06/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Uomini e donne civili addestrati dai soldati dell'esercito per difendere la Patria da un'eventuale aggressione

Ci sono stati che spendono miliardi in armamenti militari. Altri ancora hanno una Costituzione che vieta la presenza di un esercito. Poi, ci sono stati, in questo caso la Bolivia, che addestrano i loro cittadini per essere in grado di fronteggiare eventuali emergenze. Scatenando ovviamente un'ondata di polemiche.

La conferma arriva da fonti militari vicine al presidente boliviano Evo Morales. Il colonnello Ramiro Siles interpellato dai giornalisti curiosi di sapere ciò che stava accadendo, ha fatto sapere che esiste "la determinazione di offrire istruzione militare, teorica e pratica alla popolazione allo scopo di difendere la Patria davanti a qualunque eventualità". Dunque, un addestramento popolare che attraversa la nazione da nord a sud e da est a ovest, proprio come racconta il colonnello Siles. "Sono attività che svolgiamo con la popolazione per poterla istruire nel caso ci sia bisogno di difendere il nostro Paese".
Secondo alcuni articoli apparsi sui quotidiani nazionali da martedì le prime sessanta persone, soprattutto donne e tutti comunque adulti, hanno iniziato l'addestramento presso il Regimento de Fuerzas Especiales 12 Machego de Montero.
A chi chiedeva se l'addestramento militare della popolazione civile potesse essere considerato come l'inizio di un'eventuale guerra civile il colonnello ha risposto in modo semplice e chiaro: "No".
Nel frattempo la polemica è scoppiata. L'opposizione politica a Morales incalza. Il dito viene puntato contro l'addestramento della popolazione civile che, soprattutto i militanti filo autonomisti, ritengono pericoloso per la stabilità sociale. Anche perchè, dice il segretario generale della provincia di Santa Cruz, forse la più lontana dal punto di vista politico dal governo Morales, Roly Aguilera, nessuno sapeva nulla e la notizia dell'addestramento militare si è appresa dalla stampa.

"Vorremmo sapere - ha detto Aguilera - sotto quale legge e decisione si è iniziato questo tipo di addestramento e soprattutto perché tutto è iniziato in modo occulto, senza informazioni. Se è una cosa per tutti i boliviani, perché nessuno sapeva nulla? Insomma il governo deve fare le cose in modo trasparente prima che possa accadere che si interpretino male le cose" si è chiesto il segretario generale.
Il colpo di spugna intanto sembra essere pronto e l'opposizione politica gioca sullo stesso terreno del presidente Morales, la carta Costituzionale. Da Santa Cruz, infatti, stanno già lavorando a un documento che sottolinea come la decisione di iniziare il programma d'addestramento militare si ain netta contraddizione con l'articolo 10 della Costituzione che dichiara la Bolivia Stato pacifista, che promuove la cultura di pace e rifiuta le guerre.
Ma non è solo l'opposizione a storcere il naso davanti all'iniziativa. Anche la conferenza episcopale boliviana tramite il suo portavoce Marcial Chupinagua ha fatto sapere che l'iniziativa crea nel Paese "un clima di guerra, instabilità che non è certo positivo".

Alessandro Grandi

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