29/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Una giornata tipo davanti alla tv americana: la glorificazione del militarismo
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Alcuni marines impegnati sul campoLa radio starnazza alle mie spalle… “Warriors and Weapons Weekend sul Discovery Channel.” Guerrieri e armi. Che bello. Per un weekend intero. Non avendo la tv via cavo, per scelta e per fortuna, evito. Sennò, se fossi un invasato medio, potrei anche guardare il nuovo Military Channel, ove tutta la storia del mondo viene ridotta ai materiali filmati dal governo americano nelle sue varie guerre e cose simili. Sostanzialmente, noioso. Del dolore della guerra, nulla. Però tante immagini di cose che esplodono, cose che cadono a pezzi, tanta retorica patriottarda. Qualche volta lo si potrebbe scambiare per la Cnn se non fosse che lì o sulla Fox interrompono le marce militari per seguire lungamente le presunte disfunzioni psicologiche e sessuali di Michael Jackson. La parte migliore della televisione sono le notizie meteorologiche. E’ l’unico momento in cui l’incentivo a mentire è minimo, inoltre noi siamo in grado di scoprire abbastanza in fretta chi è attendibile. Per il resto, meglio guardare i cartoni animati (solo quelli per bambini fino ai tre anni però, perché dopo comincia il nazionalismo-consumismo come pedagogia centrale, corredata da più o meno paludati stereotipi di genere, classe e razza).
 
Non resta che guardarci la Pbs, la tv pubblica americana, che per almeno un terzo degli show mostra fiction, notizie e documentari all made in Great Britain. Prova dell’esistenza dell’anglosfera. Una dose di  Monty Python non sarebbe male, tuttavia, ma non l’ho ancora vista. Invece ci si può sorbire la Bbc, un po’ filo-governativa ma molto pacata e meglio informata dei nostri notiziari autoctoni. Attenti al venerdì, però, perché Battlefield Britain è in onda, e invece di sorbirsi il nazionalismo-militarista americano uno deve guardare la versione inglese. Che è anche un po’ più fastidiosa per il fatto che i britannici ormai sono ridotti a fare le guerre altrui.
 
Marines durante un'esercitazioneLa guerra, questa guerra, altre guerre, passate e future, opportunamente rivista, confezionata in un formato privo di vittime civili e amoralità è il sottofondo costante del nostro vivere da americani. Ho parlato con un mio caro amico; ha appena rivisto dei ragazzi che conoscevamo alle medie ed i primi anni delle superiori, a Pittsburgh. Erano già tutti piccoli balilla, membri del ROTC (le scuole militari), che ogni mercoledì vestivano la divisa, avevano i ranghi, e piccoli privilegi. Se si fossero arruolati subito dopo il diploma avrebbero ricevuto un bonus, e soldi per andare all’Università. Per loro era emozionante ed era un modo di stare tra amici, per le forze armate erano un centro di reclutamento travestito da centro sociale. Ce ne sono a migliaia. Io sono tornato in Italia, e poi da giovane adulto sono ritornato in america. E li ho rivisti. Il mio caro amico non veste divise, ma questi due ragazzi sono nei Marines e nell’esercito. “Hanno due prospettive diverse sull’Iraq” mi dice di loro“il Marine sembra a posto”, poi aggiunge “…è stato a Fallujah... dice che i Marines hanno raso al suolo la città”. “L’altro opera a Baghdad, è un ufficiale, ha degli uomini sotto...”. “Hanno due idee diverse degli iracheni...lui li evita...ha una visione più politica, più vasta della situazione”.
 
Marines a riposo all'esterno di Camp Doha, in KuwaitGli americani, così diretti nel parlare, diventano sempre sibillini di fronte a quello che importa davvero, classe, razza, impero, e non è chiaro se questo commento, questo contrasto tra i due militari, il marine e l’ufficiale, sia di biasimo o una semplice constatazione di fatto. Non ci sono e non ci saranno immagini in televisione sulla distruzione di Fallujah. Solo frammenti di video qua e là, e mercati pieni di pomodori, come ci hanno già mostrato, a simbolo di una ricostruzione che è un’altra frottola da aggiungere alle altre. La verità affiora a brandelli, da telefonate tra amici e conoscenti, testimonianze private, appartate, nel silenzio-assenso pubblico. La guerra rimane il sottofondo musicale, il ritmo che detta la danza dei pensieri, del vivere quotidiano e della politica di questo paese. Un paese dedito alla guerra come modo d’essere, di fare, di pensare: the american way of life.
Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti
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