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Libertà di stampa. Sulla decisione ha sicuramente pesato quello che è solo l'ultimo di una serie
di atti di repressione delle autorità marocchine nel Sahara Occidentale, occupato
nel 1975 dalle truppe di Rabat dopo la fine del protettorato della Spagna sulla
terra dei Saharawi. Radmund Steinsvag e Ann Torhid Nilsen, due reporter norvegesi,
sono stati arrestati dalla polizia marocchina il 17 aprile scorso mentre facevano
il loro lavoro. “Cercavamo di riprendere i pestaggi della polizia nei confronti
di manifestanti pacifici”, ha dichiarato Steinsveg, “quando gli agenti ci hanno
bloccato e sequestrato la fotocamera”. La manifestazione si svolgeva a El Aaiun,
la capitale del Sahara Occidentale, dove i Saharawi sfilavano lungo la centrale
Mecca street, di fronte all'hotel Negjir, sede della MINURSO nel Sahara occupato. Appena i Saharawi hanno cominciato
a gridare slogan contro l'occupazione, la polizia li ha brutalmente caricati.
A quel punto Steinsvag e Nilsen cercano di fare il loro lavoro, ma vengono portati
via con la forza. “Ci hanno trascianto nel commissariato di polizia e ci hanno
interrogato per un'ora. Poi ci hanno rilasciato”. Ormai il materiale era perduto,
ma i due reporter norvegiesi credevano che almeno fosse finita anche la brutta
avventura. Il giorno dopo quindi, 18 aprile, i due si recano alla sede della MINURSO
per intervistare alcuni membri della missione Onu e avere così informazioni sulla
situazione attuale. “Appena siamo arrivati davanti alla sede della MINURSO”, racconta
Steinsvag, “siamo stati fermati da agenti marocchini in borghese. Di nuovo ci
hanno portato in commissariato e, questa volta, ci hanno trattenuti per tre ore.
A quel punto Hamid Bahri, il capo della polizia marocchina a El Aaiun, ci ha 'invitato'
a salire in una macchina messa a nostra disposizione dalla polizia per farci accompagnare
a fare un'intervista a due uomini scelti da loro”. Le proteste dei due reporter
non servono a nulla e l'auto della polizia li porta davanti all'albergo Parador di El Aaiun. “Ci aspettavano due uomini e un interprete che si sono presentati
come attivisti saharawi a favore della sovranità marocchina, figurarsi!”, conclude
Steinsvag, “quando abbiamo finito questa farsa ci hanno rilasciato, ma ci hanno
invitati ad andare via”. Senza poter svolgere il loro lavoro.
La norma. Adesso i due giornalisti norvegiesi sono tornati a casa, ma la loro storia non
è affatto una rarità. Nel 2004 altri tre giornalisti norvegiesi che hanno denunciato
i metodi della polizia marocchina nei confronti della stampa. Erik Hagan, giornalista
free-lance, fu prelevato di notte dalla sua camera di albergo e 'deportato', come
commentò lui stesso, dai militari marocchini al confine con la Mauritania, dove
venne abbandonato a se stesso. A giugno del 2004 toccò a Tor Dagfinn Dommersnes
e Fredrik Refven, arrestati ed espulsi dal Sahara Occidentale occupato perchè
cercavano d'intervistare Ali Salem Tamek, un avvocato saharawi che si batte per
il rispetto dei diritti dei detenuti politici. L'incidenza di casi che coinvolgono
giornalisti norvegesi si spiega con l'attività del Norwegian Support Committe for Western Sahara, un'organizzazione che si batte per la libertà del popolo saharawi. L'associazione
ha protestato ufficialmente presso il governo di Oslo chiedendo che venga aperta
una inchiesta contro il governo del Marocco. Probabilmente questa polemica ha
spinto il Consiglio di Sicurezza a riconsiderare l'idea di ritirare gli osservatori.
La MINURSO è stata istituita nel 1991 per garantire il rispetto del cessate il
fuoco tra i militari marocchini e le milizie saharawi chiamate Fronte Polisario.
Inoltre avrebbe dovuto preparare il terreno al referendum per l'autodeterminazione
con il quale la popolazione saharawi avrebbe deciso tra una forte autonomia sotto
la sovranità marocchina e l'indipendenza vera e propria. Il Marocco ha boicottato
il referendum in tutti i modi e le Nazioni Unite, esasperate dalla politica di
Rabat, minacciavano il ritiro della MINURSO. Il problema è però che il ritiro
degli uomini delle Nazioni Unite lascerebbero totalmente soli i Saharawi che,
da un po' di tempo a questa parte, possono contare solo su qualche giornalista
norvegese coraggioso.Christian Elia