22/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Cina e India hanno rivoluzionato le sorti del mercato latinoamericano, finora giardino di casa di Usa ed Europa. I due giganti asiatici stanno diventando i partner principali di Argentina e Brasile. Ed è solo l'inizio

SEGUE...

La crisi globale ha scalfito questo legame?
Il dato macroeconomico che dice che quest'anno è crisi per tutti, soprattutto per i paesi industrializzati, rivela che in Argentina e in Brasile la crescita è del 7,5 percento. E questo è quasi interamente legato al commercio con Cina e India. Quindi no, non solo non ha scalfito la partnership, ma grazie a questa la crisi qui praticamente non si è vista. La ragione è che questi sono mercati sempre meno agganciati ai paesi più in crisi. La Cina ha avuto una flessione di crescita di solo un punto: invece dell'11 cresce del 10. Quindi i paesi agganciati a questa economia, in un anno di crisi, riescono a registrare comunque un tasso di crescita notevole. Anzi, proprio in base a questa crisi, sta aumentando a dismisura il ruolo delle economie orientali in quella latinoamericana. E se a questo si aggiunge l'atteggiamento di chiusura dell'Europa verso il Mercosur, con il quale sono in sospeso accordi da dieci anni, e il protezionismo Usa, i conti son presto fatti.

È quasi un divorzio dunque tra America Latina ed Europa. E anche con gli Stati Uniti, c'è maretta...
Questa situazione l'ha ben fotografata il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva. Ho saputo da fonti vicine al presidente, che a un certo punto, durante una riunione riservata, ha detto "Per anni abbiamo lottato contro il protezionismo europeo e americano, adesso non ce ne frega più niente, abbiamo trovato altri clienti".
Vendere a Cina e India, piuttosto che a Europa e Stati Uniti è anche più vantaggioso per questi paesi, perché c'è la possibilità di creare legami di scambio economico non solo monetari, avendo tecnologie e costi più o meno simili. Indiani e cinesi hanno prodotti complementari a costi molto simili ai loro, quindi è fattibile fare uno scambio frumento-ferrovie. Cosa impensabile da realizzare con gli europei o gli statunitensi.

L'arrivo della Cina non significa soltanto merci, ma anche immigrazione...
Infatti, e Argentina e Brasile sono anche entrati nell'elenco di paesi in cui i cinesi possono fare turismo, e di conseguenza nella lista dei paesi nei quali possono emigrare senza problemi. È risaputo che i cinesi non possano andarsene dove vogliono: devono scegliere solo quei paesi che hanno firmato determinati accordi con Pechino, nei quali è prevista anche la facoltà di rispedire indietro un cittadino cinese al minimo problema. E oramai la presenza dei cittadini cinesi in Sud America cresce in maniera esponenziale. E con anche molti vantaggi. Questi hanno la capacità di fornire servizi a settori verso i quali nessuno si volta: i poveri e i poverissimi. E siccome in America Latina i poverissimi sono milioni, è un mercato enorme. I cinesi in Argentina hanno messo su una miriade di supermecatini nei quartieri più umili e malfamati del paese, in quartieri dove nessuno metterebbe un piede. E siccome dietro questa espansione c'è anche la mafia cinese, hanno messo su dei sistemi di vigilanza e di sicurezza tutta loro. Nessuno può infatti mettersi in questo business. E questo è il rovescio della medaglia. Ma non dimentichiamo che stanno comunque coprendo il fabbisogno di gente disperata, che nessuno sapeva come affrontare.

Dunque lo svantaggio è minore del vantaggio?
Certo. Gli abitanti delle favelas hanno bisogno di mangiare, di vivere decentemente, e i cinesi offrono loro prodotti che possono permettersi, migliorando la loro qualità della vita.
Sono anche molto radicati con l'industria del falso, dove lo schema è proprietario cinese, schiavi boliviani. Lavorano per le griffe dell'alta moda e ne ricavano le merci per il mercato nero che arrivano fino ai posti più emarginati.

Stella Spinelli

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