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Mentre cresce l'imbarazzo tra Usa e Pakistan, Islamabad guarda sempre più a Oriente, cioè verso la Cina.
Le ragioni economiche si intersecano a quelle politico-strategiche, in un processo che per il principio dei vasi comunicanti influenza tutta l'Asia centro-meridionale.
Il presidente pachistano Asif Ali Zardari ha compiuto in luglio il suo quinto viaggio oltre Muraglia da quando è al potere (2008). Con i leader di Pechino ha discusso soprattutto di accordi economici che interessano i più disparati settori, dall'energia ai trasporti, passando per miniere e sviluppo portuale.
La Cina punta esplicitamente a diventare il primo partner commerciale del Pakistan, raddoppiando gli scambi dagli attuali 7 miliardi di dollari ai 15 previsti entro un paio di anni.
Per avere idea della portata del fenomeno basti dire che nei primi cinque mesi di quest'anno il commercio bilaterale è cresciuto del 31 per cento.
A Islamabad c'è qualche timore che il deficit esploda, ma le leve su cui Pechino fa affidamento sono il prestito, la liberalizzazione del commercio e la presenza attiva oltre confine, una ricetta che ha già pagato in Africa e che sta avendo buoni successi in Sud America, ma che in un'economia confinante sembra ancora più azzeccata.
Sta di fatto che in Pakistan operano già più di 120 compagnie e oltre 10mila lavoratori cinesi, impiegati nel settore minerario, nell'esplorazione di giacimenti e nella costruzione di infrastrutture.
A novembre 2006 i due Paesi hanno firmato un accordo di libero commercio entrato in vigore a luglio 2007. L'Europa non c'è ancora riuscita: anche se l'interscambio Ue con il Pakistan ammonta a 10 miliardi di dollari, i margini di crescita restano quindi limitati.
Il passe-partout per il rapporto privilegiato Pakistan-Cina è stata la Haier Ruba Economic Zone (Hrez), un parco industriale creato da governo e investimenti cinesi a Lahore nel 2006. E' il primo costruito fuori dalla Cina e, per i corsi e ricorsi storici, ricorda le Special Economic Zone (Sez) che all'inizio degli anni Novanta diedero il via al boom Cinese. Tutto quello che vi si produce entra in Cina senza pagare pedaggio: duty-free.
In cambio, il Dragone energivoro mette le mani sulla materie prime del dirimpettaio.
Ma non di solo import-export si tratta. Pechino fa da sponsor a Islamabad per accordi a livello internazionale. Ed ecco quindi il contratto con l'Iran per il gasdotto "Ipi", che dovrebbe collegare il porto iraniano di Asaluyeh con il Pakistan e continuare quindi verso l'India. Washington fa pressioni affinché il progetto sia abbandonato, ma Cina e Russia sono spettatori interessati e spingono in senso contrario: Ipi dovrebbe infatti avere diverse diramazioni che porteranno il gas verso nord.
C'è poi il nucleare. In Pakistan esistono già i due reattori di Chashma, nel Punjab, originariamente costruiti dalla Francia. La Cina si è offerta di fare i prossimi due nel giro di sette anni, ignorando le proteste delle potenze occidentali, Usa su tutti, che temono l'instabilità del Paese e la possibilità che estremisti islamici mettano le mani su materiale radioattivo. A Pechino si sostiene invece che il progetto è una semplice estensione di vecchi accordi e che non riguarda quindi il Nuclear Suppliers Group, a cui la Cina ha aderito nel 2004 e che vieterebbe l'export di tecnologie nucleari.
La Cina sembra quindi fidarsi del Pakistan molto più di quanto faccia il principale alleato di quest'ultimo e i reattori Chashma-3 e Chashma-4 vedranno la luce grazie a un accordo siglato tra Pakistan Atomic Energy Commission e China Zongyuan Engineering Corporation nell'aprile del 2009.
Restando in ambito energetico, dici "Cina" e pensi "dighe". Ed ecco che la China Three Gorges Corporation - la stessa della diga delle Tre Gole, la più grande del mondo - costruirà in Pakistan due impianti da 7mila e 12mila megawatt nelle aree di Bunji e Kohala.
Il progetto più interessante dal punto di vista geopolitico è tuttavia quello della ferrovia che collegherà Kashgar, nell'irrequieto Xinjiang cinese, al porto pakistano di Gwadar, di fronte alla penisola arabica. Percorrerà tutto il Pakistan da nord-est a sud-ovest e Offrirà alla Cina un accesso diretto al petrolio del Golfo, ma non solo: attraverserà anche il Gilgit-Baltisan, cioè i "Territori del Nord" interessati dal contenzioso con l'India per il Jammu-Kashmir, e sfiorerà il Corridoio del Vacan in Afghanistan.
Una zona chiave dal punto di vista strategico che si avvicina sempre più a Pechino.
Gabriele Battaglia