30/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La difficile partita politica del sindaco di Città del Messico, Lopez Obrador, contro i suoi detrattori.
Il sindaco di Città del Messico Lopez ObradorLopez Obrador, 52 anni, è un uomo molto amato non solo a Città del Messico, di cui è il sindaco, ma anche nel resto del Paese. Gli strati più deboli della popolazione, poveri ed emarginati lo adorano. Il suo motto, “Nuova economia, una nuova politica e una nuova convivenza sociale con più giustizia e meno disuguaglianze”, unito ad una amministrazione quasi perfetta della città, lo hanno fatto balzare prepotentemente in cima alle preferenze per le elezioni presidenziali che si terranno l’anno prossimo. Il sindaco di Ciudad del Mexico, è  considerato da molti la persona più adatta a condurre il Messico verso un futuro di stabilità politica e pace sociale. Amlo (così viene affettuosamente chiamato dalle iniziali dei suoi nomi, Andres Manuel Lopez Obrador), per la sua innegabile voglia di aiutare i più bisognosi ha però da qualche settimana, un grave problema politico. Il frutto del peccato è una strada. Una strada che avrebbe facilitato l’accesso ad un ospedale pubblico e che sarebbe dovuta sorgere su un terreno privato. Rinviato a giudizio per abuso di potere rischia di non poter partecipare alle elezioni e, in un futuro non troppo lontano, addirittura il carcere.
 
La sfida. E dunque una vicenda giudiziaria ha scatenato una vera e propria partita politica: fra il sindaco della capitale (fra più popolose città del mondo con i suoi circa 15 milioni di abitanti) uomo del centro-sinistra, sostenuto anche dalla società civile, e il governo centrale messicano, capeggiato dal presidente conservatore, Vincente Fox del Pan (Partito de Accion Nacional) spalleggiato dagli alleati del Pri (Partito Revolucionario Istituzional).
Il presidente messicano Vicente Fox Al centro delle polemiche che hanno travolto Lopez Obrador c'è quella banalissima strada. Il governo ha accusato il sindaco della capitale di non aver rispettato una sentenza del tribunale  secondo la quale gli si ordinava di sospenderne la costruzione. La strada sarebbe dovuta passare su alcuni terreni privati, che quindi andavano espropriati. Di qui la denuncia per ‘abuso di potere’.
La grande maggioranza della società civile messicana crede che la messa in stato d’accusa (il famoso “impeachment”, la rimozione da un ruolo istituzionale per atti illeciti nell'esercizio delle funzioni di governo) sia solo un motivo banale, un tentativo di “golpe preventivo” per escludere dalla campagna elettorale del 2006, quello che è il principale favorito, Obrador appunto.
 
Giustizialismo messicano. Come avviene spesso in Messico il giustizialismo la fa da padrone. Non è la prima volta che accade che i rappresentanti del governo “utilizzino” la magistratura per eliminare i candidati favoriti alle elezioni. “Come ad esempio è avvenuto nel 1988. Di fatto Cardenas, candidato di una coalizione di opposizione (il PRD ancora non esisteva), vinse le elezioni e Salinas gli fregò la vittoria con una delle frodi più clamorose della storia politica mondiale” racconta Gianni Proiettis, scrittore e giornalista esperto di politica messicana che continua: “Stavano contando i voti elettronicamente. Ad un certo punto, quando lo spoglio la bandiera messicana vedeva Cardenas in netto vantaggio, vi fu un black out completo di tutto il sistema nazionale di computo. Al momento della riparazione del danno, la tendenza era favorevole a Salinas. Ad un certo punto si decise di calcolare scheda per scheda. Ma il Pri e il Pan decisero di bruciare le schede in omaggio alla ‘pacificazione’ nazionale. Cose da pazzi. Hanno anche cancellato le prove”.
 
La difesa. Amlo si è sempre difeso sostenendo di essere “vittima di un complotto. Non è una questione giudiziaria, ma politica. E’ un procedimento disonorevole per la nostra democrazia'”, definendo l’accusa a lui rivolta come “una farsa, una mascalzonata” e addirittura citando il presidente di Cuba Fidel Castro dicendo “la storia mi assolverà”.
La vicenda politica ha fatto smuovere anche il  Sub Comandante Insurgente Marcos, notoriamente silenzioso sui temi politici nazionali ''Si tratta di un colpo di stato preventivo'', ha fatto sapere dalle montagne del sud est messicano dove presumibilmente si nasconde.
Anche la società civile internazionale si è espressa in favore di Amlo ritenendo che l’impeachment avrebbe conseguenze disastrose sull’economia messicana, tesi sostenuta anche dal famoso quotidiano, Washington Post.
 
Lo zocalo di Città del Messico gremito di persone La protesta civile. Un milione di persone, poco più di 120mila secondo la polizia messicana, sono scese per le strade di Città del Messico il 24 aprile scorso invitate dallo stesso Obrador alla “resistenza civile”. Striscioni inneggianti al sindaco, ma in maggioranza contro il governo, hanno reso il clima piuttosto teso. Alla manifestazione ha partecipato lo stesso Amlo che ha confermato la sua intenzione di partecipare alla campagna elettorale eventualmente anche dal carcere. Dal canto suo il presidente Fox ha fatto sapere in un annuncio televisivo che il suo governo non “impedirà a nessuno di partecipare alla prossima campagna elettorale” per le presidenziali, garantendo che il processo elettorale per il 2006 sarà corretto e che tutti i partiti politici vi potranno partecipare a patto di non trasgredire alla legge.
 

Alessandro Grandi

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