Gli oscar dei blog, strumenti per la libera espressione e il diritto di informarsi

Reporters Sans
Frontieres ha lanciato una iniziativa per promuovere lo sviluppo
dell’informazione in rete, si tratta di un riconoscimento ai blog internazionali
che meglio hanno servito la causa della libertà di stampa e del diritto
all’informazione. Alla competizione partecipa una selezione di blog da tutto il
mondo, pagine che vengono aggiornate regolarmente da giornalisti, individui o
gruppi non legati ad organizzazioni governative. Questa iniziativa ha, tra gli
altri, lo scopo di valorizzare le iniziative editoriali “fatte in casa”, su un
piano differente rispetto al rigore della stampa tradizionalmente intesa. I
diari online vengono considerati come azioni di resistenza individuale, perché,
come ricordano gli organizzatori, oltre un terzo della popolazione mondiale
vive in paesi dove la libertà di stampa viene negata; in questi luoghi le
persone che rivendicano il diritto all’informazione rischiano di essere
incarcerati, spesso con pene pesanti. L’eccezionale sviluppo che i blog hanno
conosciuto negli ultimi anni ha spinto le autorità più timorose del dissenso ad
elaborare sistemi di filtro per bloccare l’accesso alle pagine dal contenuto
scomodo o per controllare le frequentazione da parte dei cittadini nella rete
delle reti.
Una
finestra sul Medio Oriente. Questo è accaduto con particolare frequenza in diversi
paesi del vicino oriente. In Iran ad esempio le autorità hanno bloccato
l’accesso a migliaia di pagine giudicate non islamiche e hanno vincolato i
possessori di pagine internet a chiedere l’autorizzazione al Ministero per la
Dottrina Islamica. Siccome poi la legge iraniana non contempla pene detentive
per lesa maestà nei confronti delle autorità, i bloggers che si esprimono
contro il regime vengono spesso accusati di spionaggio o classificati tra i
nemici della rivoluzione. È accaduto ad Arash Sigarchi, il
più famoso blogger iraniano, arrestato nel gennaio 2005 e condannato a14 anni
di detenzione per spionaggio. Sigarchi, che gestisce il blog chiamato Panhjareh
Eltehab (finestra sull’ansietà) è oggi libero su cauzione, ma molti suoi
colleghi, come Mojtaba Saminejad
(man-namanam.blogspot.com) sono tuttora in carcere.
Anche in Tunisia la libertà di stampa nella rete è strozzata dai timori dei
conservatori, da una parte le autorità incentivano per scopi economici la
crescita di internet, dall’altro lasciano mani libere alla censura. Da anni le
associazioni per i diritti umani tunisine e internazionali accusano il governo
di
Tunisi di avere instaurato una dittatura dell’informazione. Un caso emblematico
è stato quello degli ‘Internauti di ‘Zarzis’, otto studenti sui vent’anni
arrestati per aver visitato pagine legate all’estremismo islamico e accusati di
cospirazione. Un’imputazione che ha portato a condanne dai 19 ai 26 anni di
reclusione.

Tra i paesi che faticano maggiormente a conciliare lo sviluppo
dell’information technology con la libertà di stampa e il diritto
all’informazione, si è fatto notare il Bahrain. Recentemente il ministero
dell’informazione dell’emirato ha imposto la registrazione obbligatoria per
tutti i siti web, parificando in questo modo le responsabilità di un blogger sui
contenuti che pubblica a quelle di una testata giornalistica a tutti gli
effetti. Secondo le autorità lo scopo del decreto sarebbe quello di tutelare i
diritti d’autore dei webmaster, ma questo provvedimento minaccia anche di
snaturare lo strumento delle pagine dei diari personali, impedendo tra l’altro l’interattività
attraverso scambio di commenti coi lettori.
Le difficoltà e i rischi connessi all’attività di cybergiornalista o
cyberdissidente hanno avuto anche l’effetto collaterale di moltiplicare i
contatti tra i blogghers di tutto il mondo, che sempre più spesso si linkano a
vicenda, lanciano e ospitano campagne di solidarietà reciproca e in sostegno dei
colleghi
arrestati. È accaduto con la campagna per la liberazione di Sigarchi e anche in
Bahrain, due dei blog inseriti tra le candidature di RSF si sono fati portatori
di appelli per sensibilizzare l’opinione dei loro concittadini contro le
restrizioni imposte dal governo e per la liberazione dei detenuti per reati di
opinione.