L'educazione migliora la vita di molte future donne. Il rapporto di Save the Children

L’educazione delle ragazze
può salvare la vita a milioni di bambini e cambiare il destino di intere
popolazioni. E’ quanto emerso dal sesto
Rapporto
sullo Stato delle Madri nel Mondo realizzato dall’organizzazione umanitaria
Save the Children su un campione di 110 Paesi, di cui la maggior parte in via
di sviluppo. Le donne che hanno potuto studiare, secondo l’indagine, vanno
incontro a migliori condizioni di vita e a una maternità più sicura e
consapevole. I dati sull’accesso all’istruzione nel Sud del mondo, tuttavia,
restano drammatici: almeno 103 milioni di piccoli dai 6 ai 10 anni non vanno a
scuola
e 58 di questi sono appunto bambine. Eppure l’educazione femminile, la presenza
di personale medico e paramedico al momento del parto e la possibilità di usare
metodi di pianificazione familiare sono i 3 fattori determinanti per la salute
e il benessere materno. Le donne istruite tendono a sposarsi e a partorire più
tardi, si preoccupano maggiormente della propria salute e di quella dei figli
e
si impegnano affinché i loro bambini vadano a scuola. Quando le coppie hanno
accesso ai contraccettivi, registra sempre il rapporto, le madri hanno figli a
maggiore distanza gli uni dagli altri e la mortalità materna e neonatale
diminuisce.
La graduatoria sulle condizioni di bambine e donne. Save the Children ha stilato
un “Indice” sul benessere delle mamme e dei bambini nel mondo. Al primo posto
ci
sono i Paesi scandinavi (Svezia, Danimarca e Finlandia) e all’ultimo i due
Stati dell’Africa occidentale Burkina Faso e Mali. La distanza tra i luoghi
ricchi e poveri del pianeta è enorme. Alcune cifre: in Svezia quasi il 100 per
cento delle donne sa leggere e scrivere, mentre in Etiopia solo il 34 per
cento. E nel Paese africano un bambino corre 37 volte di più il rischio di morire
entro il primo anno di età, rispetto a un coetaneo svedese. Inoltre solo il 15
per cento dei parti in Bangladesh, Etiopia e Nepal avviene in presenza di
medici e paramedici. E poco più del 5 per cento di donne in Ciad, Repubblica
democratica del Congo e Ruanda usa contraccettivi. L’Indice risulta dalla
combinazione di dieci indicatori sulla salute e sull’educazione
materno-infantile tra cui speranza di vita, mortalità materna e infantile,
tasso di scolarizzazione, presenza delle donne nelle istituzioni di governo e
accesso all’acqua potabile.
Le barriere all'istruzione. Il rapporto comprende
un’indagine accurata sul numero di iscrizioni e sulla permanenza a scuola delle
ragazzine in 71 Paesi in via di sviluppo. “In molte nazioni – dichiara Filippo
Ungaro,
portavoce di Save the Children-Italia – offrire alle ragazze un solo anno in
più a scuola significa innescare un ciclo virtuoso nell’intero Paese e salvare
migliaia di vite”. Gli ostacoli, però, sono molti: discriminazione tra maschi
e
femmine, mancanza di strutture, insegnanti e libri, l’Aids, impossibilità di
pagare le rette, le divise e il trasporto, aspetti culturali e religiosi. Molte
bambine sono costrette così a rimanere a casa a svolgere i lavori domestici o
ad accudire i fratelli. Molte si sposano quando sono ancora adolescenti.

Progressi e limiti. Nel documento c’è anche un
dato positivo: 11 Paesi in via di sviluppo hanno realizzato i maggiori
progressi nell’educazione delle bambine. Si tratta di Cuba, Costa Rica
–
rispettivamente al dodicesimo e tredicesimo posto dell’Indice al di
sotto degli
Stati Uniti – Bangladesh, Belize, Benin, Bolivia, Egitto, Gambia,
Messico,
Marocco e Vietnam. Nell’accesso all’istruzione la miseria non è a volte
la
principale discriminante: tre Paesi poveri come Mongolia, Kenya e
Madagascar
sono andati “oltre le aspettative”, mentre altri tre con un reddito
procapite
superiore come la Guinea equatoriale, l’Arabia Saudita e l’Oman non
hanno raggiunto i risultati sperati. La garanzia di un’istruzione
primaria e
paritaria a ragazzi e
ragazze entro il 2005 è uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio stabiliti
dalle Nazioni Uniti cinque anni fa. Purtroppo ancora 76 Paesi sono lontani dal
raggiungerlo, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale e
occidentale,
dove vivono un quarto dei bimbi che non vanno a scuola. Per affrontare queste
situazioni, Save the children chiede aiuto ai governi dei Paesi ricchi e fa
alcune proposte: l’abolizione delle tasse scolastiche, il miglioramento della
qualità dell’istruzione per facilitare la permanenza a scuola delle bambine
almeno fino ai dieci anni e la promozione di un sistema scolastico alternativo
per le ragazzine colpite da Aids, guerre e disastri naturali.