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di Francesca Rolandi e Christian Elia
Muhamed Borogovac, ex professore universitario di matematica a Tuzla, è tra i fondatori del National Congress of Republic Bosnia and Herzegovina, movimento della diaspora nazionalista bosgnacca (musulmani di Bosnia) negli Stati Uniti nato in opposizione al SDA, partito nazionalista fondato nel 1990 da Alija Izetbegovic (morto nel 2003), che ha guidato la comunità bosgnacca durante il conflitto e dopo gli Accordi di Dayton che - nel 1995 - hanno posto fine alla guerra nella ex-Jugoslavia.
Borogovac e altri ex militanti del SDA accusano Izetbegovic e il partito di aver 'venduto' la Bosnia-Erzegovina, riconoscendone con la firma di Dayton la forma attuale: l'unione federale tra la Repubblica Srpska (dei serbi di Bosnia) e la Federazione croato-musulmana (che unisce i bosgnacchi e i croati del Paese). Secondo l'ultima costituzione della ex-Jugoslavia, la Bosnia-Erzegovina era considerata una delle repubbliche fondanti senza alcun riferimento a un'indipendeza serba. Per Borogovac, quindi, Dayton ha di fatto riconosciuto l'aggressione serba durante il conflitto. Ennesimo motivo di attrito tra SDA e il National Congress of Republic Bosnia and Herzegovina è stata la visita del presidente serbo Boris Tadic (per la prima volta) alla commemorazione ufficiale dell'eccidio di Srebrenica, avvenuta l'11 luglio 2010. Borogovac e altri hanno respinto il gesto di Tadic e, nell'intervista a PeaceReporter, ne spiega i motivi e le ripercussioni che, a suo dire, questo potrà avere sulle prossime elezioni presidenziali in Bosnia-Erzegovina, previste per il 2 ottobre 2010.
Davvero pensa che Tadic non abbia voluto fare un primo passo con buone intenzioni?
La venuta di Tadic a Srebrenica non si basa su buone intenzioni, ma esclusivamente sugli interessi della Serbia. Eccovi alcuni fatti: vi ricordiamo che nemmeno a Srebrenica Tadic ha chiesto scusa per il genocidio. Tempo fa, al parlamento serbo, sotto pressione dell'Europa, è passata una dichiarazione su Srebrenica. Ma nemmeno in quella dichiarazione viene utilizzata la parola genocidio per descrivere quello che è successo a Srebrenica, ma solo la parola 'crimine' e 'uccisione di massa'. Perché era necessario che la parola genocidio si trovi esplicitata nelle scuse della Serbia? Perché la parola ha un significato specifico. La parola genocidio contiene una dimensione politica del crimine di 'uccisione di massa' e spiega che all'uccisione di massa si è arrivati con la motivazione politica dello sterminio di un popolo, che è un progetto ragionato, e non un fatto casuale, conseguenza di un caos senza ragioni.
La differenza tra le parole genocidio e uccisione di massa è la stessa che passa tra omicidio premeditato e preterintenzionale. E per questo a Tadic è stata necessaria una visita a Srebrenica in questo momento. Se vi ricordate, per il decimo anniversario dell'eccidio di Srebrenica, il parlamento europeo ha posto l'arresto di Ratko Mladic (comandante militare dei serbi di Bosnia durante l'eccidio di Srebrenica ndr) come condizione di ammissione nell'Unione Europea per la Serbia. Invece la Serbia è rimasta testarda e non ha arrestato Mladic e allora gli amici della Serbia in Europa hanno iniziato a fare lobby affinché la Serbia continui sulla via dell'ammissione in Europa anche senza l'arresto di Mladic. In quel senso è molto utile per Tadic il fatto che i media mondiali abbiano rappresentato una calorosa accoglienza al presidente serbo da parte dei politici bosniaci sul luogo del crimine, affinché passi il messaggio che anche gli stessi bosniaci si sono lasciati tutto alle spalle e non ci siano ragioni per cui l'Europa continui a persegua la Serbia. Al contrario, anche se la gente è stata fortemente controllata durante quella manifestazione e non tutti sono potuti venire al funerale, il popolo ha comunque fischiato sia Tadic che i politici bosgnacchi per quella politica traditrice. Quindi, gli è stata rovinata l'occasione di mostrare che il popolo si è pacificato con questo stato di ingiustizia. Il popolo cerca ancora giustizia per Srebrenica, ma questa non è la Republika Srpska (dei serbi di Bosnia). Il perché i politici bosgnacchi abbiano cercato di aiutare la Serbia è un'altra storia. In sintesi, i politici bosgnacchi sono il fondo morale del popolo bosgnacco, persone senza dignità, che per i loro interessi personali vendono quelli del popolo.
