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La dinastia ultrasecolare degli zar Rurik rivendica l'uso del Cremlino con l'intenzione di sfrattare il presidente Dmitri Medvedvev e aprire il palazzo al pubblico.
E' quanto emerso oggi in un'udienza di fronte alla corte di arbitraggio di Mosca, che ha rinviato al 18 ottobre la causa intentata dalla fondazione Kniazheki, che rappresenta i discendenti del casato Rurik. La causa contesta lo status del Cremlino, sostenendo che la fortezza è patrimonio e proprietà del popolo russo. L'erede dei Rurik, Valeri Kubarev, ha spiegato: ''Vogliamo trasformarlo in un centro spirituale aperto a tutti, e non solo ai capi di Stato''.
In realtà l'agenzia federale dei beni statali ha già garantito che non concederà nulla del Cremlino, poichè non c'è alcun documento che ne attesta la proprietà.
Sarcastico il commento di Alexander Zakatov, portavoce della casa dei Romanov, la dinastia imperiale che subentrò ai Rurik, che ha affermato: "I nostri ospedali psichiatrici lavorano molto bene, forse i Rurik dovrebbero rivolgersi a tali istituzioni prima di appellarsi ad un tribunale".
Attualmente sono aperti al pubblico solo il museo e i luoghi di culto del Cremlino: il resto è chiuso, per ragioni di sicurezza, ospitando il presidente e gli uffici della sua amministrazione.