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Oltre le morti dei civili, i presunti "crimini di guerra", le spese sempre più ingenti e l'uso di armi più o meno convenzionali il vero problema che gli Stati Uniti dovranno gestire dopo lo scoperchiamento dei 92 mila fascicoli segreti è il rapporto diplomatico col Pakistan. Paese amico, Paese finanziato con oltre un miliardo di dollari l'anno per combattere il terrorismo ma anche, nelle ultime ore, Paese sospettato di "doppiogiochismo".
Spie. Nell'incartamento riservato sono contenute prove del fatto che l'intelligence Usa avrebbe fiutato fin dal 2004 un piano dei servizi segreti pakistani, Inter-Services Intelligence (Isi), volto ad addestrare, armare e finanziare le frange dei Talebani in chiave anti-americana. Secondo quanto riportato in uno dei 180 fascicoli sul caso "Pakistan" gli agenti dell'Isi avrebbero anche speso parecchi soldi per commissionare l'omicidio del presidente afgano Hamid Karzai. Correva l'estate del 2008. Tra luglio e agosto gli Stati Uniti ricevettero informazioni circa il tentativo di tre militanti taleban addestrati in Pakistan di "far fuori" il politico di Kandahar. La regia del complotto, poi fallito, sarebbe stata assunta da un ufficiale dell'Isi che aveva addestrato i tre nel campo di Zarb Momen, subito fuori da Karachi. Il rapporto rivela che gli uomini assoldati per l'omicidio sarebbero stati di nazionalità palestinese e araba e che avrebbero dovuto colpire il presidente durante una sua visita presso la moschea di Kabul o il lussuoso hotel Serena.
Contro gli States. Non ci sarebbe stato solo il presidente col cappello nel mirino degli 007 di Islamabad. Diversi rapporti rivelano l'intenzione dell'Isi di contrastare le stesse truppe statunitensi e le forze di sicurezza afghane. È quanto si apprende dal verbale 252015LFEB07 secondo cui, nel febbraio 2007 : "Le Autorità locali hanno riferito che gli insorti e l'Isi stanno per acquistare bevande alcoliche dai mercati in Miranshah, Asmail Khan Area (Pakistan) e Peshawar, per mischiarle con veleno e per usarle al fine di avvelenare le ANSF (Afghan National Security Forces ndr) e le truppe ISAF. Secondo la fonte, il trasferimento in Afghanistan potrebbe essere effettuato sia via aria che via terra". Quasi undici mesi dopo, nel dicembre del 2008, il SEWOC, (Signals Intelligence Electronic Warfare Operations Centre), riuscì a intercettare una comunicazione smascherando il tentativo di un attentato suicida in cui l'Isi avrebbe coinvolto tre bambini. "Gli estremisti hanno riferito di collaborare con l'Agenzia di Intelligence pakistana per pianificare gli attacchi suicidi a Kabul, Khost, Afghanistan, a metà dicembre 2007. I leader estremisti in Pakistan, in coordinamento con un agente dell'intelligence pakistana, avrebbero progettato di mandare tre bambini per condurre attacchi suicidi nelle città afgana di Kabul e Khost durante o poco dopo la festa di Eid ul-Adha il 20 dicembre 2007". E poi ancora tentativi di rapimento del personale delle Nazioni Unite di stanza in Afghanistan e di contrabbando di mine da posizionare sul ciglio della strada in funzione anti-occidentale.
Reazioni. Oltre l'invito alla calma della poco placida Casa Bianca e le denunce di "falsità" arrivate dal governo di Islamabad la comunità internazionale si dice preoccupata per lo strano intreccio spionistico denunciato da Wikileaks. Dalla Farnesina il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si è dimostrato possibilista dichiarando: "Se tutto ciò fosse vero il quadro sarebbe estremamente preoccupante". Da Bruxelles, dove ha partecipato a un summit con i capi delle diplomazie europee, il suo omologo Guido Westerwelle ha chiamato tutti a far luce sulle vicende asiatiche: "Occorre verificare se effettivamente ci sono nuove notizie nei documenti". Decisamente più moderata la posizione del governo di Londra che, per bocca del ministro William Hague, ha auspicato che la fuga di notizie più importante di sempre in USA "non avveleni ulteriormente l'atmosfera" sul suolo afghano.
E mentre il presidente statunitense Barack Obama cerca in tutti i modi un piano di comunicazione per confermare, davanti a Congresso ed elettorato, l'esattezza delle sue scelte politiche sulla guerra contro i talebani, i capigruppo alla Camera potrebbero chiedere già oggi la votazione di un disegno di legge sul rifinanziamento per evitare l'ondata critica che il dossier ha scatenato nelle fasce più estreme del partito democratico.
Antonio Marafioti