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Ogni minuto una donna muore di parto: questo l’impressionante conteggio effettuato
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Who) perché ciascuno, nel suo piccolo, faccia la sua parte per cambiare questa
tragedia. Il bilancio attuale, che fra l’altro è sicuramente ottimistico rispetto
al quadro reale della situazione, parla di mezzo milione di madri morte ogni anno
per condizioni legate alla gravidanza o al parto. Decessi in gran parte prevenibili,
come viene dimostrato dalla distribuzione geografica delle percentuali registrate
nei Paesi in via di sviluppo: “Il 99 per cento di queste morti avviene nei Paesi
in via di sviluppo” ci spiega Xu Baert dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,
responsabile della comunicazione su questo dramma nascosto. “I tassi di mortalità
più alti si trovano nell’Africa Sub Sahariana, seguita dall’Asia Sud Centrale.
Recenti verifiche di Organizzazione Mondiale della Sanità, Unicef e Unfpa (United Nation Population Fund) mostrano che, nel corso di tutta la vita, una
donna che vive nell’Africa Sub Sahariana ha una probabilità su 16 di morire durante
la gravidanza o il parto. Per una donna che vive in regioni sviluppate si scende
a una su 2.800. Le donne corrono rischi maggiori in Sierra Leone e in Afghanistan,
dove una ogni sei muore per complicazioni collegate alla gravidanza o al parto.
Nella sola India, 136.000 donne perdono la vita durante la gravidanza e il parto
ogni anno. Infine, altri Paesi con una mortalità alta sono: Malawi, Angola, Niger,
Repubblica Unita della Tanzania, Rwuanda, Mali e Somalia”.
La situazione, come accennato, potrebbe addirittura essere peggiore e i numeri
potrebbero raddoppiare. In 62 Paesi infatti non ci sono dati registrati sulla
mortalità materna e queste nazioni coprono il 27 per cento delle nascite nel mondo.
Anche quando viene registrato un nuovo nato la morte della mamma è spesso classificata
in modo errato o addirittura dimenticata. Inoltre circa il 13 per cento di questi
decessi avviene a seguito di un aborto, condizione che spesso le persone vogliono
tenere nascosta. Infine i decessi avvengono spesso in casa o comunque non in ospedale
o in strutture sanitarie in grado di verificarne le cause. “Se le donne decedute
non vengono nemmeno conteggiate, allora sembra che non esistano. Siamo di fronte
a un’epidemia invisibile” afferma Joy Phumaphi, della direzione generale sulla
salute della famiglia e della comunità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Un’epidemia cui si affiancano dieci milioni di donne che, pur non avendo perso
la vita, soffrono per lesioni, infezioni o malattie conseguenti alla maternità.
Le cause di queste morti silenziose sono emorragie, infezioni generalizzate,
aborti pericolosi, eclampsia (comparsa di convulsioni legate a un marcato aumento
della pressione), parti complicati,( per cui sarebbe necessario un intervento
in ospedale), nella maggior parte risolvibili in condizioni di assistenza medica
e strutture sanitarie adeguate. Continua a spiegare Xu Baert: “Circa un milione
di neonati resta senza mamma ogni anno, come risultato dei decessi materni. Questi
bambini sono da 3 a 10 volte più a rischio di morte entro i due anni di età rispetto
a coloro che vivono con entrambi i genitori”.
Ridurre la mortalità materna fa parte degli otto obiettivi del millennio (Millenniun
Development Goals): il risultato da raggiungere è abbassare di tre quarti, fra
il 1990 e il 2015, il numero di donne che muoiono in seguito alla gravidanza o
al parto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità si sta impegnando per ottenere
tale risultato, affinché a tutte le future mamme possa essere offerta l’assistenza
professionale e sanitaria migliore possibile. “Alle condizioni attuali, sarà molto
difficile per molti Paesi in via di sviluppo raggiungere il Millennium Development
Goal. Questo è il motivo per cui invitiamo i giornalisti a essere nostri partner
nel sostenere la causa della salute materna e neonatale e nell’aumentare la consapevolezza
di tutti. Se ciascuno di noi in tutto il mondo aiuta nel diffondere le informazioni
raggiungeremo i nostro obiettivi più in fretta” conclude Xu Baert. “Le donne e
le loro famiglie devono sapere di aver bisogno di un aiuto professionale, le strutture
sanitarie devono diventare più accessibili, è necessario mostrare una maggiore
attenzione rispetto alla mancanza di medicine e di condizioni igieniche di base".
Valeria Confalonieri