06/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Ibran Mustafic, ex SDA ora leader dell'associazione delle Madri di Srebrenica, contro la distensione con la Serbia

di Francesca Rolandi e Christian Elia

Ibran Mustafic è una di quelle persone destinate a far discutere. Subito prima del collasso della ex Jugoslavia, nel 1990, si formano i partiti politici in attesa delle prime elezioni multipartitiche in Jugoslavia dopo la Seconda Guerra mondiale. E' l'ultimo atto del Paese costruito sul mito partigiano dal maresciallo Tito (morto nel 1980), ma è anche il primo atto dell'ascesa dei nazionalismi che genererà il sanguinoso conflitto degli anni Novanta. Mustafic è presidente del comitato direttivo dell'associazione Madri di Srebrenica e di Podrinje ed ex membro fondatore del SDA, il partito guidato da Alija Izetbegovic fino alla morte di quest'ultimo nel 2003 e ancora al potere in Bosnia-Erzegovina. Mustafic è stato espulso dal partito nel 1994, dopo essere scampato a due attentati contro di lui da parte di nazionalisti serbi, per quanto lui accusi elementi del SDA nel suo libro Planirani haos (Caos pianificato), dove accusa anche gli alti comandi dell'esercito bosniaco di crimini contro serbi e bosgnacchi (musulmani di Bosnia) e di avere deliberatamente sacrificato Srebrenica nel 1995 per fini politici. Accuse come pietre, che gli hanno attirato molte critiche: da quella di usare l'associazione per fini personali all'accusa di spionaggio in favore dei serbi durante l'assedio di Srebrenica. Mustafic, inoltre, è membro del National Congress of Republic Bosnia and Herzegovina, un movimento bosgnacco radicale guidato da Muhamed Borogovac che accusano Izetbegovic di aver venduto il Paese con gli Accordi di Dayton, accettando il riconoscimento dell'autoproclamata Repubblica Srpska (dei serbi di Bosnia). L'11 luglio 2010, in occasione della cerimonia per le vittime di Srebrenica, Mustafic ha denunciato di essere stato trattenuto dala polizia che gli ha impedito l'accesso al Memoriale di Potocari (dove riposano le vittime dell'eccidio) e di averlo rilasciato solo alla fine della cerimonia.

IL VIDEO ESCLUSIVO DI PEACEREPORTER DEL FERMO DI MUSTAFIC ALL'INGRESSO DEL MEMORIALE DI POTOCARI L'11 LUGLIO 2010

La celebrazione dell'11 luglio, a Srebrenica, quest'anno non è stata come le precedenti. Cosa è successo?
Crediamo che la Bosnia-Erzegovina di Dayton, genocida e criminale, e i rappresentanti di quel prodotto genocida, giocano sul fattore tempo. Il tempo è alleato di una politica traditrice, affinché la vittima di un genocidio riesca ad abituarsi al fatto che il genocidio è un mezzo tramite il quale si possono determinare costituzionalmente entità statali di nuova formazione. Per questo per i traditori è molto importante rappresentare e convincere il mondo che una sistemazione costituzionale genocida è cosa fatta e finita. A noi fa molto piacere che il mondo veda che anche tra la gente comune esiste una voglia di ribellarsi.

L'11 luglio le madri di Srebrenica non hanno parlato pubblicamente durante la cerimonia. Perché?
Le vittime del genocidio hanno potuto solo alzare le spalle e piangere. La possibilità di parola è stata data solo a coloro che continuano a presentare lo stato esistente come un dato di fatto.
E' inconcepibile che qualcuno a nome delle vittime richieda delle "scuse", come se a Potocari qualcuno avesse involontariamente pestato un piede a una vittima. Noi non abbiamo bisogno di nessuna scusa, a noi servono il diritto e la giustizia, e il nostro diritto deriva dalla condanna del Tribunale internazionale di giustizia, che dice in modo decisivo quello che è successo.

Non pensa proprio che il presidente serbo Boris Tadic abbia fatto il primo passo con le migliori intenzioni?
Con la sua venuta Tadic ha fatto solo un passo istituzionale, sicuramente saggio, nell'interesse di una soluzione il più favorevole possibile della questione serba. Il nostro problema non è Tadic. Il nostro problema sono i vertici politici e religiosi bosgnacchi, che attraverso il premier turco Erdogan vorrebbero mettere in gioco un tradimento storico delle vittime del genocidio. I nostri traditori cercano di identificarci con i turchi. Se alle vittime del genocidio bisogna offrire la speranza di avere amici nel mondo, allora noi come vittime di un genocidio diciamo ad alta voce che per noi l'Austria o il Vaticano sono decisamente amici migliori della Turchia. E in tutto ciò la politica turca non vede che sulla Bosnia si fa un precedente che le tornerà indietro come un boomerang, tutti i diritti che nella Repubblica di Bosnia-Erzegovina possono avere i serbi, devono averli anche i curdi in Turchia.

Secondo lei quale avrebbe potuto essere il primo passo?
Il primo passo è l'implementazione della sentenza della Corte di giustizia internazionale e l'annullamento delle conseguenze del genocidio, e questo passo significa il ritorno dell'unica e legale costituzione della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina.

Giudica positivamente il fatto che Tadic non sia andato a Bratunac, dove il giorno dopo la cerimonia di Srebrenica si commemorano le vittime serbe?
A noi pesa la sua visita a Potocari, che è veramente abietta e negativa. Prima del suo arrivo abbiamo detto che per noi tutti sono benvenuti nella repubblica di Bosnia-Erzegovina e che le sue visite in qualsiasi parte della Repubblica di Bosnia-Erzegovina sono sue cose personali.

Per quanto riguarda l'SDA, quanto l'eredità del 1995 può garantire un sostegno popolare senza tempo?
L'SDA ha un'eredità per la quale dovrebbe essere proibito per legge, perché i suoi rappresentanti nella Repubblica di Bosnia-Erzegovina hanno compiuto il crimine di tradimento, ma a noi non interessa qualsiasi partito politico che accetti una costituzione genocida come status legale. La nostra strada è quella della giustizia. Il cammino del tradimento è quello della politica.

Parole chiave: ibran mustafic, sda, srebrenica
Categoria: Guerra, Politica, Storia
Luogo: Bosnia Erzegovina