Di Malik Boboev,
Galima Bukharbaeva
e Yusuf Rasulov*
Khulkaroi Abdullaeva, 31 anni, è già madre di due figli. E’
entrata in ospedale con le doglie il 17 febbraio. “Appena le contrazioni sono
diminuite i dottori mi hanno avvolto una coperta attorno alla pancia e hanno
cominciato a stringere tirando i lembi, fino a strapparla. Ho provato un dolore
atroce e ho perso coscienza. Ovviamente ho perso anche il bambino. Mentre ero
ancora priva di sensi mi hanno praticato l’isterectomia, asportandomi
completamente l’utero. L’ho scoperto solo una volta a casa. Da allora sono
costretta a letto, non riesco ad alzarmi e a camminare dal dolore. Perché mi
hanno reso un’invalida?! Io volevo avere altri figli!”.
Anche Feruza Ashurova, 25 anni, è madre di due bambini. A
marzo è stata ricoverata per un aborto spontaneo. “Sanguinavo molto, ma il mio
utero era sano. I dottori, senza dirmi nulla, mi hanno praticato un’isterectomia”.
Stessa età e provenienza Nodira Samatova: “Dopo aver dato
alla luce mio figlio avevo un po’ di febbre, e senza il mio consenso mi hanno
asportato l’utero”.
Sono solo alcune delle testimonianze raccolte nel corso dell'inchiesta dell’
Institute for War and Peace Reporting (Iwpr) su uno sconcertante fenomeno che sta emergendo in Uzbekistan:
una campagna governativa segreta di sterilizzazione forzata delle donne nelle
regioni rurali del Paese.
Eliminare i poveri
più che la povertà. Alcuni dottori uzbeki hanno raccontato all’Iwpr che
esiste un decreto riservato del Ministero della Salute, del 2000, che ordina la
riduzione del tasso di natalità nelle aree rurali del Paese, suggerendo di
praticare isterectomie e di applicare spirali alle donne subito dopo il parto.
Il
regime del presidente Islam Kharimov (tristemente noto per le gravissime
violazioni dei diritti umani, e in particolare per il sistematico uso della
tortura nelle carceri) ha effettivamente avviato un programma ufficiale per il
controllo delle nascite al fine di rallentare la crescita della popolazione ed
evitare una situazione demografica incompatibile con le scarse risorse del
territorio (acqua e terreni coltivabili). Si prevede che, all’attuale tasso di
crescita (il più elevato dell’Asia Centrale), gli uzbechi nel 2005 arriveranno
ad essere 30 milioni dagli attuali 26 milioni e mezzo. E questo creerebbe dei
gravi problemi in un paese povero come l’Uzbekistan, tra i più poveri delle ex
repubbliche sovietiche. Da qui la decisione del regime di bloccare le nascite.
Ma in una società tradizionalista, rurale e di religione islamica come quella
uzbeca (dove le donne si sposano intorno ai 18 anni e hanno mediamente quattro
o cinque figli) la persuasione non dà molti frutti. Così Kharimov ha optato per
la coercizione, ordinando la sterilizzazione forzata. Per eliminare i poveri,
più che la povertà. Quella povertà di cui il suo malgoverno è il principale
responsabile.
Senza rispetto per i
diritti e la salute delle donne. Gulbahor Turaeva, direttrice del
Dipartimento di Patologia della regione di Andijan, ha raccontato ai
giornalisti dell’Iwpr che solo in questa zona del Pease e solo nel periodo
settembre-dicembre 2004 lei ha contato ben 207 casi di asportazione di uteri sani,
cioè non motivati da ragioni mediche d’emergenza. Operazioni condotte in quasi
tutti i casi senza alcun consenso delle interessate. Oltre alla violazione dei
più basilari diritti, questa pratica provoca dei danni enormi alla salute
fisica e mentale delle donne.
“Queste ragazze si sentono frustrate per il fatto di non
poter più avere figli, si sentono menomate, invalide e spesso lo diventano
davvero a causa delle gravi infezioni derivanti dall’isterectomia. Molte si
ammalano e non possono più camminare per lunghi periodi, quindi nemmeno
lavorare nei campi”.
Sahiba Casanova, ginecologa della stessa regione, parla
invece dell’applicazione forzata di spirali anticoncezionali. “Nei Paesi civili
la legge impone un periodo minino di tre mesi dopo il parto prima di poter
applicare la spirale. Qui i medici lo fanno due ore dopo il parto in maniera
coercitiva. Ciò provoca quasi sempre infezioni e infiammazioni tali da fornire
ai dottori il pretesto per eseguire l’isterectomia d’emergenza per ragioni
mediche”.
Punizioni ai medici
disobbedienti. Ovviamente le autorità smentiscono che il piano di controllo
delle nascite preveda simili procedure. Ma le numerose testimonianze di donne
raccolte
da varie associazioni non governative uzbeche e anche i racconti anonimi di
vari dottori dicono il contrario. E a rafforzare la tesi di un piano
governativo ben più rigido di una normale campagna di educazione e
sensibilizzazione, ci sono numerosi casi, raccolti nell’inchiesta dell’Iwpr, di
licenziamento in tronco di dottori che “non sono riusciti a rispettare gli
obiettivi governativi di riduzione delle nascite nei loro distretti”.
E i medici che denunciano il fenomeno, vengono ridotti al
silenzio.
Gulchekhra Okhunova, 32 anni, aveva già avuto quattro figli.
“Sono andata all’ospedale per praticare un aborto. Alla fine dell’operazione mi
sono trovata senza utero. Quando me ne sono accorta mi sono infuriata con i
dottori, che mi hanno risposto ‘Hai già quattro figli, quindi non hai più
bisogno del tuo utero’. E ora ho contratto un’infezione che mi costringe a
letto”. L’utero di Gulchekhra è finito in mano alla già citata patologa Gulbahor
Turaeva, la quale ha visto che l’organo era sanissimo e che perciò non vi era
alcuna ragione medica per asportarlo. Dopo aver visto che nella sua cartella
clinica l’isterectomia non era nemmeno stata riportata, la dottoressa Turaeva
ha deciso di vederci chiaro. “Ho sporto denuncia al Dipartimento Sanitario
regionale di Andijan”, racconta la patologa all’Iwpr. “La risposta mi ha
lasciata di stucco: mi hanno detto di farmi gli affari miei. Pochi giorni dopo
il dottore che ha praticato l’isterectomia mi ha addirittura offerto duecento
dollari per riavere indietro l’utero di Gulchekhra. Allora ho scritto una
lettera al Ministero della Sanità, ma non ho mai ricevuto risposta. In compenso
il dottore ha aumentato la sua offerta a mille dollari più la promessa di un
lavoro al Ministero”.