04/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il regime uzbeco sterilizza forzatamente le donne delle campagne
Di Malik Boboev,
Galima Bukharbaeva
e Yusuf Rasulov* 
 
Donna uzbeca con i suoi figli
Khulkaroi Abdullaeva, 31 anni, è già madre di due figli. E’ entrata in ospedale con le doglie il 17 febbraio. “Appena le contrazioni sono diminuite i dottori mi hanno avvolto una coperta attorno alla pancia e hanno cominciato a stringere tirando i lembi, fino a strapparla. Ho provato un dolore atroce e ho perso coscienza. Ovviamente ho perso anche il bambino. Mentre ero ancora priva di sensi mi hanno praticato l’isterectomia, asportandomi completamente l’utero. L’ho scoperto solo una volta a casa. Da allora sono costretta a letto, non riesco ad alzarmi e a camminare dal dolore. Perché mi hanno reso un’invalida?! Io volevo avere altri figli!”.
Anche Feruza Ashurova, 25 anni, è madre di due bambini. A marzo è stata ricoverata per un aborto spontaneo. “Sanguinavo molto, ma il mio utero era sano. I dottori, senza dirmi nulla, mi hanno praticato un’isterectomia”.
Stessa età e provenienza Nodira Samatova: “Dopo aver dato alla luce mio figlio avevo un po’ di febbre, e senza il mio consenso mi hanno asportato l’utero”.
Sono solo alcune delle testimonianze raccolte nel corso dell'inchiesta dell’Institute for War and Peace Reporting (Iwpr) su uno sconcertante fenomeno che sta emergendo in Uzbekistan: una campagna governativa segreta di sterilizzazione forzata delle donne nelle regioni rurali del Paese.
 
Donne uzbeche al lavoro nei campiEliminare i poveri più che la povertà. Alcuni dottori uzbeki hanno raccontato all’Iwpr che esiste un decreto riservato del Ministero della Salute, del 2000, che ordina la riduzione del tasso di natalità nelle aree rurali del Paese, suggerendo di praticare isterectomie e di applicare spirali alle donne subito dopo il parto. Il regime del presidente Islam Kharimov (tristemente noto per le gravissime violazioni dei diritti umani, e in particolare per il sistematico uso della tortura nelle carceri) ha effettivamente avviato un programma ufficiale per il controllo delle nascite al fine di rallentare la crescita della popolazione ed evitare una situazione demografica incompatibile con le scarse risorse del territorio (acqua e terreni coltivabili). Si prevede che, all’attuale tasso di crescita (il più elevato dell’Asia Centrale), gli uzbechi nel 2005 arriveranno ad essere 30 milioni dagli attuali 26 milioni e mezzo. E questo creerebbe dei gravi problemi in un paese povero come l’Uzbekistan, tra i più poveri delle ex repubbliche sovietiche. Da qui la decisione del regime di bloccare le nascite. Ma in una società tradizionalista, rurale e di religione islamica come quella uzbeca (dove le donne si sposano intorno ai 18 anni e hanno mediamente quattro o cinque figli) la persuasione non dà molti frutti. Così Kharimov ha optato per la coercizione, ordinando la sterilizzazione forzata. Per eliminare i poveri, più che la povertà. Quella povertà di cui il suo malgoverno è il principale responsabile.
 
Una madre uzbeca con suo figlioSenza rispetto per i diritti e la salute delle donne. Gulbahor Turaeva, direttrice del Dipartimento di Patologia della regione di Andijan, ha raccontato ai giornalisti dell’Iwpr che solo in questa zona del Pease e solo nel periodo settembre-dicembre 2004 lei ha contato ben 207 casi di asportazione di uteri sani, cioè non motivati da ragioni mediche d’emergenza. Operazioni condotte in quasi tutti i casi senza alcun consenso delle interessate. Oltre alla violazione dei più basilari diritti, questa pratica provoca dei danni enormi alla salute fisica e mentale delle donne.
“Queste ragazze si sentono frustrate per il fatto di non poter più avere figli, si sentono menomate, invalide e spesso lo diventano davvero a causa delle gravi infezioni derivanti dall’isterectomia. Molte si ammalano e non possono più camminare per lunghi periodi, quindi nemmeno lavorare nei campi”.
Sahiba Casanova, ginecologa della stessa regione, parla invece dell’applicazione forzata di spirali anticoncezionali. “Nei Paesi civili la legge impone un periodo minino di tre mesi dopo il parto prima di poter applicare la spirale. Qui i medici lo fanno due ore dopo il parto in maniera coercitiva. Ciò provoca quasi sempre infezioni e infiammazioni tali da fornire ai dottori il pretesto per eseguire l’isterectomia d’emergenza per ragioni mediche”.
 
Donne uzbeche in preghieraPunizioni ai medici disobbedienti. Ovviamente le autorità smentiscono che il piano di controllo delle nascite preveda simili procedure. Ma le numerose testimonianze di donne raccolte da varie associazioni non governative uzbeche e anche i racconti anonimi di vari dottori dicono il contrario. E a rafforzare la tesi di un piano governativo ben più rigido di una normale campagna di educazione e sensibilizzazione, ci sono numerosi casi, raccolti nell’inchiesta dell’Iwpr, di licenziamento in tronco di dottori che “non sono riusciti a rispettare gli obiettivi governativi di riduzione delle nascite nei loro distretti”.
E i medici che denunciano il fenomeno, vengono ridotti al silenzio.
Gulchekhra Okhunova, 32 anni, aveva già avuto quattro figli. “Sono andata all’ospedale per praticare un aborto. Alla fine dell’operazione mi sono trovata senza utero. Quando me ne sono accorta mi sono infuriata con i dottori, che mi hanno risposto ‘Hai già quattro figli, quindi non hai più bisogno del tuo utero’. E ora ho contratto un’infezione che mi costringe a letto”. L’utero di Gulchekhra è finito in mano alla già citata patologa Gulbahor Turaeva, la quale ha visto che l’organo era sanissimo e che perciò non vi era alcuna ragione medica per asportarlo. Dopo aver visto che nella sua cartella clinica l’isterectomia non era nemmeno stata riportata, la dottoressa Turaeva ha deciso di vederci chiaro. “Ho sporto denuncia al Dipartimento Sanitario regionale di Andijan”, racconta la patologa all’Iwpr. “La risposta mi ha lasciata di stucco: mi hanno detto di farmi gli affari miei. Pochi giorni dopo il dottore che ha praticato l’isterectomia mi ha addirittura offerto duecento dollari per riavere indietro l’utero di Gulchekhra. Allora ho scritto una lettera al Ministero della Sanità, ma non ho mai ricevuto risposta. In compenso il dottore ha aumentato la sua offerta a mille dollari più la promessa di un lavoro al Ministero”.
 
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Uzbekistan