12/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il meteorologo di 'Che tempo che fa' commenta i catastrofici eventi ambientali in Russia e Pakistan

Dottor Mercalli, il clima è veramente impazzito?

Prendendo uno per uno questi fenomeni, essi possono anche avere il carattere di casualità, insito nella variabilità del clima. Il fatto che li vediamo svolgersi tutti insieme, in varie zone del mondo, ma soprattutto che sono coerenti con gli scenari climatici emersi già vent'anni fa, non fanno che confermare le previsioni. Non sono una sorpresa. Se si leggono i rapporti sui cambiamenti pubblicati negli anni '80, si vede che lo scenario anticipato è esattamente questo. Ondate di calore anche nelle zone settentrionali del globo e precipitazioni intense nel resto del mondo, specialmente nel subcontinente indiano. Quindi possiamo dire che i sintomi corrispondono alla diagnosi.

Quello che si sta verificando in queste settimane con una violenza quasi inattesa, sia in Russia, che in Pakistan, che in Cina era prevedibile?
Esattamente. Tutto era stato previsto.

Qual'è il contributo dell'uomo?

Il contributo dell'uomo non saprei dirglielo esattamente, se lo sapessi avremmo risolto tutto. Certo, il contributo dell'uomo alla composizione chimica dell'atmosfera c'è e si vede. La faccenda dei gas serra ha una chiara impronta umana. Da qui alla reazione del sistema climatico, non è che si può fare una statistica, o dare un numero, sarebbe fuorviante.

I catastrofici allarmi dei climatologi sul surriscaldamento del globo non sono stati 'inventati', quindi...
Il costrutto dei cambiamento climatico regge. Mettiamo insieme l'evento russo, senza precedenti noti, con le straordinarie piogge monsoniche che hanno devastato una zona semidesertica del Pakistan e della Cina, le alluvioni del centro Europa di queste ore, l'ammanco di circa un milione e mezzo di chilometri quadrati di ghiaccio marino artico e il collasso delle fronti dei ghiacciai groenlandesi, il record mondiale di caldo per il semestre gennaio-giugno, il ghiacciaio Capricorn precipitato venerdì a Pemberton, vicino a Vancouver, insieme a quaranta milioni di metri cubi di fango e roccia, seconda frana per dimensioni nella storia del Canada, e tanti altri fenomeni di tale portata: diventa difficile non considerarli come sintomi del cambiamento climatico.

Luca Galassi

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