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Non bisogna dirlo ai farmers australiani, che i cammelli bevono poco. Esasperati perché secondo loro le poche
fonti d’acqua disponibili nel deserto le prosciugano tutte questi animali che
si sono moltiplicati a dismisura negli anni, agricoltori e allevatori dello stato
del South Australia si sono rivolti alle autorità. Che hanno ascoltato le loro
richieste, annunciando misure drastiche: nei prossimi mesi, dei tiratori scelti
a bordo di elicotteri in volo a bassa quota spareranno su migliaia di cammelli
selvatici che vivono nell’outback, lo sconfinato e arido entroterra australiano. L’obiettivo è di riportare la
popolazione di cammelli entro limiti sostenibili dall’agricoltura locale. Ma intanto
la nuova politica è stata subito condannata dalle associazioni per i diritti degli
animali, che prevedono un bagno di sangue.
Fuori controllo. Il cammello è stato introdotto in Australia alla fine dell’Ottocento. Quando
non c’erano ancora treni e camion, erano indispensabili per portare le merci attraverso
il deserto. Una volta introdotti i nuovi mezzi di trasporto, i cammelli vennero
rilasciati in massa nell’outback dove, in mancanza di predatori, sono aumentati in modo esponenziale. Oggi si
stima che ce ne siano 500mila, e che ogni anno il loro numero cresca dell’11 per
cento: cioè a botte di circa 50mila nuovi animali. Gli allevatori sono preoccupati
perché le mandrie e i greggi devono abbeverarsi da fonti d’acqua sempre più prosciugate.
Secondo Chris Turner, un ispettore rurale, nel solo South Australia ci sarebbero
60mila cammelli, e in alcune occasioni se ne sono visti anche 200 bere da una
singola sorgente d’acqua. “Finché non potremo valutare meglio la situazione –
ha detto Turner senza fornire cifre precise – è importante che limitiamo il loro
numero per non farlo crescere ancora di più; il modo più veloce ed efficace di
farlo è con dei raid aerei”.
I precedenti. Non è la prima volta che l’Australia deve fare i conti con una specie animale
“importata” andata fuori controllo. Il caso più famoso, e tuttora attuale, è quello
del rospo marino introdotto dalle Hawaii nel nord-est del Paese per cercare di
eliminare i parassiti dai campi di canna da zucchero. Grazie al veleno che secernono
le sue ghiandole, il “rospo della canna” – come lo chiamano gli australiani –
può uccidere gli animali che incautamente se lo mangiano, come serpenti e coccodrilli:
si calcola che una cinquantina di specie di rettili siano a rischio di estinzione
per colpa sua, e la soluzione al problema non è stata ancora trovata. Sfortunatamente
per loro, i cammelli sono bersaglio più facile per un fucile.Alessandro Ursic