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Sono iniziate ieri le elezioni parlamentari in India. L’elettorato è
tra i più numerosi al mondo: circa 600 milioni di persone dai 18 anni
in su chiamati a scegliere 543 membri del Parlamento, mentre il clima è
tra i più incerti. Fin dalla vigilia, in vari Stati e Unioni del Paese
(in tutto sono 35), si sono susseguiti attacchi ai seggi e attentati a
esponenti politici. L’India, gigante democratico, non può dimenticare
di essere afflitta da almeno tre conflitti che si concentrano nelle
zone più povere e popolose: l’estremo nord, il centro e le appendici
orientali. “Rapporti di violenze – scrive il quotidiano The Hindu –
sono arrivati oggi (20 aprile 2003) – da Jammu e Kashmir (nord),
Chhttisgarh, Jharkhan e Bihar (centro), Mizoram (est). Finora sono
state uccise 18 persone”.
“Circa 22.600 seggi sono ultra sensibili e 43.732 sensibili.”, ha reso
noto la Commissione elettorale indiana. Le cifre sono macrospiche: oggi
si vota in 13 Stati e tre Unioni elettorali per stabilire 141 seggi. Le
elezioni sono state dilazionate in quattro turni, ognuno a distanza di
una settimana circa. L’ultimo sarà il 10 maggio, mentre i risultati
saranno comunicati solo tre giorni più tardi. Non sono mancati
attentati mirati a personalità politiche nelle zone a rischio, come
nelle grandi città. A Bangalore, ad esempio, martedì mattina è stato
mosso un attacco contro una macchina del seguito di Sangliana,
candidato locale del Bharatiya Janata Party (Bjp), partito guida della
maggioranza governativa. Nei giorni scorsi altri due sostenitori del
Bjp erano scampati a due tentativi di ucciderli nello Stato meridionale
dell’Andra Pradesh e in quello centrale del Bihar.