Al via la marcia dei Sem Terra e dei movimenti contadini. In diecimila per la riforma

Sono pronti. Carichi di
determinazione. Decisi a farsi sentire, a farsi ascoltare, a ottenere quanto
spetta loro. Il momento è arrivato:
Movimento Senza Terra e movimenti sociali
di
Via Campesina partono oggi, primo maggio, da Goiania, per raggiungere Brasilia.
Cammineranno diciassette giorni. Una lunga marcia per ricordare al governo le
promesse non mantenute, i diritti mai rispettati, l’emergenza umanitaria di
decine di migliaia di persone, che vivono sotto la soglia di povertà solo
perché privati di una terra per ettari ed ettari lasciata incolta da avidi
fazendeiros.
La moltitudine. Un metodo di resistenza
sociale – quello di marciare per centinaia di chilometri – certo tradizionale
per i contadini. Ma questa volta tutto acquista
un significato diverso. Quella che parte oggi sarà la marcia di ben tredicimila
persone. Un'infinità. Uomini, donne, bambini, da 23 stati del Brasile,
cammineranno insieme e con voce unanime reclameranno
l’attenzione della società brasiliana sulla grave situazione di povertà e di
disuguaglianza nelle campagne. Il tutto cercando di evitare strumentalizzazioni.
Attenti al lupo. “Per i movimenti sociali
– spiega il direttore nazionale dell’Mst, Joao Pedro Stedile – la sfida ora è
riuscire a continuare a combattere per ottenere i miglioramenti necessari,
senza però radicalizzare la lotta e senza diventare opposizione al governo
Lula”. E’ questo il punto: evitare di cadere nella trappola tesa dai settori
conservatori e di destra, che altro non attendono se non una radicalizzazione
dei
metodi di protesta, in modo da esigere dal governo repressione e procedere di
conseguenza a screditarne idee e principi
di fronte al popolo. “In questo modo – prosegue Stedile – la destra brasiliana
raggiungerebbe i suoi obiettivi e guadagnerebbe su due versanti: da una parte
riuscirebbe ad arginare la crescita della lotta sociale e dall’altra
diffamerebbe il governo, screditandolo”.
No alla strumentalizzazione. Una marcia verso Lula,
dunque, non contro. Una marcia per ricordare a lui e al suo governo i passi da
percorrere per arrivare alla riforma agraria, per arrivare a sistemare le
370mila famiglie che ancora aspettano di essere insediate in un appezzamento,
come prevede il piano nazionale. “La Marcia può giocare un ruolo importante per
esempio al fine di modificare la tendenza ad eseguire tagli al bilancio del
Ministero dello sviluppo agrario, per pagare gli interessi del debito interno
ai banchieri – precisa Stedile – ma non vuole dare man forte a chi intende
screditare Lula”.
Una questione di priorità. Va da sé che il malcontento è tanto. Il Ministero
preposto alla riforma agraria ha appena subito un taglio di due miliardi di
real, a testimoniare che né la riforma né l’agricoltura familiare sono priorità
del governo. Una politica negativa e di totale inattività, dunque, che sta
causando molte gravi conseguenze. I contadini sono impazienti e di contro la
violenza nelle campagne cresce. I settori più violenti del latifondo hanno
deciso di agire per proprio conto, compiendo nuovamente azioni criminali come
il massacro di Felisburgo e
l’assassinio di Suor Dorothy. E la repressione ai
movimenti sociali è in costante incremento.
Lo si evince anche da
quella che l’Mst ha definito “offensiva dei grandi mezzi di comunicazione”. Da
sempre al fianco dei grandi gruppi economici e dei latifondisti, ultimamente
sembra stiano compiendo una vera e propria lotta ideologica per macchiare
l’immagine del Movimento Sem Terra. Obiettivo: costringere Lula e il
suo governo a prendere misure atte a tenerlo sotto controllo e far perdere al
movimento l’appoggio della società brasiliana e internazionale.
Sacrificio necessario. “Ma andremo a Brasilia e
denunceremo tutto”. Si avvicineranno al palazzo del governo e consegneranno ai
ministri dell’economia, dell’agricoltura e degli interni
un documento,
dettagliato e molto puntuale. Una cerimonia di consegna a cui seguirà una
manifestazione imponente.
“Se riusciremo in tutto
ciò – conclude Stedile – sarà anche per merito del continuo appoggio che
continuiamo a ricevere dall’estero, sia in forma economica che morale e politica.
Grazie a tutti. Far muovere tutti i giorni tredicimila persone, portando dietro
cucine, bagni e acqua è un grosso impegno, un sacrificio. Ma dobbiamo farlo
perché sarebbe molto peggio dover aspettare una vita, inermi, immobilizzati
dalla povertà e dall’ignoranza”.