stampa
invia
Sciopero della fame. “Da lunedì 2 maggio iniziamo uno sciopero della fame illimitato. Questa è solo
l'ultima tappa della battaglia per il riconoscimento dei nostri diritti. Ci sono
state fatte delle promesse durante dei negoziati precedenti con le autorità, ma
queste non sono state rispettate”. Questo è un brano di un comunicato diffuso
da quattro sceicchi marocchini detenuti nel carcere di Kenitra, in Marocco, e
pubblicato dal quotidiano spagnolo El Mundo. All'appello degli sceicchi della prigione di Kenitra si sono uniti altri detenuti
nelle prigioni di Fez, Casablanca, Rabat, Sidi Karem, Uxda, Mejnes, Agadir, Nador,
Jarida e Mohameddia, per un totale di 1200 detenuti. La rivolta ha un obiettivo
chiaro, spiegato nel comunicato. “Chiediamo l'apertura di un’ inchiesta internazionale
sugli attentati di Casablanca del 16 maggio 2003”. I prigionieri che hanno cominciato
lo sciopero della fame sono tutti coinvolti nelle indagini per l'attacco terroristico
che costò la vita a 45 persone. I detenuti appartengono a gruppi religiosi islamici
d'ispirazione salafita (che interpretano l'Islam in modo rigido e arcaico), hanno
sempre sostenuto la propria estraneità ai fatti e chiedono di non essere giudicati
in Marocco. Per gli attacchi, che furono tre nello stesso giorno, non arrivò mai
una rivendicazione. Il governo del re Mohammed VI reagì varando una legislazione
speciale anti-terrorismo e arrestando quasi 100 persone in pochi giorni. Tutti
condannati poco dopo a morte o a pene detentive molto lunghe. Il re aveva più
volte accennato alla possibilità di riconsiderare la posizione dei prigionieri
salafiti, ma non l'ha mai fatto. Il 15 aprile scorso, in occasione della circoncisione
di Muolay el-Hassan, erede al trono di due anni, sono stati liberati 7000 detenuti
per un'amnistia che il re del Marocco ha concesso come è solito fare per gli eventi
importanti. Aveva fatto lo stesso in occasione del suo matrimonio con la principessa
Lalla Salma Bennani. Nessuna delle due amnistie ha interessato i salafiti e lo
sciopero della fame è scattato immediatamente.
Il dubbio. Dal giorno dell'attentato il governo marocchino, in nome della guerra globale
al terrorismo, ha imposto un regime poliziesco nei confronti dei militanti di
formazioni islamiche. Solo che mai, in nessuna maniera, si è riusciti a dimostrare
che gli attentati del maggio 2003 fossero stati organizzati da formazioni politiche
marocchine d'ispirazione islamica. Gli elementi che fanno dubitare che i reali
responsabili siano stati assicurati alla giustizia sono molti. Il primo dubbio
è sorto quando, in maniera terribile, la Spagna è stata attaccata dal terrorismo.
Le bombe che hanno colpito i treni dei pendolari l'11 marzo nella penisola iberica
sono costate la vita a circa 200 persone e, secondo la magistratura spagnola,
venivano da ambienti islamici fondamentalisti marocchini. Secondo i giudici di
Madrid, la mano era la stessa dell'attacco a Casablanca. Ma non erano stati tutti
assicurati alla giustizia? I sospetti che qualcosa non quadrasse sono aumentati
il 15 dicembre 2004 quando, in Spagna, sono state arrestate alcune persone nell'ambito
dell'inchiesta sugli attentati di Madrid. E ancora il 13 aprile scorso, in Svizzera,
è stato arrestato Mohammed Acraf (almeno questo è uno dei molti nomi con i quali
è conosciuto), coinvolto sempre secondo i giudici di Spagna, nel tentativo di
organizzare un altro attentato a Madrid e di far parte del gruppo dell'11 marzo.
Quindi siamo di fronte a indagini ancora in corso e a terroristi internazionali
che non sono stati ancora fermati. Inoltre è perlomeno strano che questi detenuti
non siano mai stati in qualche maniera messi a disposizione degli Stati Uniti
che, come spiega bene un articolo di Stephen Grey su Le Monde Diplomatique, dal giorno dell'attacco alle Torri Gemelle hanno imposto agli alleati una
sorta di 'diritto di prelazione’ sui detenuti in odore di al-Qaeda. Tutti quelli
che sono in galera da due anni e, almeno secondo le organizzazioni internazionali
che difendono i diritti umani, vengono torturati dalla polizia marocchina, sono
le persone giuste? E se la risposta è no, perché sono stati condannati a morte
o a pene durissime?
Politica terroristica. Il senso dello sciopero della fame dei detenuti sembra essere proprio questo:
chiedere l'intervento della giustizia internazionale perché il processo cominci
da capo e con essa l'inchiesta sui reali responsabili della strage. Ma per quale
motivo il Marocco dovrebbe condannare degli innocenti? E perchè i detenuti salafiti
ritengono di essere vittime di una macchinazione?Christian Elia