05/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'educazione migliora la vita di molte future donne. Il rapporto di Save the Children
  copyright Save the Children
L’educazione delle ragazze può salvare la vita a milioni di bambini e cambiare il destino di intere popolazioni. E’ quanto emerso dal sesto Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo realizzato dall’organizzazione umanitaria Save the Children su un campione di 110 Paesi, di cui la maggior parte in via di sviluppo. Le donne che hanno potuto studiare, secondo l’indagine, vanno incontro a migliori condizioni di vita e a una maternità più sicura e consapevole. I dati sull’accesso all’istruzione nel Sud del mondo, tuttavia, restano drammatici: almeno 103 milioni di piccoli dai 6 ai 10 anni non vanno a scuola e 58 di questi sono appunto bambine. Eppure l’educazione femminile, la presenza di personale medico e paramedico al momento del parto e la possibilità di usare metodi di pianificazione familiare sono i 3 fattori determinanti per la salute e il benessere materno. Le donne istruite tendono a sposarsi e a partorire più tardi, si preoccupano maggiormente della propria salute e di quella dei figli e si impegnano affinché i loro bambini vadano a scuola. Quando le coppie hanno accesso ai contraccettivi, registra sempre il rapporto, le madri hanno figli a maggiore distanza gli uni dagli altri e la mortalità materna e neonatale diminuisce.
 
madre con bambino, IndonesiaLa graduatoria sulle condizioni di bambine e donne. Save the Children ha stilato un “Indice” sul benessere delle mamme e dei bambini nel mondo. Al primo posto ci sono i Paesi scandinavi (Svezia, Danimarca e Finlandia) e all’ultimo i due Stati dell’Africa occidentale Burkina Faso e Mali. La distanza tra i luoghi ricchi e poveri del pianeta è enorme. Alcune cifre: in Svezia quasi il 100 per cento delle donne sa leggere e scrivere, mentre in Etiopia solo il 34 per cento. E nel Paese africano un bambino corre 37 volte di più il rischio di morire entro il primo anno di età, rispetto a un coetaneo svedese. Inoltre solo il 15 per cento dei parti in Bangladesh, Etiopia e Nepal avviene in presenza di medici e paramedici. E poco più del 5 per cento di donne in Ciad, Repubblica democratica del Congo e Ruanda usa contraccettivi. L’Indice risulta dalla combinazione di dieci indicatori sulla salute e sull’educazione materno-infantile tra cui speranza di vita, mortalità materna e infantile, tasso di scolarizzazione, presenza delle donne nelle istituzioni di governo e accesso all’acqua potabile.
 
Le barriere all'istruzione. Il rapporto comprende un’indagine accurata sul numero di iscrizioni e sulla permanenza a scuola delle ragazzine in 71 Paesi in via di sviluppo. “In molte nazioni – dichiara Filippo Ungaro, portavoce di Save the Children-Italia – offrire alle ragazze un solo anno in più a scuola significa innescare un ciclo virtuoso nell’intero Paese e salvare migliaia di vite”. Gli ostacoli, però, sono molti: discriminazione tra maschi e femmine, mancanza di strutture, insegnanti e libri, l’Aids, impossibilità di pagare le rette, le divise e il trasporto, aspetti culturali e religiosi. Molte bambine sono costrette così a rimanere a casa a svolgere i lavori domestici o ad accudire i fratelli. Molte si sposano quando sono ancora adolescenti.
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Progressi e limiti. Nel documento c’è anche un dato positivo: 11 Paesi in via di sviluppo hanno realizzato i maggiori progressi nell’educazione delle bambine. Si tratta di Cuba, Costa Rica – rispettivamente al dodicesimo e tredicesimo posto dell’Indice al di sotto degli Stati Uniti – Bangladesh, Belize, Benin, Bolivia, Egitto, Gambia, Messico, Marocco e Vietnam. Nell’accesso all’istruzione la miseria non è a volte la principale discriminante: tre Paesi poveri come Mongolia, Kenya e Madagascar sono andati “oltre le aspettative”, mentre altri tre con un reddito procapite superiore come la Guinea equatoriale, l’Arabia Saudita e l’Oman non hanno raggiunto i risultati sperati. La garanzia di un’istruzione primaria e
paritaria a ragazzi e ragazze entro il 2005 è uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio stabiliti dalle Nazioni Uniti cinque anni fa. Purtroppo ancora 76 Paesi sono lontani dal raggiungerlo, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale e occidentale, dove vivono un quarto dei bimbi che non vanno a scuola. Per affrontare queste situazioni, Save the children chiede aiuto ai governi dei Paesi ricchi e fa alcune proposte: l’abolizione delle tasse scolastiche, il miglioramento della qualità dell’istruzione per facilitare la permanenza a scuola delle bambine almeno fino ai dieci anni e la promozione di un sistema scolastico alternativo per le ragazzine colpite da Aids, guerre e disastri naturali.
 
 
 

Francesca Lancini

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