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Il leader degli Hezbollah, il partito sciita che si oppone all'occupazione israeliana del Libano e che gode dell'appoggio iraniano, ha dichiarato che alcuni dei membri della sua organizzazione saranno tra gli indagati per l'assassinio dell'ex primo ministro libanese, Rafik Hariri, avvenuto nel 2005.
La stessa guida del movimento politico armato, Hassan Nasrallah, ha poi aggiunto che le accuse si inseriscono in un piano di cospirazione architettato in maniera congiunta dagli Stati Uniti e da Israele e volto a imporre la presenza israeliana nel territorio libanese. In seguito, poi, a un confronto con l'attuale primo ministro libanese, Saad Hariri, Nasrallah ha manifestato il suo stupore per il fatto che tra gli indagati non ci siano cittadini siriani che inizialmente invece erano stati considerati mandanti dell'omicidio a causa dei cattivi rapporti che intercorrevano tra il governo di Damasco e il primo ministro libanese. Il leader sciita ha letto in questo una politicizzazione del tribunale speciale delle Nazioni Unite istituito per indagare sull'assassinio. Nell'attentato contro Hariri causato da un'autobomba fatta esplodere a Beirut persero la vita oltre a Rafik Hariri altre ventuno persone.