30/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Onu proroga la missione nel Sahara, e il Marocco continua a reprimere la stampa
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ieri a New York, ha votato una risoluzione che estende il mandato della MINURSO, la missione dell'Onu per il Sahara Occidentale, di altri sei mesi. Fino al 31 ottobre 2005 quindi. Il voto è stato in dubbio fino all'ultimo momento, visto che molti tecnici al Palazzo di vetro ritenevano ormai superfluo l'impegno in un territorio sostanzialente pacificato di una missione di osservatori. L'obiettivo di tagliare i costi delle missioni dei caschi blu all'estero è prioritario per il nuovo corso delle Nazioni Unite e molti scommettevano che avrebbe pagato il popolo Saharawi, vedendosi privato dell'unico strumento di tutela internazionale.
 
una donna saharawi lavora al telaio - foto di f.filippiniLibertà di stampa. Sulla decisione ha sicuramente pesato quello che è solo l'ultimo di una serie di atti di repressione delle autorità marocchine nel Sahara Occidentale, occupato nel 1975 dalle truppe di Rabat dopo la fine del protettorato della Spagna sulla terra dei Saharawi. Radmund Steinsvag e Ann Torhid Nilsen, due reporter norvegesi, sono stati arrestati dalla polizia marocchina il 17 aprile scorso mentre facevano il loro lavoro. “Cercavamo di riprendere i pestaggi della polizia nei confronti di manifestanti pacifici”, ha dichiarato Steinsveg, “quando gli agenti ci hanno bloccato e sequestrato la fotocamera”. La manifestazione si svolgeva a El Aaiun, la capitale del Sahara Occidentale, dove i Saharawi sfilavano lungo la centrale Mecca street, di fronte all'hotel Negjir, sede della MINURSO nel Sahara occupato. Appena i Saharawi hanno cominciato a gridare slogan contro l'occupazione, la polizia li ha brutalmente caricati. A quel punto Steinsvag e Nilsen cercano di fare il loro lavoro, ma vengono portati via con la forza. “Ci hanno trascianto nel commissariato di polizia e ci hanno interrogato per un'ora. Poi ci hanno rilasciato”. Ormai il materiale era perduto, ma i due reporter norvegiesi credevano che almeno fosse finita anche la brutta avventura. Il giorno dopo quindi, 18 aprile, i due si recano alla sede della MINURSO per intervistare alcuni membri della missione Onu e avere così informazioni sulla situazione attuale. “Appena siamo arrivati davanti alla sede della MINURSO”, racconta Steinsvag, “siamo stati fermati da agenti marocchini in borghese. Di nuovo ci hanno portato in commissariato e, questa volta, ci hanno trattenuti per tre ore. A quel punto Hamid Bahri, il capo della polizia marocchina a El Aaiun, ci ha 'invitato' a salire in una macchina messa a nostra disposizione dalla polizia per farci accompagnare a fare un'intervista a due uomini scelti da loro”. Le proteste dei due reporter non servono a nulla e l'auto della polizia li porta davanti all'albergo Parador di El Aaiun. “Ci aspettavano due uomini e un interprete che si sono presentati come attivisti saharawi a favore della sovranità marocchina, figurarsi!”, conclude Steinsvag, “quando abbiamo finito questa farsa ci hanno rilasciato, ma ci hanno invitati ad andare via”. Senza poter svolgere il loro lavoro.
 
bimbi saharawi portano le ruote di ricambio per una jeep in un campo profughi - foto di c.eliaLa norma. Adesso i due giornalisti norvegiesi sono tornati a casa, ma la loro storia non è affatto una rarità. Nel 2004 altri tre giornalisti norvegiesi che hanno denunciato i metodi della polizia marocchina nei confronti della stampa. Erik Hagan, giornalista free-lance, fu prelevato di notte dalla sua camera di albergo e 'deportato', come commentò lui stesso, dai militari marocchini al confine con la Mauritania, dove venne abbandonato a se stesso. A giugno del 2004 toccò a Tor Dagfinn Dommersnes e Fredrik Refven, arrestati ed espulsi dal Sahara Occidentale occupato perchè cercavano d'intervistare Ali Salem Tamek, un avvocato saharawi che si batte per il rispetto dei diritti dei detenuti politici. L'incidenza di casi che coinvolgono giornalisti norvegesi si spiega con l'attività del Norwegian Support Committe for Western Sahara, un'organizzazione che si batte per la libertà del popolo saharawi. L'associazione ha protestato ufficialmente presso il governo di Oslo chiedendo che venga aperta una inchiesta contro il governo del Marocco. Probabilmente questa polemica ha spinto il Consiglio di Sicurezza a riconsiderare l'idea di ritirare gli osservatori. La MINURSO è stata istituita nel 1991 per garantire il rispetto del cessate il fuoco tra i militari marocchini e le milizie saharawi chiamate Fronte Polisario. Inoltre avrebbe dovuto preparare il terreno al referendum per l'autodeterminazione con il quale la popolazione saharawi avrebbe deciso tra una forte autonomia sotto la sovranità marocchina e l'indipendenza vera e propria. Il Marocco ha boicottato il referendum in tutti i modi e le Nazioni Unite, esasperate dalla politica di Rabat, minacciavano il ritiro della MINURSO. Il problema è però che il ritiro degli uomini delle Nazioni Unite lascerebbero totalmente soli i Saharawi che, da un po' di tempo a questa parte, possono contare solo su qualche giornalista norvegese coraggioso.

Christian Elia

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