Faure Gnassigbe è il nuovo presidente del Togo. Ma la situazione resta tesa

Due mesi e mezzo fa, con un colpo di mano che aveva scatenato la rabbia e l’indignazione
dell’opposizione togolese, aveva preso il posto di presidente appartenuto al padre
appena deceduto.
E in effetti, almeno per tre settimane, Faure Gnassigbe il presidente lo aveva
fatto, prima che la comunità internazionale - primo fra tutti il capo di stato
nigeriano Olosegun Obasanjo - lo convincesse a rispettare la costituzione e a
farsi eleggere dal popolo.
Da ieri il figlio di Eyadema Gnassigbe, l’autocrate che dal 14 aprile 1967 al
5 febbraio scorso aveva governato il Togo con il pugno di ferro, è il nuovo presidente
della piccola nazione dell’Africa occidentale.
Una vittoria schiacciante sul suo diretto concorrente, il candidato Emmanuel
Bob-Akitani, con oltre il 60 per cento dei voti contro il 38 dell’opposizione,
costretta a organizzare in fretta e furia un programma e una campagna elettorale
dopo anni passati nell’ombra della clandestinità.
Ed è proprio a questo che da settimane si aggrappano le proteste dell’Unione
delle forze del cambiamento, il network di gruppi e partiti cui fanno capo Akitani
e Gilchrist Olimpio. Quest’ultimo, da tempo in esilio a Parigi, è figlio del primo
presidente del Togo indipendente, assassinato nel colpo di stato che avrebbe in
seguito portato Gnassigbe Eyadema al potere. Dopo la sua morte per motivi di salute
su un aereo diretto in Francia, la salita al potere del figlio con l’aiuto dell’esercito
e l’uscita allo scoperto dell’opposizione, alcuni avevano pensato che Lomè si
sarebbe trasformata in una Kiev africana. Non è stato così, o almeno non ancora:
le proteste e gli appelli di Olympio e Akitani hanno dato un minimo di visibilità
internazionale all’opposizione togolese, ma non sono riusciti a convincere la
maggioranza della popolazione. Impresa comunque difficile, dopo che Eyadema &
Co. hanno costruito un regime e un apparato propagandistico in cui sono nate e
cresciute quasi due generazioni di togolesi.

Ma per il 39enne Faure, che aveva appena un anno quando il padre divenne presidente,
non sarà facile governare, almeno stando ai fatti di cronaca che da alcune settimane
sconvolgono quotidianamente la capitale.
Le strade di Lomè sono teatro di frequenti manifestazioni che sfociano in scontri
violenti tra forze dell’ordine e sostenitori dell’opposizione. E il bilancio dei
morti potrebbe già essere arrivato ad alcune decine, senza contare i numerosi
feriti e le abitazioni e negozi distrutti o bruciati. Per questo, prima che fossero
resi noti i risultati delle elezioni, Obasanjo ha chiesto di incontrare Olympio
(che pur essendo capo dell’Ufc non ha potuto candidarsi perché residente all’estero)
e Faure per proporre loro di lavorare insieme e formare un governo di transizione.
“E’ una possibilità che stiamo valutando – ha detto Olympio a
PeaceReporter – ma non sappiamo ancora quanto davvero convenga. Siamo andati alle urne svantaggiati,
con poche chances di organizzarci in tempo. Le irregolarità sono state numerose,
e gli effetti si sono visti nel risultato. E comunque un decreto costituzionale
stabilisce che il presidente della repubblica ha la facoltà di scogliere il governo
come e quando vuole. Come facciamo a lavorare fianco a fianco con uno che può
mandarci a casa da un momento all’altro?”. L’opposizione sostiene inoltre che
la Francia ha aiutato Faure Gnassigbe a diventare presidente per proteggere i
propri interessi commerciali nell’ex colonia. Fatto di cui – con modalità diverse
– Parigi è stata da poco accusata in Costa d’Avorio, dove però avrebbe sostenuto
i ribelli del nord, e nel Ruanda prima del genocidio (sono noti gli ottimi rapporti
che il figlio dell’allora primo ministro François Mitterand, Jean Christophe,
aveva con i membri del regime hutu). Interpellata a proposito da
PeaceReporter, una portavoce del ministero degli Esteri francesi aveva respinto le accuse
mosse dall’opposizione togolese su un articolo pubblicato il 12 febbraio scorso.
Per scongiurare il rischio di un’escalation di violenza nel Paese e per assicurare
ai togolesi e alla comunità internazionale che Faure e i suoi non daranno vita
a un’altra dittatura, le parti stanno dunque decidendo in queste ore se unirsi
per formare un governo ad interim. Funzionerà?
“E’ ancora troppo presto per fare previsioni”, sostiene Stephen J. Morrison,
esperto di politica africana presso il Center for Strategic and International Studies di Washington. “Certo è che, come in Zimbabwe, queste elezioni non sono si sono
svolte in modo regolare, dal momento che l’opposizione è partita svantaggiata
o meno preparata. Ora bisognerà attendere”.