03/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli accusati della strage di Casablanca rifiutano il cibo e chiedono giustizia
una donna marocchina mostra la foto di un parente ucciso negli attentati del 16 maggio 2003 a casablancaSciopero della fame. “Da lunedì 2 maggio iniziamo uno sciopero della fame illimitato. Questa è solo l'ultima tappa della battaglia per il riconoscimento dei nostri diritti. Ci sono state fatte delle promesse durante dei negoziati precedenti con le autorità, ma queste non sono state rispettate”. Questo è un brano di un comunicato diffuso da quattro sceicchi marocchini detenuti nel carcere di Kenitra, in Marocco, e pubblicato dal quotidiano spagnolo El Mundo. All'appello degli sceicchi della prigione di Kenitra si sono uniti altri detenuti nelle prigioni di Fez, Casablanca, Rabat, Sidi Karem, Uxda, Mejnes, Agadir, Nador, Jarida e Mohameddia, per un totale di 1200 detenuti. La rivolta ha un obiettivo chiaro, spiegato nel comunicato. “Chiediamo l'apertura di un’ inchiesta internazionale sugli attentati di Casablanca del 16 maggio 2003”.  I prigionieri che hanno cominciato lo sciopero della fame sono tutti coinvolti nelle indagini per l'attacco terroristico che costò la vita a 45 persone. I detenuti appartengono a gruppi religiosi islamici d'ispirazione salafita (che interpretano l'Islam in modo rigido e arcaico), hanno sempre sostenuto la propria estraneità ai fatti e chiedono di non essere giudicati in Marocco. Per gli attacchi, che furono tre nello stesso giorno, non arrivò mai una rivendicazione. Il governo del re Mohammed VI reagì varando una legislazione speciale anti-terrorismo e arrestando quasi 100 persone in pochi giorni. Tutti condannati poco dopo a morte o a pene detentive molto lunghe. Il re aveva più volte accennato alla possibilità di riconsiderare la posizione dei prigionieri salafiti, ma non l'ha mai fatto. Il 15 aprile scorso, in occasione della circoncisione di Muolay el-Hassan, erede al trono di due anni, sono stati liberati 7000 detenuti per un'amnistia che il re del Marocco ha concesso come è solito fare per gli eventi importanti. Aveva fatto lo stesso in occasione del suo matrimonio con la principessa Lalla Salma Bennani. Nessuna delle due amnistie ha interessato i salafiti e lo sciopero della fame è scattato immediatamente.
 
i rottami dei treni dell'attentato dell'11 marzo a madridIl dubbio. Dal giorno dell'attentato il governo marocchino, in nome della guerra globale al terrorismo, ha imposto un regime poliziesco nei confronti dei militanti di formazioni islamiche. Solo che mai, in nessuna maniera, si è riusciti a dimostrare che gli attentati del maggio 2003 fossero stati organizzati da formazioni politiche marocchine d'ispirazione islamica. Gli elementi che fanno dubitare che i reali responsabili siano stati assicurati alla giustizia sono molti. Il primo dubbio è sorto quando, in maniera terribile, la Spagna è stata attaccata dal terrorismo. Le bombe che hanno colpito i treni dei pendolari l'11 marzo nella penisola iberica sono costate la vita a circa 200 persone e, secondo la magistratura spagnola, venivano da ambienti islamici fondamentalisti marocchini. Secondo i giudici di Madrid, la mano era la stessa dell'attacco a Casablanca. Ma non erano stati tutti assicurati alla giustizia? I sospetti che qualcosa non quadrasse sono aumentati il 15 dicembre 2004 quando, in Spagna, sono state arrestate alcune persone nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati di Madrid. E ancora il 13 aprile scorso, in Svizzera, è stato arrestato Mohammed Acraf (almeno questo è uno dei molti nomi con i quali è conosciuto), coinvolto sempre secondo i giudici di Spagna, nel tentativo di organizzare un altro attentato a Madrid e di far parte del gruppo dell'11 marzo. Quindi siamo di fronte a indagini ancora in corso e a terroristi internazionali che non sono stati ancora fermati. Inoltre è perlomeno strano che questi detenuti non siano mai stati in qualche maniera messi a disposizione degli Stati Uniti che, come spiega bene un articolo di Stephen Grey su Le Monde Diplomatique,  dal giorno dell'attacco alle Torri Gemelle hanno imposto agli alleati una sorta di 'diritto di prelazione’ sui detenuti in odore di al-Qaeda. Tutti quelli che sono in galera da due anni e, almeno secondo le organizzazioni internazionali che difendono i diritti umani, vengono torturati dalla polizia marocchina, sono le persone giuste? E se la risposta è no, perché sono stati condannati a morte o a pene durissime?
 
il re mohammed VI del maroccoPolitica terroristica. Il senso dello sciopero della fame dei detenuti sembra essere proprio questo: chiedere l'intervento della giustizia internazionale perché il processo cominci da capo e con essa l'inchiesta sui reali responsabili della strage. Ma per quale motivo il Marocco dovrebbe condannare degli innocenti? E perchè i detenuti salafiti ritengono di essere vittime di una macchinazione?
Probabilmente la risposta va cercata molto lontano, prima degli attentati di Casablanca, e precisamente nelle elezioni del settembre del 2002. Mohammed VI aveva fatto delle elezioni politiche libere e trasparenti un fiore all'occhiello del nuovo corso inaugurato con la sua  salita al trono alla morte del padre, Hassan II. Il risultato delle urne però si rivelò piuttosto deludente per lui, sostenitore di un Islam moderato e filo occidentale. Infatti il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, formazione d'ispirazione salafita, aveva guadagnato ben 42 seggi (rispetto ai 12 che aveva) in Parlamento. Le elezioni amministrative previste pochi mesi dopo furono rinviate, seguendo il modello di quanto accaduto con esiti drammatici in Algeria molti anni fa, per contenere la crescita del movimento salafita. In molti hanno letto questo avvenimento come un colpo di coda di Mohammed VI che cerca di applicare una serie di riforme che gli permetta di ancorare saldamente il Marocco al mondo occidentale. I salafiti rappresentano un problema e si oppongono alla riforma del Codice di Famiglia e ad altre iniziative del monarca che sostiene invece apertamente l'Islam moderato. Il dubbio è che i salafiti paghino più la loro crescita nel Paese che non reali responsabilità negli attacchi a Casablanca. Ma questo, se si rivelasse corretto, porrebbe il problema dell'ingiusta condanna d'innocenti e quello di non essere riusciti ad assicurare alla giustizia dei pericolosi terroristi. Sembrerebbe uno dei casi nei quali la lotta al terrorismo è stata usata per saldare conti politici interni e questo sarebbe difficile da spiegare ai parenti delle vittime di Madrid.

Christian Elia

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