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scritto per noi
da Chiara Jalkh
Uno schermo gigante, affinché le immagini arrivino alle file più lontane. Due posters di carri armati e aerei militari israeliani abbattuti dalla resistenza islamica, per ricordare gli eroi di quella guerra.
Una bandiera libanese affiancata da quella del movimento sciita Hezbollah. Questo è lo sfondo nello stadio al-Raya, periferia sud di Beirut, in occasione del quarto anniversario della "vittoria divina", durante la guerra del 2006 tra Hezbollah e Israele. Attraverso quello schermo gigante parlerà il "sayyed della Resistenza", ("sayyed" perché discendente dalla famiglia del Profeta), Hasan Nasrallah, segretario generale del partito di Dio dal 1992.
Davanti allo schermo è lunga la fila di sedie di plastica marrone pronte ad accogliere coloro che Nasrallah chiama "ashraf nass", le persone nobili, provenienti dalla Bekaa, dal Sud e da Beirut per festeggiare l'anniversario della vittoria.
Lo stadio al Raya comincia a riempirsi mentre delle transenne gialle dividono la zona degli uomini da quella delle donne. È qui che le tasharifat, le volontarie del partito di Dio si occupano del servizio d'ordine, controllano gli ingressi e indicano a tutte dove sedersi.
La gente arriva a poco a poco, in autobus o automobili, porta con sé il giallo di Hezbollah, il rosso del Libano, il nero del partito nazional-socialista siriano o il verde del "serai" libanese, un gruppo della resistenza armata non strettamente sciita ma che abbraccia anche le altre confessioni, creato dall'Hajj Radwan, nome di battaglia di Imad Mughniyye, capo militare di Hezbollah assassinato a Damasco il 14 febbraio 2008.
Dahyye, periferia sud di Beirut, tristemente famosa per i bombardamenti dell'aviazione israeliana subiti durante il luglio 2006, in questa afosa serata è lì raccolta a festeggiare. La strada che porta allo stadio è chiusa al traffico mentre gli Indibat, la polizia di Hezbollah, controlla gli accessi. Per le strade gli inni della resistenza e della vittoria si mescolano al fumo dei narguile che esce dai vari caffè e ristoranti presenti nella zona, tutti provvisti di schermi giganti per seguire il discorso del segretario generale del partito.
Un gruppo di donne brandendo un grande poster di Nasrallah prende posto su quelle sedie di plastica marrone mentre le volontarie del partito di Dio distribuiscono bottiglie di acqua e fazzolettini. "Hasan Nasrallah promette sempre la vittoria" dice a voce alta Umm Ali, una donna sui quarant'anni mentre saluta Umm Ibrahim, arrivata dal sud per assistere al discorso del Sayyed. "Non abbiamo paura, Dio è con noi e sarà sempre con noi", ripete Hajja Wafa'a.
Alle sette e trenta circa lo schermo si accende. La televisione al- Manar, organo del Partito di Dio, trasmette immagini dell'aggressione israeliana a Adeisse, villaggio al confine tra il Libano e Israele, dove nel pomeriggio di martedì hanno perso la vita 2 soldati libanesi, un giornalista del quotidiano al Akhbar e un ufficiale israeliano, a seguito di scontri tra i due eserciti. Lo scambio di artiglierie è cominciato a seguito di un tentativo, da parte dell'esercito israeliano, di tagliare degli alberi in territorio libanese al fine di installare delle videocamere.
Con l'inno libanese e poi quello del partito di Dio si apre il festival. Il sayyed Hasan Nasrallah appare sullo schermo gigante, la folla lo saluta, come sempre chiamandolo Abu Hadi, dal nome del suo figlio Hadi morto nel 1997 durante i combattimenti contro l'esercito israeliano. Nasrallah ricorda che sono loro "la gente della resistenza" e comincia il suo discorso.
"La resistenza ad Adeisse era pronta e vigile ed era a conoscenza di quello che stava accadendo ma ha preferito ricevere ordini dall'esercito libanese prima di compiere qualsiasi atto. Solo se l'esercito libanese lo vorrà combatteremo al loro fianco". Ha poi aggiunto "lo scenario potrebbe non essere lo stesso in caso di un nuovo attacco israeliano contro i soldati libanesi", che ha definito "nostri fratelli e nostri amati".
Secondo il segretario generale del partito di Dio l'aggressione israeliana contro il Libano, la sua terra e la sua sovranità non ha mai avuto termine ma continua in altri modi. Dall'agosto 2006 ha ricordato Nasrallah "sono circa 7000 le violazioni da parte israeliana della sovranità libanese e di queste violazioni il mondo preferisce non parlare", ha aggiunto. "Quello che è accaduto nel pomeriggio (ieri ndr) è un'ennesima prova".
Nella seconda parte del discorso Nasrallah ha affrontato la questione del tribunale internazionale, che indaga sui presunti colpevoli dell'assassinio dell'ex primo ministro Rafiq Hariri, il 14 Febbraio 2005 a Beirut. Nasrallah ha rifiutato le voci di un presunto coinvolgimento nell'assassinio di Hariri di alcuni membri "indisciplinati" del partito di Dio, e si è detto pronto a dare delle prove tangibili di un coinvolgimento israeliano in questo attentato durante una conferenza stampa fissata per lunedì 9 agosto. "Dopo questa conferenza le autorità libanesi dovrebbero prendere l'iniziativa e considerare seriamente i fatti rivelati", ha aggiunto.
Elogiando nella terza parte del discorso la vittoria del 2006 e le vittorie a venire, il segretario generale ha lasciato il pubblico con una domanda e una risposta che è sembrata essere diretta più a Israele che alla sua gente. "L' obiettivo nella guerra del 2006 era quello di far cadere Hezbollah e la resistenza", chiedendo poi "questa sera vi faccio una domanda e voi risponderete, la gente che ha vinto la guerra del 2006 può abbandonare la resistenza?".
"La gente più nobile che ha offerto nobili martiri alla sua terra non potrà mai allontanarsi dalla strada della resistenza", ha concluso.
Parole chiave: hezbollah, rafik hariri, hassan nasrallah