Questa mattina ad Erbil, città del Kurdistan iracheno, a 350 chilometri a nord
di Baghdad, si è consumata l’ennesima carneficina di poliziotti iracheni. Un kamikaze,
si è fatto saltare in aria presso l’albergo Zeitouna, dove ha sede una sezione
locale del partito democratico del Kurdistan (Pdk) di Massoud Barzani. L’albergo
in quel momento ospitava un centro di reclutamento per aspiranti poliziotti. Gli
iracheni in attesa, nel momento in cui l'attentatore ha fatto detonare il corpetto
esplosivo che indossava, erano circa trecento, ma una folla di gente era raccolta
anche all’esterno dell’edificio. Il bilancio provvisorio delle vittime sarebbe
di circa 60 persone e i feriti sarebbero oltre un centinaio. Sono però cifre che
cambiano in continuazione perché molti dei feriti versano in condizioni gravissime.
Venti tra questi, che non hanno trovato spazio e cure nell'ospedale cittadino,
sono stati accolti nella clinica gestita da Emergency ad Erbil.

Questo attentato è uno dei più sanguinosi che si sono consumati nel Kurdistan
iracheno dall’inizio della guerra. Nel 2004, durante la festività dell’
eid Fitr, la celebrazione della fine del Ramadan, un altro attentato aveva sconvolto
la città provocando 105 vittime e decine di feriti.
L’attentato odierno sembra avere preso di mira l’albergo in questione per colpire
due bersagli simbolici con un solo colpo: la sede del Partito Democratico del
Kurdistan e la polizia irachena, che peraltro in queste zone arruola prevalentemente
del personale curdo. Gli attacchi contro le forze della Guardia Nazionale sono
ormai la triste ricorrenza di ogni giorno, ma solo negli ultimi tempi, a partire
dalla grande affermazione delle formazioni curde alle elezioni per l’Assemblea
Nazionale di fine gennaio, le città del nord del Paese sono diventate una seconda
area di crisi, assieme al triangolo sunnita tutt’altro che pacificato. Erbil,
Suleimania e soprattutto il centro petrolifero di Kirkuk, che i curdi vorrebbero
come capitale, sono diventati teatro di attentati e sabotaggi quotidiani.
Il fatto infine che ad essere presa di mira sia stata una sede del PDK e che
a quel gruppo politico appartengano verosimilmente molte delle vittime di oggi,
insinua anche il sospetto che l’esplosione mirasse anche ad ampificare il momento
di tensione che ultimamente si registra tra le due principali fazioni politiche
curde: il PDK e l’Unione Patriottica del Kurdistan (UPK), che in occasione delle
elezioni avevano dimostrato di saper prescindere dagli interessi particolari per
unirsi un una coalizione più corposa. Le due formazioni, dopo aver contribuito
all’elezione di Jalal Talabani alla presidenza del Paese, si sono trovate in disaccordo
su alcune questioni politiche legate alle modalità di elezione del presidente
della Regione Autonoma Curda.