06/08/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Siccità e carestia abbattono la produzione e fanno salire i prezzi. La finanza aumenta l'effetto rincaro

La Russia ha annunciato il blocco temporaneo delle esportazioni di grano.
In una dichiarazione all'agenzia Interfax, il Primo ministo Putin ha dichiarato che la misura si è resa necessaria a causa "delle temperature molto alte e della siccità" e che riguarderà "grano e prodotti agroalimentari derivati".
Quello che sta affliggendo il Paese è il periodo secco più lungo degli ultimi cinquant'anni, a cui si aggiunge il danno ambientale degli incendi che hanno già distrutto oltre 712mila ettari di bosco (oltre 2500 chilometri quadrati), con il corollario di almeno 50 morti.

E così, secondo stime ufficiali, la produzione russa passerà quest'anno dai consueti 90 milioni di di tonnellate a 70-75 milioni, determinando un aumento dell'inflazione 2010 fino a 7-7,5 punti percentuali contro i 6,3 previsti.
Ma il calo dell'export russo ha forti ricadute anche sui mercati internazionali.
A luglio si è già registrato un aumento del prezzo del grano del 40 per cento; a breve anche per le decisioni annunciate da Putin, si prevede un'ulteriore balzo in alto.
Soffrono soprattutto i Paesi che dipendono dall'import per nutrirsi.
L'Egitto, il maggiore importatore di grano al mondo, ha appena acquistato 180mila tonnellate di grano russo al prezzo di 270 dollari alla tonnellata. Il 31 luglio costava 238 dollari.
A livello globale, gli analisti prevedono un rincaro di tutti i prodotti alimentari da qui a fine anno.

Questa è l'economia tradizionale: quando c'è scarsità di un bene, il suo prezzo aumenta.
Ma non tutti sanno che il grano, come del resto tutte le commodities, movimenta il mercato finanziario nella sua veste più speculatrice.
Stiamo parlando di "prodotti derivati", intesi qui non come pasta o pane, bensì come strumenti finanziari che "scommettono" sul fatto che un titolo o - come nel caso del grano - un bene, aumenti o cali di prezzo in un determinato periodo. E' quasi certo che queste "scommesse" moltiplicano l'effetto rialzo.

Sul mercato dei derivati non si scambia solo il grano che esiste effettivamente, bensì anche il grano ipotetico - cartaceo come i titoli che lo rappresentano - e questo determina la volatilità dei prezzi al di là della domanda e dell'offerta reali.
Sul sito di Nouriel Roubini, l'economista-guru salito all'onore delle cronache per aver previsto la crisi finanziaria con un anno di anticipo, si ipotizza per esempio che dopo i primi rialzi alcuni investitori istituzionali come gli hedge fund si siano trovati "corti", cioè con pochi titoli a disposizione. Sono quindi corsi a comprarne altri e il prezzo è salito una prima volta. Se però un autorevole fondo speculativo (gestito magari da una nota banca d'affari) fa incetta di un determinato titolo, tutti corrono a fare lo stesso. E così si scatenano ulteriori rialzi.

Nessuno sa quantificare esattamente il peso della componente finanziaria nei rincari del grano.
Ma sta di fatto che la carestia è un fatto per lo più naturale, la speculazione no.

Gabriele Battaglia

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