Secondo lei quale potrebbe essere il primo passo di distensione tra Serbia e Bosnia-Erzegovina?
L'unica linea giusta che Tadic potrebbe seguire è che la Serbia la smettesse di dare appoggio politico alla Repubblica Srpska, che, come sapete, è nata dall'aggressione e dal genocidio.
Per esempio quando l'Unione Europea ha richiesto che la polizia in Bosnia-Erzegovina venisse riformata, che si sciogliessero le polizie etniche e si organizzassero unità funzionali al posto di quelle formate secondo l'attuale principio etnico, la Repubblica non ha accettato. Ma avendo in mente che la Repubblica è solo la quinta colonna della Serbia, si capisce come la Serbia persegua ancora una politica di distruzione della Bosnia-Erzegovina, al fine di legalizzare i risultati del genocidio, con il quale la Serbia cerca di ottenere la metà del territorio della Bosnia-Erzegovina sotto la forma di Republika Srpska nella prima fase.
Giudica positivamente il fatto che Tadic non sia andato a Bratunac, alla commemorazione delle vittime serbe della guerra che avviene il giorno dopo Sebrenica?
Tadic non è andato a Bratunac per ragioni tattiche, perché in tal modo avrebbe rovinato la buona impressione di sé che voleva lasciare all'Europa. Quindi, lo ha fatto per i suoi interessi, non perché la politica della Serbia sia cambiata, e non dobbiamo ringraziarlo. Oltre a ciò, quella commemorazione è del tutto senza basi, inventata. In innumerevoli processi è stato provato che i civili serbi che sono morti nelle azioni dell'esercito della repubblica di Bosnia-Erzegovina, in realtà, erano i custodi dell'assedio intorno a Srebrenica. L'unico abitante di Srebrenica che è stato condannato all'Aja (sede del Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia ndr) per i civili serbi è il comandante militare di Srebrenica, Naser Oric, ma è stato punito solo con il tempo trascorso in carcere durante il processo e appena il processo è finito è stato subito rimesso in libertà.
Per quanto riguarda l'SDA, quanto l'eredità della fine della guerra può garantire ancora un sostegno popolare?
I bosgnacchi sono convinti che lo SDA abbia tradito la Bosnia-Erzegovina perché erano corrotti, ma è più probabile che i capi del SDA siano stati preparati da parte della polizia jugoslava per prendere il potere in mezzo ai bosgnacchi affinché il progetto della Grande Serbia non avesse problemi in Bosnia Erzegovina, perché la conquista serba venisse firmata e legalizzata dagli stessi bosgnacchi.
In queste elezioni, forse, lo SDA non vivrà un tracollo assoluto e una scomparsa dalla scena politica perché in Bosnia il popolo tifa per i partiti come per le squadre di calcio, senza riflettere a fondo. Comunque a breve l'SDA finirà nell'immondiziaio della storia, se non ne entreranno in possesso i patrioti. Il problema della Bosnia Erzegovina sta nel fatto che lo SDA, vedendo che gli elettori gli voltano le spalle, ha messo i suoi uomini, presunti dissidenti, a capo di nuovi partiti, in modo da continuare il progetto di distruzione della Bosnia-Erzegovina anche dopo lo SDA. Haris Silajdzic (rappresentante musulmano della presidenza tripartita della Bosnia ndr) era un uomo chiave dell'SDA, ma ha fondato il Partito per la Bosnia-Erzegovina per captare gli insoddisfatti. Allo stesso modo appare ora Fahrudin Radoncic (proprietario e fondatore del gruppo editoriale Dnevni Avaz, candidato alle prossime elezioni presidenziali ndr), un altro uomo chiave del SDA, che forma il nuovo Partito per un futuro migliore. Quindi, in Bosnia Erzegovina, il popolo non si divide tra patrioti e collaboratori dei distruttori del Paese, ma tra i patrioti che desiderano una Repubblica di Bosnia-Erzegovina non possono avere un partito perché ciò è loro proibito dalla costituzione di Dayton.
Parole chiave: bosgnacchi, srebrenica, ratko mladic