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Niente viaggio a Cuba per il presidente venezuelano Hugo Chàvez. Il leader bolivariano sarebbe dovuto atterrare all'Havana nel pomeriggio di domenica, in occasione dell'anniversario del primo fallito attentato alla caserma Moncada compiuto da Fidel Castro e dai suoi uomini il 25 luglio 1953.
Ma nulla. La crisi con la Colombia, più pesante del previsto, l'ha costretto a fare marcia indietro e restare a Caracas a controllare la situazione. Troppo altro in questo momento il rischio di un attacco colombiano. "La possibilità di un'aggressione armata contro il Venezuela dalla Colombia non è mai stata così alta negli ultimi cento anni" ha riferito il numero uno venezuelano. E rischio secondo Chàvez esisterebbe davvero e sarebbe provato da una nota dei servizi segreti di Caracas. Ma il mandatario venezuelano, convinto che dietro alle continue pressioni colombiane ci sia Washington avvisa: "Se ci attaccheranno sospenderemo la fornitura di greggio". Certo, perché se è vero che fra Washington e Caracas da anni non corre buon sangue, bisogna anche dire che lo Zio Sam è il primo acquirente di greggio del Venezuela. "Pecunia non olet" dicevano i saggi latini e non avevano torto.
"Siamo in campagna elettorale, mi sembrano comportamenti legati a questo momento politico"dice Alfredo Somoza presidente di Icei . "Chàvez - continua - da sempre è in crisi con il presidente Uribe che tanto entro un paio di settimane lascerà l'incarico presidenziale. Il fatto che abbia messo in allerta l'esercito dopo la crisi diplomatica con Bogotà non è altro che un tentativo di tirare su il morale alle truppe, come già detto, in vista della campagna elettorale. Sarà comunque difficile, visto il meccanismo elettorale, che questa volta (e per la prima volta) Chàvez possa ottenere la maggioranza parlamentare nel Paese" dice Somoza."Quello che ha ottenuto l'esercito negli anni di presidenza di Chàvez non lo otterrai mai più con nessun altro. Privilegi e prestigio e un ruolo chiave nello Stato: ecco perché l'esercito ha dato il suo appoggio incondizionato al presidente. Per loro Chàvez è un grande affare. In ogni caso questa crisi è stata più seria e grave delle ultime ma non credo che si possa verificare una guerra. Per prima cosa grazie agli accordi Colombia-Usa, fare la guerra a Bogotà significherebbe farla a Washington e sappiamo come andrebbe a finire. In secondo luogo, a perdere sarebbe solo il Venezuela che si rifornisce praticamente di tutto dalla Colombia. Le dichiarazioni di Chàvez ripeto, fanno parte della campagna elettorale" conclude Somoza
"Valutando un insieme di informazioni, di intenzioni, note dei servizi che stiamo raccogliendo in diverse forme devo dire che mai come ora esiste la possibilità di un'aggressione armata contro il nostro territorio. A Washington c'è il vero colpevole, il pianificatore di tutto il grande istigatore. Siamo minacciati dall'impero yankee" ha concluso rabbioso Chàvez.
Poi l'affondo. Se contro Uribe da sempre Chàvez scaglia bombe mediatiche di un certo peso (con le sue ovvie buone ragioni) oggi non si è risparmiato critiche anche con i suoi compaesani. In particolare modo se l'è presa con i governatori dello Stato di Zulia e Tachira: Pablo Perez e Cesar Perez Vivas.
Per loro il sospetto è il tradimento alla patria. Secondo le dichiarazioni del presidente, infatti, l'attacco contro il Venezuela potrebbe arrivare dallo Stato di Zulia, regione di confine con la Colombia. Una nota dei servizi d'intelligence di Caracas avrebbe fatto sapere a Chàvez che Perez, il governatore dello Stato, avrebbe già partecipato a più di una riunione in territorio colombiano. Ma non è dato sapere se con funzionari di Bogotà o di Washington.
Un trattamento di sicuro più deciso il presidente l'ha riservato all'altro governatore accusato di tramare a favore della Colombia: Cesar Perez Vivas.
Perez Vivas è accusato di aver dato appoggio al governo colombiano. "Sto aspettando che il vicepresidente Elias Jaua mi invii la prima nota giuridica che gli ho chiesto. La nota chiede opinioni al Tsj e alla Fiscalia. Se questo governatore risulterà essere un traditore della Patria, come tale deve essere trattato" ha detto il Chàvez. "Il presidente non mi spaventa e non farà tacere con le sue minacce di farmi finire in carcere. Io non sono d'accordo con lui sul modello comunista castrista che vuole introdurre in Venezuela, distruggendo l'economia di mercato del nostro Paese" ha detto il governatore di Tachira rispondendo alle accuse del presidente. "Se per difendere i cittadini di Tachira, il loro diritto a lavorare in pace e a vivere in pace, se per aver condannato la guerriglia colombiana, ecco se per queste cose devo finire in carcere e a altri si impadroniranno del governo della regione, ecco in questi casi andrò in carcere tranquillo" ha concluso il governatore Perez Vivas.
Prima di chiudere il suo discorso il presidente ha ricordato che ciò che succedendo assomiglia molto a ciò che è successo nell'Iraq di Saddam Hussein, dove la supposta presenza di armi nucleari avrebbe di fatto giustificato gli Usa nello scatenare una guerra che ormai dura da sette anni e che sembra senza via d'uscita.
Alessandro Grandi
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