20/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Svezia e Islanda sono i paradisi della libertà di stampa. Soprattutto digitale

Wikileaks sbarca in Svezia. Grazie a un'inedita ma non troppo sorprendente joint venture con il Piratpartiet (partito pirata) del Paese scandinavo, il sito specializzato nella pubblicazione di documenti riservati potrà appoggiarsi a server potenti, nascosti e, caso mai ce ne fosse bisogno, anche coperti dall'immunità di cui gode il partito stesso.
D'altra parte, l'egregio lavoro fatto da Assange e soci con gli Afghan files è stato possibile perché gli attuali server sono ospitati in Islanda, Paese recentemente salito agli onori della cronaca non solo a causa di vulcani e crisi finanziarie, ma anche per l'Icelandic Modern Media Initiative (Immi).
L'Immi è, in estrema sintesi, una risoluzione votata all'unanimità dal parlamento di Reykjavik il 16 giugno che tutela i giornalisti, le loro fonti e i contenuti stessi.

In pratica, in caso di documenti riservati caricati su un server islandese (si pensi agli Afghan files ma a questo punto si potrebbe trattare anche di intercettazioni made in Italy), la legge dell'isola protegge:

  • la "gola profonda" che ha fatto eventuali rivelazioni di interesse pubblico;
  • la fonte che ha ricevuto garanzia di anonimato da un giornalista;
  • i contenuti, nel percorso che va dalla fonte anonima alla testata a cui ha fatto le sue rivelazioni e poi anche nei processi di elaborazione all'interno della testata stessa;
  • gli intermediari, cioè i provider e gli operatori delle telecomunicazioni (per loro è garantita totale immunità).

Si stabilisce inoltre la non osservanza di sentenze comminate da un tribunale straniero e contrarie alla legislazione islandese sulla libertà d'espressione. E se qualcuno fa causa a una società dell'isola che abbia reso possibile la pubblicazione di un documento riservato attraverso i propri server, la normativa prevede la possibilità di contro-citazione presso un tribunale locale.

Per ammissione degli stessi promotori, la risoluzione non è in grado di proteggere i giornalisti che vivono in Paesi dove impera la censura. Quelle che può fare, però, è di rendere inattaccabili i contenuti che loro hanno eventualmente pubblicato su server islandesi.

Il meccanismo è paradossalmente quello dei paradisi fiscali: una legislazione locale, potrebbe essere quella delle Cayman, stabilisce che una determinata informazione è secretata, ad esempio un numero di conto corrente o il nome del titolare. Di conseguenza, se un tribunale straniero o un'organizzazione internazionale richiede quella informazione, si sente rispondere picche: un funzionario che la concedesse, violerebbe infatti la legge locale.
Sostituite "Cayman" con "Islanda" e "conto corrente" con "documento riservato" e il gioco è fatto.

Allo stesso principio corrisponde anche la tutela che i "pirati" svedesi offrono oggi a Wikileaks. Non c'è da meravigliarsi, visto che il riferimento giuridico è lo stesso: l'impronunciabile Tryckfrihetsförordningen, cioè la legge svedese sulla libertà di stampa, che risale al 1766 (con successive modifiche).
Sul sito di presentazione dell'Immi si legge:
"La legge svedese sulla libertà di stampa, a cui si ispira in parte la protezione delle fonti nell'Immi, stabilisce che i giornalisti e i media che promettono riservatezza alle fonti, debbano mantenere la parola. Se non lo fanno, la fonte ha il diritto di avviare un procedimento penale contro di loro in Svezia (la pena corrisponde a sei mesi di reclusione)".

Ma non è l'unico riferimento e la legislazione made in Usa spunta continuamente qua e là: la parte relativa alle informazioni di interesse pubblico si basa infatti sui U.S. False Claims Act e U.S. Military Whistleblowers Act; quella sulla possibilità di fare contro-citazioni in giudizio, su leggi di New York e della Florida.
In pratica, Wikileaks è tutelato da norme che sono la sintesi delle migliori leggi sulla libertà di stampa a livello mondiale, soprattutto statunitensi:
"Proprio come fanno i paradisi fiscali, abbiamo preso le migliori leggi di tutto il mondo e le abbiamo messe insieme, per creare però libertà d'informazione ed espressione, un paradiso di trasparenza", dice Birgitta Jonsdottir, parlamentare islandese promotrice dell'Immi.

E così, mentre gli Stati Uniti chiedono a Wikileaks di autocensurarsi e perdono colpi nei diritti dell'informazione - si pensi al Patriot Act - la loro legislazione, copiaincollata altrove, tutela proprio i nuovi nemici pubblici numero uno. E contribuisce a creare il press freedom haven, il paradiso della libertà di stampa.

PeaceReporter, nel suo piccolo, ospita sui propri server alcuni dei servizi di riservatezza ed anonimato del Progetto Winston Smith.
Il Pws, tra le altre cose, diffonde il software gratuito Tor, che permette di aggirare la censura su internet attraverso un sistema di crittografia e di collaborazione tra gli utenti.

Gabriele Battaglia