11/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Non si arrendono le famiglie degli scomparsi algerini, anche se il governo ne vieta le manifestazioni

scritto per noi da
Laura De Santi

Non si arrendono le mogli, le madri e le sorelle delle migliaia di desaparecidos, sequestrati in Algeria dalla forze di sicurezza e dai gruppi armati di matrice islamica, nel decennio nero della guerra civile negli anni Novanta.

Come ogni mercoledì, da dodici anni a questa parte, anche oggi, primo giorno di un rovente Ramadan, decine di persone, in gran parte donne, si riuniranno davanti alla sede della Commissione Nazionale per i Diritti dell'Uomo (Cncppdh).
Forse oggi saranno ancora più numerose del solito. Mercoledì 4 agosto, infatti, ''le forze dell'ordine hanno vietato la manifestazione'', come si legge in un appello diffuso dal Collettivo delle famiglie degli scomparsi e dall'associazione Sos Disparus, ''un divieto che è l'incarnazione della violazione dei diritti delle vittime e dell'arroganza delle autorità nei loro confronti. Non cederemo alla repressione arbitraria. Le famiglie degli scomparsi continueranno a esercitare, con ogni mezzo pacifico, le loro libertà d'espressione e di manifestazione, illegalmente confiscate''.

La manifestazione, ridotta ai minimi termini in particolare dopo l'entrata in vigore, nel 2006, della Charta per la Pace e la Riconciliazione Nazionale, voluta dal presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, ''è un atto simbolico di resistenza contro l'oblio e l'impunità''.
''Vogliamo solo ricordare'', dicono i parenti delle vittime, ''che migliaia di scomparsi algerini non sono stati ritrovati e che i loro familiari vivono quotidianamente l'insopportabile assenza inspiegata di un figlio, di un genitore, di una persona cara, nell'indifferenza delle autorità''.
Tra i punti più controversi della Charta c'è il divieto, pena il carcere, ''di nuocere alle istituzioni della Repubblica, indebolire lo Stato, infangare l'onore dei suoi agenti che l'hanno degnamente servito, offuscare l'immagine dell'Algeria sul piano internazionale''.
Inoltre, secondo Sos Disparus, le autorità hanno previsto dei risarcimenti per le famiglie delle vittime, che devono però ''dichiarare la morte degli scomparsi che vengono classificati come terroristi''.