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Madri di pace e di guerra. “Nella terra in cui sono nata e cresciuta non sono mai mancate la sofferenza,
la povertà, il dolore. La povertà lascia il segno, anche se è incomparabile con
il dolore della guerra. Non ho memoria della mia giovinezza. Mi ricordo soltanto
bambina e poi madre e, in mezzo alle due età, un grande vuoto. La mia infazia,
poi l'infanzia dei miei figli. Ecco, è questa sofferenza che ha segnato la mia
maternità. Come si assomigliano la mia infanzia e la breve vita dei miei figli,
solo che volevano vivere la loro giovinezza. Ma cominciarono a sentirsi stranieri
già sui banchi di scuola. Fu allora che cominciarono a porsi domande”.
La vita dalla morte. La guerra tra il governo turco e la minoranza curda dura da tanti, troppi anni.
Dal 1984 a oggi, anche se non si hanno stime definitive, si ritiene che siano
state più di 40mila le vittime del conflitto e sono migliaia i profughi. Famiglie
curde, come quella di Muyesser che ha abbandonato il suo villaggio dato alle fiamme
dalle truppe speciali turche ed è fuggita a Istanbul, raggiungendo alcuni parenti
nel quartiere Gazi, quello dove abitano quasi tutti i curdi nella grande città
turca. I figli di Muyesser, come quelli di tante altre donne curde, a un certo
punto della loro vita hanno deciso di prendere la via della lotta armata, unendosi
alle milizie del Pkk, il partito comunista curdo che si batte contro la Turchia
per ottenere l'indipendenza del Kurdistan o almeno un'autonomia reale. Sono morti
tutti e due. Il dolore terribile spinge Muyesser a cercare di fare qualcosa per
contribuire alla fine delle violenze e della guerra. Così, nel 1996, nasce l'associazione
delle Madri della Pace che si danno appuntamento ogni sabato mattina in piazza
Galatasaray a Istanbul e, con il loro presidio, chiedono chiarezza sulla sorte
delle migliaia di detenuti politici e di militanti uccisi negli scontri. Dopo
l'arresto nel 1999 di Ocalan, leader storico del Pkk, le Madri della Pace decidono
d'impegnarsi in prima persona in quello che sembrava l'inizio di un vero e proprio
processo di pace. A loro si uniscono molte madri turche. Il Pkk ha infatti deciso
di abbandonare la lotta armata e di puntare alla soluzione politica del conflitto.
Una donna in cammino. Da quel momento l'attività di Muyesser diventa frenetica. Nel 2000 organizza,
assieme alle donne dell'associazione, una Marcia per la Pace da venti cittadine
curde verso Ankara, ma l'esercito le ferma prima dell'ingresso in città. Oltre
a dedicarsi alla soluzione pacifica del conflitto con la Turchia, le Madri della
Pace si dedicano alla soluzione dei conflitti tra i curdi stessi. Una loro delegazione
si reca nel 2002 a Suleymania, nel Kurdistan iracheno, per incontrare Jalal Talabani,
attuale Presidente dell'Iraq, e porre fine alle scaramucce al confine tra curdi
iracheni e curdi turchi. Al ritorno a casa, Muyesser e le altre donne della delegazione,
vengono arrestate e accusate di 'sostegno al terrorismo'. Il tribunale per la
sicurezza dello Stato turco le assolve. L'8 marzo del 2004 Muyesser guida una
delegazione di donne curde che si reca dal governo turco per offrire, in segno
di pacificazione, un velo bianco. Ma la loro offerta viene respinta. Il 3 aprile
del 2005 è portavoce di una carovana per la pace partita da Istanbul alla volta
del Kurdistan per fare interposizione non violenta e chiedere la fine delle azioni
militari nella zona, visto che gli ultimi mesi hanno visto una pericolosa escalation
della violenza. Il Pkk ha ripreso le armi, dopo 6 anni di tregua nei quali non
è arrivata l'amnistia promessa ai guerriglieri e sono continuate le provocazioni
militari e degli estremisti turchi e sono tornati il coprifuoco e l'isolamento
dei villaggi. Le donne della delegazione sono state caricate dalla polizia turca
e arrestate. Tra loro anche Muyesser. Le 27 attiviste sono tuttora detenute nel
carcere del distretto di Mardin, in Turchia, in attesa di processo. Le Donne in
Nero si sono attivate con un appello per la scarcerazione delle manifestanti da
rivolgere all'ambasciata turca in Italia, dove per altro Muyesser ha molti amici,
grazie alla serie di conferenze che ha tenuto in tutto il Paese. La Turchia, in
attesa del lasciapassare democratico per l'ingresso nell'Unione Europea, per adesso
non dà segnali e la piazza Galatasaray a Istanbul sembra un po' più grande e vuota
ora che manca la figura di Muyesser e delle sue compagne che ricordano a tutti
quanto sia doloroso perdere, a causa dell'assurdità della guerra, un figlio. O
tutti e due.Christian Elia