Accordo inatteso. Il governo dà 3.200 ettari ai cocaleros. 'Coca Zero' è fallita
E' il momento che i cocaleros aspettavano da sempre: il tramonto di “Coca
Zero”, politica governativa concretizzatasi alla fine degli anni Novanta, ma
dagli anni Settanta al primo posto nell’agenda delle relazioni tra Bolivia e Stati
Uniti. E' da allora che il Chapare, distretto di Cochabamba da dove ha origine
la gran parte delle esportazioni di coca boliviana, è teatro di sradicamenti e
fumigazioni che hanno messo in ginocchio migliaia di coltivatori. Un’emergenza
di cui si è fatto
portavoce il Mas, Movimento al Socialismo, guidato da Evo Morales, che grazie
al suo crescente peso politico e sociale, ha reso la vita difficile al governo
e agli Usa. Alle ultime elezioni il Mas ha infatti preso il 20,95 per cento dei
voti imponendosi come terzo partito del Paese e principale dell’opposizione. Successo
ottenuto con una politica fatta di manifestazioni di massa, picchettaggi, blocchi
stradali.
“Il Ministro per lo sviluppo sostenibile ha firmato con Evo Morales una storica
carta – racconta Mirko Pozzi, cooperante in Bolivia, a Chochabamba - Dopo anni
e anni di lotta è un’ottima cosa. Erano mesi che la situazione nel Chapare era
incerta ma tranquilla. Poi tutto è precipitato. La scorsa settimana i cocaleros,
esasperati, hanno attaccato il quartier generale della Unità di lotta antidroga
(Umopar), che era accampato nella regione boliviana per procedere allo sradicamento
delle coltivazioni. L’esercito ha risposto sparando e ha ucciso
un coltivatore. La tensione è salita alle stelle. I cocaleros decisi a non mollare
hanno presidiato i territori. Evo Morales si è quindi imposto: ha chiesto immediatamente
una tavola rotonda per risolvere una volta per tutte la questione e l’ha ottenuta.
Sono stati quattro giorni di assidue discussioni, durante le quali sia i cocaleros
sia gli esecutori materiali del programma ‘Coca zero’ si sono fermati in trepidante
attesa. E il risultato è importantissimo. Finalmente il Chapare potrà attraversare
un periodo di serenità e le prospettive affinché questo possa diventare la regola,
la normalità, sono molto buone”.

Il governo, dunque, continuerà a sradicare al di fuori di questa sorta di area
protetta, di riserva dei cocaleros, ma questi potranno continuare a praticare
un’attività che da sempre dà loro di che vivere. La non è una droga. E’ una pianta
sacra che gli abitanti delle aree andine vanno producendo da millenni. Una profezia
dice che per gli indios è la forza, la vita. E’ un elemento spirituale che permette
di entrare in contatto con le divinità. E’ sacra e millenaria e per colpa degli
occidentali, che la usano per estrarne droga, si sta tramutando nella fonte di
tutti i loro guai. Ma i cocaleros non ci stanno. La hoja de coca fa parte della
loro quotidianità. Il popolo dei cocaleros vive ad altitudini impensabili, in
comunità rurali che non hanno abbastanza cibo per sfamarsi e che vedono in quella
pianta una fonte di
sostentamento. E’ricca di proprietà medicinali comprovate scientificamente. E’
molto nutriente e contiene sali minerali e vitamine in abbondanza.
“La 'hoja de coca' – ha spiegato Carlos Terrazas Orellana, storico specializzato
in antropologia all’Università di Parigi, ed esperto della regione andina – è
molto diffusa nei paesi delle Ande e viene consumata come alimento base. E’ da
sempre considerata una pianta miracolosa, dotata di virtù straordinarie. E’ stato
l’Occidente a rovinare tutto. Da quando vi hanno estratto la cocaina, la
panacea si è trasformata in un’arma fatale. Gli interessi politico-economici
si sono impadroniti della controversia e hanno penalizzato la pianta sacra degli
indios, condannandola a sparire”. Fino ad ora, almeno.
Per questo il gesto del governo Mesa è interpretato dai boliviani come una svolta,
che potrebbe aprire una vera alternativa all’errata correlazione coca-cocaina
e aprire la strada a un riscatto sociale per questa categoria di “socialmente
esclusi”.
“E si tratta di un accordo che non si esaurisce qui – riprende Pozzi – dato che
le parti si sono impegnate a concludere in un anno lo studio sui possibili utilizzi
legali della foglia della coca. E’ questo che rende tutto ancora più significativo”.
La guerra dei cocaleros delle Ande mira a far aprire gli occhi ai governi e alle
comunità internazionali sulle proprietà farmaceutiche della pianta. Inoltre vuol
chiarire che la cocaina sia solo l’uno per cento delle sostanze da estrarre dalla
foglia. E la prima
battaglia decisiva sembra vinta.
“Sono tutti molto sorpresi, qui in Bolivia, tutti molto contenti, ma una domanda
è sorta spontanea: come reagirà l’ambasciata americana?" aggiunge il cooperante
italiano in Bolivia. "Le questioni sono due: o gli Usa, per adesso, ne sono rimasti
completamente fuori e reagiranno nei prossimo giorni, oppure, ed è più probabile,
Mesa aveva già un accordo con l’ambasciata prima di scendere a compromessi con
Morales. Non so, è un’idea che ci siamo fatti un po’ tutti qui, discutendo del
problema. Naturalmente gli Stati Uniti non possono dare esplicitamente l’ok, ma
sono stati in qualche modo d’accordo su questa sorta di concessione. Chissà cosa
pretendono in cambio?”.
Comunque sia, per i poveri campesinos de la coca è una conquista. “Pacificare il Chapare per un anno significa dare tranquillità
ad una zona importantissima – sottolinea Mirko Pozzi – e concedere un po’di respiro
al Paese. Questo è l’importante. Se ci sia sotto dell’altro, per adesso, non conta.
Sono anni
che Evo Morales e i suoi cercano di far passare almeno la soluzione dei 3200
ettari ma il freno degli Usa ha sempre bloccato ogni slancio. Qualcosa sta cambiando,
dunque, e anche Mesa ha messo a segno una grande vittoria”