16/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il rapporto di Amnesty International e i racconti dei fuoriusciti fanno luce sulla disastrosa condizione dello Stato nordcoreano

La Corea del Nord sta attraversando la più grave crisi economica dagli inizi degli anni '90 a questa parte, da quando il Cremlino ha ammainato la bandiera dell'Unione Sovietica. L'ultimo rapporto di Amnesty International evidenzia tutte le conseguenze di una politica economica disastrosa e di una chiusura totale di Pyongyang verso il mondo esterno. I proclami di Kim Jong-il di una sanità universale, gratuita per tutti i cittadini, fiore all'occhiello della Repubblica popolare, non sembrano affatto coincidere con le quaranta e più interviste di nordcoreani fuoriusciti raccolte da Amnesty. Non essendo possibile fare delle indagini sul campo, le testimonianze di queste persone diventano parametro e fonte preziosissima per tenere sotto controllo le politiche sociali di Pyongyang. Gli ospedali sono spesso senza corrente elettrica e senza riscaldamento. Sempre più di frequente i chirurghi sono costretti ad operare alla luce delle candele. Il problema non è solo energetico però: i medici, gratuitamente, possono garantire solo la diagnosi; per tutto il percorso successivo i pazienti, se non dispongono delle somme necessarie per le cure, possono anche rassegnarsi al deperimento e alla morte. Le scorte di medicinali negli ospedali sono ridotte all'osso: è prassi consolidata che i medici, per arrotondare, vendano le medicine sul mercato privato. Più di un testimone ha raccontato ad Amnesty International di essere stato sottoposto a interventi chirurgici e ad amputazioni senza l'uso di anestetici: il sollievo dal dolore disumano a cui sono sottoposti i pazienti arriva solo con lo svenimento. Ma non ci si può attendere qualcosa di diverso dal momento che Pyongyang investe nel sistema sanitario circa 20 milioni di dollari annui: un dollaro per persona, per anno. 

La situazione alimentare non è migliore. Le cattive condizioni climatiche e la mancanza di fertilizzanti rende impossibile l'approvvigionamento dei circa ventidue milioni di abitanti. Le razioni giornaliere distribuite dallo stato sono state quasi dimezzate. Si calcola che nei soli anni '90 almeno un milione di persone siano morte per fame. Una donna che viveva in famiglia con altre due persone, racconta che le razioni mensili consistono in quindici chilogrammi di grano e uno o due di riso. Quantità che devono bastare anche per nutrire un maiale e, per produrre un po' di reddito extra, anche alla produzione di distillati alcolici. Per porre rimedio alla scarsità delle riserve alimentari, il leader Kim Jong-il ha invitato i coreani a nutrirsi di cortecce, radici ed erba. Un consiglio-regola che sembra valga per tutti ma non per lui che pare abbia a disposizione cibo a volontà (importato dall'estero) e che sia anche dotato di un palato molto raffinato.
Kim Jong-il ha vietato l'uso di moneta estera e un'azzardata rivalutazione del won nordcoreano ha provocato, da un giorno all'altro, un'inflazione asfissiante e il raddoppio dei prezzi di mercato.

La crisi ha messo in ginocchio tutte le famiglie nordcoreane tranne che, ovviamente, quella del supremo Kim Jong-il che pensa anche alla sua successione. A settembre un seduta speciale del Partito investirà il ventisettenne Kim Jong-un come nuova guida di Pyongyang e il papà non bada a spese per la costruzione del culto personale di Jong-un che presto potrà vantare un tempio a lui dedicato nel distretto di Kangdong, vicino al luogo di sepoltura di Tangun, il fondatore del primo Regno coreano.      

 

 

Nicola Sessa

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità