27/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Faure Gnassigbe è il nuovo presidente del Togo. Ma la situazione resta tesa
Due mesi e mezzo fa, con un colpo di mano che aveva scatenato la rabbia e l’indignazione dell’opposizione togolese, aveva preso il posto di presidente appartenuto al padre appena deceduto.
E in effetti, almeno per tre settimane, Faure Gnassigbe il presidente lo aveva fatto, prima che la comunità internazionale - primo fra tutti il capo di stato nigeriano Olosegun Obasanjo - lo convincesse a rispettare la costituzione e a farsi eleggere dal popolo.
Da ieri il figlio di Eyadema Gnassigbe, l’autocrate che dal  14 aprile 1967 al 5 febbraio scorso aveva governato il Togo con il pugno di ferro, è il nuovo presidente della piccola nazione dell’Africa occidentale.
Una vittoria schiacciante sul suo diretto concorrente, il candidato Emmanuel Bob-Akitani, con oltre il 60 per cento dei voti contro il 38 dell’opposizione, costretta a organizzare in fretta e furia un programma e una campagna elettorale dopo anni passati nell’ombra della clandestinità.
Ed è proprio a questo che da settimane si aggrappano le proteste dell’Unione delle forze del cambiamento, il network di gruppi e partiti cui fanno capo Akitani e Gilchrist Olimpio. Quest’ultimo, da tempo in esilio a Parigi, è figlio del primo presidente del Togo indipendente, assassinato nel colpo di stato che avrebbe in seguito portato Gnassigbe Eyadema al potere. Dopo la sua morte per motivi di salute su un aereo diretto in Francia, la salita al potere del figlio con l’aiuto dell’esercito e l’uscita allo scoperto dell’opposizione, alcuni avevano pensato che Lomè si sarebbe trasformata in una Kiev africana. Non è stato così, o almeno non ancora: le proteste e gli appelli di Olympio e Akitani hanno dato un minimo di visibilità internazionale all’opposizione togolese, ma non sono riusciti a convincere la maggioranza della popolazione. Impresa comunque difficile, dopo che Eyadema & Co. hanno costruito un regime e un apparato propagandistico in cui sono nate e cresciute quasi due generazioni di togolesi.
 
Faure Gnassigbe, nuovo presidente del TogoMa per il 39enne Faure, che aveva appena un anno quando il padre divenne presidente, non sarà facile governare, almeno stando ai fatti di cronaca che da alcune settimane sconvolgono quotidianamente la capitale.
Le strade di Lomè sono teatro di frequenti manifestazioni che sfociano in scontri violenti tra forze dell’ordine e sostenitori dell’opposizione. E il bilancio dei morti potrebbe già essere arrivato ad alcune decine, senza contare i numerosi feriti e le abitazioni e negozi distrutti o bruciati. Per questo, prima che fossero resi noti i risultati delle elezioni, Obasanjo ha chiesto di incontrare Olympio (che pur essendo capo dell’Ufc non ha potuto candidarsi perché residente all’estero) e Faure per proporre loro di lavorare insieme e formare un governo di transizione. “E’ una possibilità che stiamo valutando – ha detto Olympio a PeaceReporter – ma non sappiamo ancora quanto davvero convenga. Siamo andati alle urne svantaggiati, con poche chances di organizzarci in tempo. Le irregolarità sono state numerose, e gli effetti si sono visti nel risultato. E comunque un decreto costituzionale stabilisce che il presidente della repubblica ha la facoltà di scogliere il governo come e quando vuole. Come facciamo a lavorare fianco a fianco con uno che può mandarci a casa da un momento all’altro?”. L’opposizione sostiene inoltre  che la Francia ha aiutato Faure Gnassigbe a diventare presidente per proteggere i propri interessi commerciali nell’ex colonia. Fatto di cui – con modalità diverse – Parigi è stata da poco accusata in Costa d’Avorio, dove però avrebbe sostenuto i ribelli del nord, e nel Ruanda prima del genocidio (sono noti gli ottimi rapporti che il figlio dell’allora primo ministro François Mitterand, Jean Christophe, aveva con i membri del regime hutu). Interpellata a proposito da PeaceReporter, una portavoce del ministero degli Esteri francesi aveva respinto le accuse mosse dall’opposizione togolese su un articolo pubblicato il 12 febbraio scorso.
 
Per scongiurare il rischio di un’escalation di violenza nel Paese e per assicurare ai togolesi e alla comunità internazionale che Faure e i suoi non daranno vita a un’altra dittatura, le parti stanno dunque decidendo in queste ore se unirsi per formare un governo ad interim. Funzionerà?
“E’ ancora troppo presto per fare previsioni”, sostiene Stephen J. Morrison, esperto di politica africana presso il Center for Strategic and International Studies di Washington. “Certo è che, come in Zimbabwe, queste elezioni non sono si sono svolte in modo regolare, dal momento che l’opposizione è partita svantaggiata o meno preparata. Ora bisognerà attendere”.
 

Pablo Trincia

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