29/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Due libri di contro- propaganda minacciano il regime comunista cinese
Soldati cinesi a PechinoLa pubblicazione di un libro può dar vita a movimenti in grado di cambiare il corso della storia. Può avere un impatto sociale capace di innescare rivoluzioni epocali. Basta pensare al ‘Manifesto del Partito Comunista’ di Karl Marx che dal 1848 divenne la bibbia del movimento operaio mondiale, o alle ‘Novantacinque Tesi’ di Martin Lutero che nel 1517 innescarono la Riforma protestante contro il potere temporale della Chiesa cattolica.
Nella Cina comunista di oggi sta avvenendo qualcosa di analogo.
Due libri di recente pubblicazione, prontamente messi al bando dalle autorità di Pechino, stanno circolando clandestinamente in decine di milioni di copie per tutto il Paese provocando una vera e propria rivoluzione culturale, un risveglio collettivo delle coscienze che minaccia concretamente la stabilità del regime cinese. Una minaccia di cui il governo comunista non sottovaluta la portata, ma che a quanto pare non riesce a contrastare in nessun modo.

La copertina del libro‘Nove Commentari sul Partito Comunista’. Da anni i gerarchi del Partito Comunista Cinese individuano il loro nemico numero uno nel movimento spirituale e politico Falun Gong. Nato nel 1992 negli ambienti della diaspora cinese negli Usa come scuola spirituale tesa a far risorgere in patria la millenaria cultura religiosa cinese taoista e buddista sradicata dall’ateismo di stato maoista, il Falun Gong si è velocemente trasformato in una potente forza di attrazione per tutti i dissidenti e oppositori del regime di Pechino. Il gruppo ha oggi almeno settanta milioni di adepti in Cina, nonostante il governo abbia messo fuori legge il movimento e avviato una durissima repressione contro di esso (v. articolo ‘Torture cinesi’). Lo scorso novembre il Falun Gong, tramite il suo giornale online Epoch Times (basato a New York), ha lanciato la sua sfida finale al regime pubblicando un libro intitolato ‘Nove Commentari sul Partito Comunista’. Una durissima requisitoria contro i crimini commessi dal Pcc in oltre mezzo secolo di assoluto dominio sulla Cina, crimini costati la vita – secondo gli anonimi autori – a sessanta, forse ottanta milioni di cinesi.

L'ultimo congresso del Pcc Un milione di fuoriusciti dal Pcc. Il libro è stato diffuso in Cina via Internet assieme a una campagna online per promuovere il ritiro dell’iscrizione al Pcc. Nonostante i tentativi governativi di bloccare l’accesso al sito web creato per raccogliere le richieste di ritiro, fino ad oggi oltre un milione di cinesi (residenti in Cina o all’estero) ha voltato le spalle al partito o alle sue organizzazioni giovanili. Un fenomeno che sta crescendo a ritmi esponenziali (15 mila al giorno) e che sta allarmando il governo non solo per le sue dimensioni ma soprattutto per il fatto che tra i ritirati figurano anche moltissimi quadri dello stesso Pcc e ufficiali delle forze armate cinesi. “Culti malefici scuotono l’ideologia di molti compagni del Pcc che si rivoltano contro il partito e il popolo creando un grave danno politico”, si legge in una nota del partito del 24 marzo scorso. Che senza mai citare né il libro né il Falun Gong continua così: “La lotta contro questi culti è una lotta contro quelle forze nemiche interne e straniere per riguadagnare il consenso del popolo in questo nuovo momento storico, per difendere l’ideologia comunista, il partito e il futuro della nostra nazione”. Intanto però i ‘Nove Commentari’ sono arrivati nelle città e nelle province rurali della Cina profonda. Lì, chi non riesce o non può pubblicare la sua dichiarazione di uscita dal partito su Internet, lo fa scrivendola su biglietti anonimi che spuntano improvvisamente appesi ai muri nei mercati, nelle scuole, nelle stazioni. Con messaggi come questo. “Dopo aver letto i ‘Nove Commentari’ è come se mi fossi svegliato da un lungo sogno tornando alla realtà. Ho personalmente sperimentato molte cose di quelle che ci sono scritte in quel libro. Per questo annuncio la mia uscita dal partito”.

La copertina del libro ‘Studio sul Contadino Cinese’. Proprio dalle campagne viene l’altra minaccia al regime comunista di Pechino. Una minaccia alimentata da un altro libro esplosivo pubblicato un anno fa e subito messo al bando dal partito, ma nonostante ciò diventato un bestseller clandestino che ha già venduto sette milioni di copie. Il titolo è ‘Studio sul Contadino Cinese’: un monumentale trattato sulla questione contadina che documenta, come mai è stato fatto, le drammatiche condizioni di vita di quei 900 milioni di cinesi che nelle campagne soffrono la miseria, lo sfruttamento e le ingiustizie di un feudalesimo ‘di partito’ basato sulla corruzione e la repressione. Una situazione che provoca la migrazione stagionale di 200 milioni di mingong (immigrati dalle campagne) verso le città in cerca di lavoro, che viene sfruttato (per pochi euro di paga al giorno) nei cantieri edili da cui sorgono gli scintillanti grattacieli della ‘nuova Cina’ e nelle fabbriche tessili e calzaturiere dove nasce l’imbattibile ‘made in China’ che invade i nostri mercati. Ma anche una situazione che scatena sempre più spesso rivolte contadine che vengono regolarmente represse nel sangue e nel silenzio della stampa di regime (58 mila casi nel solo 2003). Sommosse che finora non sono sfociate in una rivoluzione solo perché manca una visione politica d’insieme, che invece questo libro dà. Il governo lo sa bene e per questo ha messo sotto processo i suoi autori, una coppia di intellettuali riformisti della provincia rurale di Anhui, Chen Guidi e sua moglie Wu Chuntao.
 

Enrico Piovesana

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