04/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A processo Lynndie England, protagonista dello scandalo di Abu Ghraib
Una delle foto-simbolo di Abu Ghraib: Lynndie England tiene al guinzaglio un detenuto irachenoIl cerchio di Lynndie England sta per chiudersi, un anno dopo la pubblicazione delle fotografie che disgustarono il mondo. Il volto più famoso dello scandalo degli abusi di Abu Ghraib, la soldatessa-ragazzina con il detenuto nudo al guinzaglio, la riservista che giocava a fare la dura puntando le dita a mo’ di mitragliatrice verso i genitali dei prigionieri, conoscerà questa settimana il suo futuro. Mentre i generali statunitensi di alto grado in Iraq sono stati scagionati una settimana fa da ogni responsabilità per le torture nelle carceri, lei, la “mela marcia”, dovrà rispondere di quegli atti davanti ai giudici della corte marziale di Fort Hood, nel Texas. Per i sette reati che le vengono imputati rischia fino a 11 anni di carcere. Ma la England ha scelto di patteggiare e di riconoscere le sue responsabilità: ciò le farà evitare il processo e dovrebbe garantirle una sostanziosa riduzione della pena.
 
Ad Abu Ghraib i prigionieri venivano denudato e sottoposti a pratiche umiliantiIl patteggiamento. Le udienze del giudice militare, il colonnello James Pohl, sono iniziate ieri e termineranno entro venerdì 6. Ma già lunedì la England è stata chiamata alla sbarra per dare la sua versione dei fatti. Ed è stata un’ammissione di colpevolezza: “Sapevo che quello che stavo facendo era moralmente e legalmente sbagliato”, si è giustificata. La riservista della West Virginia – uno Stato rurale dove per molti giovani l’unica speranza concreta di lavoro è arruolarsi nell’esercito – ha raccontato di essere stata praticamente costretta a posare in quelle foto. Troppo forti erano le pressioni dei suoi commilitoni e in particolare di Charles Graner, l’altro volto-simbolo delle torture ad Abu Ghraib che in quel periodo faceva coppia proprio con lei. “Avrei potuto dire di no, ma ho scelto di fare quello che i miei amici volevano facessi”, ha detto al giudice. Dopo le ammissioni, due dei nove capi di imputazione contro la England sono stati fatti cadere. La pena massima prevista non è più di 16 anni e mezzo, ma di 11. Secondo alcune fonti militari anonime citate dal New York Times, verosimilmente però la soldatessa sarà condannata a non più di due anni e mezzo di reclusione.
 
La England con Charles Graner, condannato a 10 anni per il suo coinvolgimento nelle torture. Ai tempi di Abu Ghraib Graner e la England erano fidanzati. Dalla coppia è nato un figlio.I condannati finora. Lynndie England è l’ottavo soldato statunitense incriminato per le torture di Abu Ghraib. Quattro membri della 372esima compagnia di polizia militare – la stessa della England – e due ufficiali minori dell’intelligence militare hanno patteggiato e sono stati condannati con pene fino agli otto anni di reclusione. Charles Graner, l’ex fidanzato della England e padre del bambino che la riservista ha partorito in ottobre, è l’unico soldato arrivato fino al processo e quello che finora ha ricevuto la condanna più pesante: dieci anni. Considerato dai giudici il “capobanda” degli aguzzini di Abu Ghraib, Graner ha rifiutato di vedersi appiccicata addosso l’etichetta di mela marcia numero uno, dichiarando al suo processo che le tecniche di interrogatorio violente venivano incoraggiate dai suoi superiori. Ha voluto fare la parte del duro sprezzante fino in fondo, ma il suo tentativo di coinvolgere gli alti ufficiali non ha avuto molto successo. L’unico pezzo grosso ad aver pagato – in termini di carriera, non penalmente – è il generale Janis Karpinski, responsabile delle prigioni irachene al tempo dello scandalo: è stata degradata a colonnello. Per la giustizia militare gli altri, dal comandante delle truppe Usa in Iraq generale Ricardo Sanchez, al segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, sono tutti innocenti. E con la condanna di Lynndie England, la mela marcia numero due, sulle torture di Abu Ghraib gli Stati Uniti avranno messo definitivamente una pietra sopra.

Alessandro Ursic

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