21/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Sulla questione indigena il governo cileno resta arretrato e indifferente. Lontano anni luce dai progressi fatti dalla maggior parte dei paesi latinoamericani

Quindici prigionieri nel carcere El Manzano, Concepción, otto in quello di Temuco. Tutti in detenzione preventiva, alcuni da oltre un anno e mezzo. Legge di riferimento, quella Antiterrorista. Eppure si tratta di indigeni Mapuche, la cui unica colpa è rivendicare diritti ancestrali su terre e risorse. Niente bombe, niente piani o attentati, niente armi di distruzione di massa. Ma il trattamento non cambia. E il governo sembra non sentirci. Eppure, nei confronti della questione dei dissidenti politci cubani appena liberati da Castro, il presidente Sebastián Piñera aveva mostrato tutt'altro atteggiamento, impegnandosi a mediare e candidandosi a ricevere i prigionieri in Cile. Due pesi e due misure, pare, visto che il popolo indigeno non smette di gridare al mondo che chiunque di loro venga messo in carcere è un prigioniero politico.

"La posizione del governo centrale è stata di completo appoggio ai prigionieri politici di Cuba. Non si rende conto del problema interno che così facendo hanno creato", ha spiegato Efe María Tralcal, moglie di uno dei mapuche in carcere. Secondo uno studio della Commissione etica contro la tortura, fino allo scorso 23 giugno, in Cile si contavano 106 indigeni incarcerati, condannati o processati nell'ambito di quello che viene definito "conflitto mapuce". Una cifra che in un anno è quasi raddoppiata.

Tutti i prigionieri esigono che il governo intervenga per evitare che alle loro storia processuale venga applicata la brutale legge antiterrorista, che permette di rinchiudere per ben due anni i ‘presunti innocenti'. E non solo. Queste legge impedisce agli avvocati difensori l'accesso agli atti delle indagini, e vieta di presentare testimoni sotto protezione. Un accanimento questo contro la principale popolazione indigena del paese, che è stato apertamente criticato anche dalle Nazioni Unite.

Molti mapuche in carcere hanno scelto, per protestare, la via dello sciopero della fame. La principale denuncia è di essere vittima di "montaggi politico-polizieschi' e la principale richiesta è di farla finita con pratiche che puntualmente violano i diritti umani, fra le quali citano l'estorsione, e le torture fisiche e psicologiche. Per non parlare delle condizioni di reclusione denigranti in cui vengono costretti a vivere.

La situazione dei Mapuche in Cile, dunque, è sempre più grave. Nonostante i grandi passi avanti fatti dai popoli indigeni nei vari stati latinoamericani, il Cile resta indietro di decenni. La terra ancestrale, che appartiene a quel popolo da secoli, è preda di aziende agricole e forestali che ne sfruttano con prepotenza le ricchezze, lottando senza lesinare risorse contro le comunità indigene. Per sedare il conflitto, che va avanti da un tempo immemorabile, il governo non ha pensato che a inviare l'esercito e militarizzare la zona. Niente politiche di mediazione, nessuno sforzo per ascoltare e risolvere pacificamente la questione, niente rispetto per i diritti di questa gente. Solo armi e indifferenza.

 

Stella Spinelli

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