28/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La minoranza araba del Khuzestan si ribella, ma il suo destino dipende dalle elezioni
scritto per noi da
Hamed Rouzbehani
 
 
 
Il conflitto sembra finito. A una settimana dalle tensioni, la caldissima provincia del Khuzestan gode di una relativa pace. A scatenare la popolazione è stata la notizia, diffusa da al Jazeera, dell'esistenza di un ordine per la deportazione della popolazione araba presente nella regione. I personaggi politici che l'emittente qatariota ha indicato come repsonsabili negano ogni coinvolgimento.
In un primo tempo si è parlato di 200 arresti tra i dimostranti, ma il ministro della Difesa, di origine araba, lo fa salire a 310. A una squadraccia di cinque persone sono stati dati da ignoti 20 milioni di rial, meno di duemila euro, per infliggere danni alle banche e ai luoghi pubblici. Le autorità iraniane hanno annunciato di aver liberato 205 persone.
 
conflittoTutto è cominciato quando una lettera falsificata da Mohammad-Ali Abtahi, ex segretario e consigliere del presidente Khatami, inviata a Mohammad-Ali Nadjafi, capo dell'organizzazione del bilancio e dei piani amministrativi, viene pubblicata su un sito internet. La lettera annuncia lo spostamento in massa della minoranza araba dalla provincia del Khuzestan e la trasformazione dei nomi di alcune città arabe in persiano. Obiettivo: cambiare gli equilibri demografici di una regione che è attualmente più araba che persiana. Il governo non ha smentito la lettera se non dopo l'inizio della rivolta, per non diffondere una menzogna che si pensava conoscessero in pochi. Ma la circolazione del gossip era più vasta di quello che si credeva. La furia della gente ad Ahwaz, Hamidiyeh e Mahshahr non si è spenta solo dopo la morte di otto persone negli scontri armati con la polizia. La gente ha assaltato le questure e le amministrazioni, rotto le vetrine delle banche e dei negozi, bruciato bazar e case. Ora, anche se la polizia ha ripreso il controllo della città di Ahwaz, il capoluogo della provincia, è difficile pensare che non ci saranno altri scontri. La questione dei due milioni di arabi che vivono nel sud, e che parlano un dialetto arabo che somiglia a quello iracheno, è infatti una bomba ad orologeria. La presenza della minoranza si è sentita quando, nelle elezioni presidenzali di quattro anni fa, l'ammiraglio Ali Shamkhani, ministro della Difesa, di origine araba e uno dei protagonisti della guerra contro l'Iraq di Saddam Hussain, ha ottenuto la maggioranza di voti nella regione araba di Dasht Azadegan.
 
il primo ministro khatamiIn un Paese come l'Iran, dove vivono persiani, curdi, turchi (azeri), arabi, turkmeni, Bakhtiari, Beluchi, e Lor, non si sottovaluta un risveglio di sentimenti separatisti. Alcuni candidati delle elezioni presidenziali del 17 giugno prossimo battono quelle province per cercare di avvicinarsi alle minoranze e accreditarsi come  sostenitori della popolazione araba, sperando di guadagnare i voti che faranno la differenza. Ovviamente questo non piace al governo centrale che sente già la minaccia del pan-curdismo nell'ovest del paese. E gli arabi, che secondo la BBC sono già scontenti della confisca di fattorie ed orti riconosciuti come terreni destinati ai veterani della guerra contro l'Iraq, non aspettano che una scintilla per infiammarsi. Alla vigilia delle elezioni, il problema del sud ha fornito un'altra occasione alle due fazioni principali della scena politica iraniana, cioè i conservatori ed i riformisti, per accusarsi l'un l'altro. Non volendo perdere nessun pretesto per demonizzare i rivali, i conservatori hanno considerato il partito Mosharekat (Partecipazione), il cui capo è il fratello del presidente Khatami, come responsabile di provocazioni. Dall'altra parte i riformatori sospettano che la lettera sia stata scritta dagli stessi conservatori per distruggere la fama di Mostafa Moeen, il candidato del partito riformista che sembra essere il più popolare tra i giovani.
 
bambini iranianiLe elezioni di giugno segneranno le sorti del Paese. La sconfitta dei riformisti appare molto probabile: sia perchè la candidatura di Moeen sarà forse rifiutata dal Consiglio di Guardiani sia perchè la gioventù, delusa da otto anni della presidenza di Khatami, paralizzato dall'ostruzionismo dei conservatori, non sembra voler andare a votare.
Intanto l'unico risultato certo del conflitto in Khuzestan è la chiusura dell'ufficio della tv araba Al Jazeera a Teheran, accusata di provocare la minoranza araba diffondendo interviste con gli oppositori espatriati. Non solo: Al Jazeera è accusata anche di aver ironizzato sulle proteste degli iraniani contro il nome dato al Golfo Persico dal National Geographic, cioè "Golfo arabo". Fonti vicini al regime sostengono che la tv del Qatar sia stata pagata dagli Stati uniti per far scoppiare il caso.

 

Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Iran