23/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La tv di Stato cinese celebra le relazioni con Israele attraverso un documentario che esalta la civiltà ebraica

"Passeggiata in Israele, la terra del latte e del miele" è il titolo del documentario prodotto dalla tv di Stato cinese Cctv, in collaborazione con il governo israeliano. Dodici puntate che rappresentano una dichiarazione d'amore e di ammirazione promanata dai canali di Pechino a suggello delle relazioni sino-israeliane che vanno ben oltre quelle diplomatiche avviatesi solo nel 1992. Quando, alla fine del mese scorso la Cctv ha presentato la nuova serie televisiva, gli uffici dell'ambasciata israeliana a Pechino hanno accolto con entusiasmo l'iniziativa dell'emittente di Stato che offre al popolo cinese gli strumenti per conoscere "le meraviglie dello Stato di Israele e il contributo che la civiltà ebraica ha fornito all'umanità".

La produzione del documentario-spot è solo l'ultima vicenda che riguarda il controverso rapporto tra i due paesi. Sebbene, come si diceva, lo scambio delle credenziali diplomatiche risalga solo al 1992, vale la pena sottolineare che Israele fu il primo e il solo paese del Medioriente, a cavallo tra gli anni ‘40 e '50 del secolo scorso, a riconoscere la sovranità della Repubblica Popolare Cinese, mentre i paesi della Lega Araba che espressero parere sfavorevole al suo ingresso nelle Nazioni Unite, attribuivano alla sola Taiwan la rappresentanza del popolo cinese. Nonostante, successivamente, negli anni '80 la Cina si presentava come avvocato della causa palestinese, i rapporti tra Tel Aviv e Pechino - anche se sotterranei - non si sono mai interrotti. In virtù di una lucida visione politica e pur di arginare l'influenza dell'Unione Sovietica nel Medioriente, Israele non ha esitato a fornire armi sofisticate alla Cina: secondo quanto riportò il New York Post nel 1997, già nel 1979 il premier israeliano Menachem Begin autorizzò Shaul Eisenberg - agente del Mossad e ricchissimo uomo d'affari - a concludere accordi con Pechino per dieci miliardi dollari per la modernizzazione dell'esercito cinese in ordine a un controbilanciamento della potenza militare sovietica che, ricordiamolo, in quegli anni metteva piede in Afghanistan. La collaborazione militare tra i due paesi è durata per oltre vent'anni, fino a quando gli Stati Uniti non fecero arrivare voci di disapprovazione a Tel Aviv che dovette cancellare la vendita di un avanzatissimo sistema radar: Israele invitò la Cina a considerarlo "un incidente occorso in famiglia" e non una crisi tra i due paesi. Per molto tempo Israele è stato uno dei maggiori fornitori di armi della Cina che non solo rimpinguava le casse israeliane ma nello stesso tempo si impegnava (a favore di Israele) a non vendere a sua volta armi ai paesi nemici della Stella di David.

Negli anni le relazioni tra i due paesi hanno assunto connotazioni commerciali di notevole importanza: la Cina è diventata il secondo partner commerciale (dopo gli Usa) di Israele. Il volume delle esportazioni ha subito una crescita esponenziale nell'ultimo decennio arrivando ai dieci miliardi di dollari previsti per il 2010. La Cina è tanto assetata di petrolio quanto di acqua e Israele è leader incontrastata nei processi di desalinazione e purificazione dell'acqua nonché nelle tecniche irrigue, fondamentali per l'agricoltura cinese. Non è un caso che la israeliana Netafim abbia deciso di installare le sue industrie di agrotecnica in Cina puntando tutto sullo sviluppo di quel mercato. Per capire quanto sia influente Israele sulla Cina è utile ricordare quanto apparso sulle colonne del New York Times sui retroscena della votazione della Risoluzione Un 1929 del 9 giugno 2010 riguardante le nuove e più dure sanzioni nei confronti dell'Iran: diversamente da quanto si prevedeva (astensione o voto contrario), la Cina si è espressa a favore. Il merito sarebbe stato tutto di un paio di missioni a Pechino con le quali "il Paese del latte e del miele"avrebbe messo in chiaro che si votavano le sanzioni o un attacco preventivo sarebbe stato inevitabile, con le conseguenti ripercussioni sulle forniture di petrolio iraniane destinate alla Cina.

Le dodici puntate del documentario prodotto dalla Cctv aprono adesso un altro spiraglio dando una forte accelerazione al turismo israeliano. E' scontata la previsione che vedrà gruppi di turisti cinesi prenotarsi per una passeggiata in Israele. 

 

 

Nicola Sessa

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