani era di per sé "rivoluzionario". Si tratta di una gioventù middle-class - come rivela esplicitamente il sito di Zimmedar Shehri - colta, tecnologica, con a cuore i destini di un Pakistan proiettato nel futuro: né col governo, nè con gli integralisti.

Gabriele Battaglia

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