09/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Portano cure e informazioni ai villaggi isolati sul corso del Bramaphutra

Se il paziente non va all'ospedale, l'ospedale va al paziente.
In India succede così dal 2005, da quando cioè è comparsa sul fiume Brahmaputra, nello Stato nordorientale dell'Assam, la prima Akha ("speranza" in assamese).
Create dal Centre for North East Studies and Policy Research (C-Nes), le barche della speranza portano i servizi sanitari essenziali a villaggi privi di ogni struttura medica e spesso isolati a causa delle inondazioni.
Ma non solo: supportano l'attività di prevenzione con una capillare campagna informativa presso le popolazioni locali.

Un occhio di riguardo va infatti al tema della contraccezione e al problema della mortalità materna e infantile.
Secondo l'International Center for Research on Women, circa metà delle donne indiane si sposa prima dei 18 anni e nel subcontinente vive un terzo delle spose-bambine al mondo. Molte di loro restano incinte prima dei 15 anni, un'età nella quale morire di gravidanza o parto è cinque volte più probabile di quando se ne hanno 20 o poco più (tra i 15 e 19 anni le probabilità restano comunque doppie). Delle donne che ogni anno muoiono di parto nel mondo, una su quattro è indiana: circa 70mila.

Nel 2005 il governo ha quindi lanciato un programma collegato agli Obiettivi del Millennio per ridurre il tasso di mortalità materna. A livello nazionale è calato dalle 677 morti ogni 100mila parti del 1980 alle 254 del 2008. L'Assam però fa ancora registrare percentuali quasi doppie: 480 su 100mila.
Ed ecco le Ship of hope, descritte dalla reporter newyorkese Hanna Ingber Win in un recente lavoro per Pulitzer Centre.
Per inciso, la medicina che diffondono non è solo umana ma, date le caratteristiche dei luoghi, anche veterinaria.

E' una tipica innovazione dal basso, così efficace da conquistarsi il patrocinio dell'Unicef e collezionare premi umanitari in giro per il mondo.
La prima barca, ancora in servizio, era lunga 22 metri e larga 4. A bordo c'era una sala di pronto soccorso con relative medicine, cabine per il personale medico e l'equipaggio, una cucina, i bagni, un magazzino, un generatore e una cisterna d'acqua da 200 litri.
Ora sono dieci e si calcola che complessivamente abbiano già raggiunto circa 200mila abitanti sparsi nelle 465 isole sul corso del Brahmaputra.
Ma non finisce qui, perché si stima che abbiano un potenziale bacino d'utenza di circa un milione di persone: circa un terzo della popolazione colpita dalle alluvioni nell'Assam.

Gabriele Battaglia

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