10/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Le violenze di inizio settimana aggravano l'impasse politico in cui si trova il Paese
Soldato a AbidjanL’ennesimo scontro tra militari governativi e miliziani ribelli nella zona smilitarizzata che spacca a metà la Costa d’Avorio ha scatenato un terremoto politico in tutto il Paese, mettendo nuovamente in crisi il già fragile processo di pacificazione.

Lunedì scorso, cinque soldati dell’esercito regolare e quindici combattenti di un gruppo ribelle non identificato sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco di cui ancora si sa poco, ma che ha scritto una nuova pagina di odio tra i sostenitori del presidente Laurent Gbagbo, il cui governo controlla le regioni meridionali del Paese, e i ribelli delle "Forze Nuove" nel nord.

Il governo ivoriano ha risposto con la forza, mandando alcuni elicotteri da guerra nella zona in appoggio ai propri militari. L'episodio ha subito generato un'ondata di violenza che ha avuto ripercussioni in diverse aree della Costa d'Avorio. Ad Abidjan, decine di militanti dei "Giovani Patrioti", un gruppo di estremisti vicini a Gbagbo, hanno manifestato con violenza il loro dissenso, lanciando pietre contro l'ambasciata francese e contro il personale delle Nazioni Unite.

La Francia è la prima imputata di questo mancato processo di riunificazione e riconciliazione da lei stesso voluto a Marcoussis, vicino Parigi, nel gennaio 2003. I suoi interessi in alcuni settori chiave dell'economia dell'ex colonia sono - a detta dei suoi critici - la conferma della sua forte influenza sulla politica interna ivoriana. Sono in molti ad accusare i politici di Parigi di appoggiare apertamente i miliziani del nord contro Gbabo, lasciandoli liberi di compiere le proprie incursioni contro i soldati governativi.

Allo stesso modo, le Nazioni Unite sono accusate di fare troppo poco per controllare la situazione nella zona smilitarizzata e disarmare i ribelli. Questo astio si è trasformato, come hanno rivelato diversi testimoni, in una vera e propria "caccia ai bianchi", che si è concretizzata con la formazione di alcuni posti di blocco sulla strada tra Abidjan e la capitale Yamoussokro. E' qui che bande di giovani inferociti hanno inveito e scagliato sassi contro alcune vetture appartenenti a diplomatici e a operatori umanitari occidentali.Un dato inquietante, che rischia di aggravare ulteriormente l'impasse politico ivoriano. La pace in cui molti addetti ai lavori speravano - in Africa come in Occidente - ha subito un duro colpo, non a caso appena Laurent Gbagbo è salito su un aereo diretto a Washington, dove si trova attualmente in visita privata.

Secondo molti ivoriani ed alcuni osservatori internazionali, il presidente della Costa d'Avorio ha grandi responsabilità nel fallimento degli accordi di Marcoussis, ai quali Gbagbo ha spesso dato segni di insofferenza. Lo scorso aprile, una manifestazione pacifica indetta dall'opposizione per protestare contro il suo "atteggiamento poco democratico" è stata repressa nel sangue dalle autoritàsono stati trenta, anche se fonti dell'opposizione e di alcuni associazioni per i diritti umani parlano di almeno trecento vittime, di alcune fosse comuni e del tentativo delle forze di polizia di occultare e insabbiare l'accaduto.

Al suo ritorno, Gbagbo dovrà tentare di ristabilire la calma e di riaprire il dialogo in un Paese in preda al caos, in cui il sentimento anti-francese cresce ogni ora che passa. "La Francia è responsabile del fallimento degli accordi di pace e i francesi non devono interferire con gli affari interni del nostro Paese", protesta Seydou Assa, antennista di una tv locale. "Continuano a tenere in pugno alcuni settori dell'economia, come le risorse idriche ed elettriche. La gente ha cominciato a dare segni di insofferenza. E gli scontri delle ultime ore ad Abidjan e nelle città vicine ne sono la conferma". "E' vergognoso che gli ivoriani si scaglino contro i francesi", gli risponde da Roma un membro della famiglia dell'ex presidente Felix Boigny, morto nel 1993 e considerato da molti il 'padre della patria'. "Il primo ostacolo alla pace è rappresentato dai politici locali, che continuano a farsi guerra, fomentando le divisioni interne e causando una spaccatura sempre più netta tra nord e sud. Se resteranno divisi e non si impegneranno per collaborare, il nostro paese non avrà mai la pace".

Pablo Trincia 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Costa d'Avorio